Utente 324XXX
Gentili medici, buonasera.
Avevo già richiesto precedenti consulti riguardo alla mia situazione, e ho visitato già 3 diversi andrologi duranti gli ultimi 6 anni. Dopo un ecodoppler penieno dinamico mi è stata diagnosticata una fuga venosa. Terapia: Trittico 100 mg al giorno e Cialis 5 mg al giorno. Ho iniziato la terapia da circa un mese con qualche effetto positivo durante la prima settimana, ma poi tutto è tornato come prima anzi forse peggio.. Fino ad un paio di anni fa riuscivo ad avere erezioni sufficienti con Cialis 15/20 mg. Ora, anche assumendo una pastiglia di Cialis da 20mg oltre la dose da 5 giornaliera non riesco ad avere un'erezione sufficiente per la penetrazione. Neppure col Levitra o con il Viagra assunto in dosi massime riesco ormai ad avere un'erezione soddisfacente. Circa un mese fa, prima di iniziare la terapia che sto seguendo è pero' avvenuto un fatto che non riesco bene ad interpretare. Con una dose di Levitra da 20mg sono riuscito ad avere un rapporto che definirei più che soddisfacente. Adesso, anche assumendo tale dose in aggiunta al Cialis 5mg giornaliero non ho un erezione soddisfacente.
E' possibile che la fuga venosa sia aumentata di entità nel corso del tempo? Sono molto confuso anche perchè mi ritrovo sempre di fronte a pareri discordanti sulla disfunzione veno occlusiva da parte degli stessi andrologi. Il fatto di non rispondere in modo decente agli inibitori PDE5 puo' confermare definitivamente la diagnosi di fuga venosa? A questo si accompagna un rigiscan patologico, un'assenza di erezioni mattutine e difficolta' erettile invariata anche durante la masturbazione. Esami ormonali nella norma, sono un ragazzo di 25 anni sportivo ed in buona salute.
Ho fissato anche un appuntamento con una sessuologa per cercare di tamponare almeno la concausa psicologica che certamente si è venuta a creare e che, da quanto ho potuto sentire da alcuni andrologi, potrebbe aumentare questa fuga venosa. Nel frattempo mi piacerebbe avere anche un parere su possibili soluzioni che mi possano permettere di avere rapporti soddisfacenti almeno per il momento in quanto questo problema sta minando la relazione con la mia ragazza che, nonostante la pazienza e comprensione che continua a dimostrare, vedo decisamente giù di morale e frustrata. Perderla in questo momento così difficile sarebbe per me altro colpo davvero durissimo.
Grazie in anticipo per le risposte e per l'attenzione.

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[#1] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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Caro Utente,personalmente,nutro dei dubbi convinti circa la reale diffusione della disfunzione erettile da alterato meccanismo veno occlusivo che ritengo sovrastimata da una diagnosi vascolare spesso poco attenta.Nel giovane,in assenza di gravi malattie sistemiche ed episodi traumatici,la risposta favorevole,anche se sporadica,ai farmaci pro erettili,escluderebbe la fuga venosa.Nel caso specifico ritengo che sia saggio seguire i consigli della psicosessuologa che,in sinergia con l'andrologo di riferimento,saprà dare un contributo decisivo alla risoluzione del quadro clinico. Cordialità.
[#2] dopo  
Utente 324XXX

Iscritto dal 2013
Grazie per la risposta. L'andrologo che mi ha attualmente in cura non mi ha consigliato l'approccio psico sessuologico, è una scelta che ho deciso di fare per mio conto e che lui non ha disdegnato anche se sostiene non possa essere lo stato emotivo a causare il mio problema erettile, ma che ne derivi come conseguenza. Egli è fortemente convinto nella diagnosi di fuga venosa e sostiene che la terapia potrebbe portare a un miglioramento. Egli sostiene che i farmaci aumentando l afflsusso arterioso compensino il deflusso venoso patologico.
[#3] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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…lo stato emotivo entra sempre in giunco nella disfunzione erettile,sia in prima istanza che in un secondo tempo.Quanto alla fuga venosa Le ho sottolineato il mio punto di vista.Cordialità.
[#4] dopo  
Dr.ssa Valeria Randone
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Gentile Utente,
Mi associo al dr Izzo nella risposta.
Alla sua età immaginare cause organiche è veramente raro....se lei non risponde alle pillole dell' amore non significa che lei abbia un danno organico, ma che l' ansia attiva il sistema nervoso parasimpatico, impedendo il funzionamento sessuale.

La farmacoterapia inoltre agisce sul sintomo, non sulla causa che ha portato la sua insorgenza e soprattutto il suo mantenimento, non agendo sul desiderio e sulle dinamiche di coppia.
Segue le indicazioni dell' andrologo di riferimento e della collega che avrà il piacere di seguirla.

Le allego alcune letture ed un canale sul d.e.

http://www.medicitalia.it/salute/disfunzione-erettile

http://www.medicitalia.it/valeriarandone/news/1929/Mancanza-d-erezione-il-sintomo-va-sempre-tolto-o-talvolta-mantenuto
http://www.medicitalia.it/valeriarandone/news/1593/Mancanza-d-erezione-10-cose-da-sapere
http://www.medicitalia.it/valeriarandone/news/106/Dipendenza-psicologica-dalla-terapia-orale-per-il-deficit-erettivo
http://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1225-deficit-erettile-problema-coppia-ruolo-partner.html


[#5] dopo  
Utente 324XXX

Iscritto dal 2013
Grazie mille delle risposte. Oggi ho fatto la prima seduta dalla sessuologa e ho deciso di percorrere anche questo percorso terapeutico visto che lo stato emotivo è in gioco. Dottoressa Randone, grazie dei preziosi link ai suoi articoli. Dottor Izzo, Lei ritiene invece che la diagnosi da fuga venosa derivi spesso da una diagnosi vascolare poco attenta. La cosa che purtroppo non mi è ancora chiara è come escludere o includere nel mio caso la causa organica. Io ho effettuato esame del Rigiscan con risultati inferiori alla norma, e quindi ecodoppler di accertamento con iniezione intracavernosa di PGE1 che ha portato a una discreta risposta erettile e che ha dimostrato, a detta del mio andrologo, questa fuga venosa. Ora mi chiedo è possibile che essa possa essere rilevata in modo erroneo dall'ecodoppler o che possa essere interpretata in maniera poco attenta dall'andrologo? La fuga venosa diagnosticata tramite questo metodo non è una sicurezza? Tengo a precisare che con l'uso degli inibitori della PDE5 solo alcune volte e con dosaggi molto alti sono riuscito ad avere rapporti che hanno consentito la penetrazione, ma con erezioni mai al 100% e possibili solo in posizione sdraiata o seduto, e con stimolazione continua. In caso di interruzione degli stimoli anche per poco piu di pochi secondi l'erezione andava a calare, scomparendo velocemente.
[#6] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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….le mie perplessità sulla fuga venosa non riguardano il suo caso,in quanto non ho avuto il privilegio di visitarla,bensì un approccio metodologico diffuso,che è più attento ai risultati,variabili,degli accertamenti diagnostici,e meno alla clinica.Comunque,a questo punto,continui nel seguire la strategia combinata androlgo/psicosessuologo e,in seguito ,ci aggiorni sugli esiti.Cordialità.
[#7] dopo  
Dr. Enrico Conti
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Mi permetto di inserirmi con alcune considerazioni oltre quelle già fin qui correttamente espresse:
La diagnosi di fuga venosa è rarissima in un giovane, ma questo non significa che non si verifichi mai.
Premesso che devono essere presenti alcuni criteri, per così dire, irrinunciabili, la diagnosi non è comunque facile e non si può limitare al solo ecocolordoppler o al tracciato Rgiscan.

In termini sintomatologici, la difficoltà erettiva - genuino segno di fuga venosa - è riferita DA SEMPRE, cioè fin dall'inizio della vita sessuale, presente sia con la masturbazione che con i rapporti completi.
Se ciò accade si può essere di fronte ad uno di quei casi che capitano una volta nella vita di un andrologo, in cui l'erezione è resa incompleta per la presenza di vene anomale, che allontanano il sangue dal pene in maniera..abusiva.

In casi del genere la risposta ai farmaci è sempre insufficiente e parziale e per mantenere l'erezione ci vogliono particolari stratagemmi.
La diagnosi deve comunque essere confermata con una cavernosografia dinamica, poichè il doppler ed il rigiscan possono risentire troppo facilmente di stati d'ansia.

Conclusione: se Lei si riconosce nella definizione di fuga venosa che ho postato, dieri che uno sforzo diagnostico supplementare è d'obbligo, altrimenti persegua con l'approfondimento psicosessuologico. Cordiali saluti.

[#8] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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…se ci conferma che,seppur raramente,ha avuto erezioni sufficienti per la penetrazione,nonché soddisfacenti,allontani l'idea di patire di disfunzione veno-occlusiva e continui a seguire le indicazioni diagnostico/terapeutiche di un andrologo reale.Cordialità.
[#9] dopo  
Utente 324XXX

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Grazie nuovamente delle risposte. Confermo che le difficoltà erettive le ho avute da sempre, ricordo addirittura che durante le prime masturbazioni da ragazzino mi chiedevo come mai il mio pene non fosse del tutto eretto. La situazione è andata sempre peggiorando con il passare degli anni, riuscivo e riesco saltuariamente a penetrare ma solo con dosi sempre più alte di cialis combinato con viagra o levitra, ma con un erezione davvero debole e che scompare alla minima interruzione e spesso anche durante la penetrazione. Inoltre i rapporti durano pochissimo perché eiaculo precocemente dato che raggiungo questa debole e instabile erezione soltanto quando sono vicino all'orgasmo. Le uniche posizioni che mi consentono di avere queste difficoltose penetrazioni sono stando sdraiato a pancia in su o seduto, in altre posizioni è invece impossibile. Cercherò di effettuare una cavernosografia dinamica per ottenere un ulteriore conferma o smentita della patologia veno occlusiva cavernosa. La cosa che mi chiedo è come si può trattare una patologia del genere visto che i farmaci sono inefficaci e le iniezioni sono inaccettabili per un giovane della mia età. Mi viene da pensare che anche se quest'ultimo esame confermasse nuovamente tale patologia la soluzione migliore sia una protesi o sbaglio?
[#10] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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…quindi le iniezioni intracovernose hanno dato un esito favorevole…Cordialità.
[#11] dopo  
Utente 324XXX

Iscritto dal 2013
Le iniezioni non le ho mai provate e non ho intenzione di farle perché appunto non le ritengo una soluzione per me non accettabile, anche se funzionassero. Durante l'iniezione per l'ecodoppler ho avuto un erezione ma decisamente scarsa.
[#12] dopo  
Dr. Enrico Conti
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Se si conferma la diagnosi di DVO ci sono solo 2 alternative.
1) tentativo di chirurgia o embolizzazione venosa (per cercare di ridurre o eliminare la fuga venosa) con tasso di successo del 30% in letteratura
2) impianto di protesi peniena

E' fondamentale la diagnosi corretta!
Data la Sua giovane età un tentativo di chirurgia della fuga venosa conservativa non mi parrebbe mal fatto anche perchè in caso di insuccesso la possibilità di impianto di protesi è sempre fattibile. Cordiali saluti!