Utente 342XXX
Gentilissimi dottori,
è la seconda volta che Vi consulto e, visti gli utili pareri che mi avevate dato in precedenza, confido anche questa volta in un Vostro consiglio.
La questione riguarda il mio primo incisivo superiore destro. Esso non presenta otturazioni, né, a detta del mio attuale dentista, alcuna carie.
Circa un mese e mezzo fa, dopo aver sorseggiato una bevanda molto calda, ho avvertito un fastidio a questo dente e tale sensazione è rimasta per alcune ore. Allarmata, qualche giorno dopo mi sono recata dal mio odontoiatra il quale mi ha detto che non era niente di cui preoccuparsi. Dopo una quindicina di giorni, dopo aver addentato un cibo caldo, mi si è ripresentato lo stesso fastidio e questa volta è rimasto per un paio di giorni. In seguito a questo secondo fatto il problema è sparito e tornato più volte, verificandosi, però, in presenza non più di stimoli caldi, bensì di stimoli freddi o anche solo con lo sfregamento delle setole dello spazzolino.
Tre settimane fa il fastidio all'incisivo si è trasformato in dolore abbastanza intenso e ha iniziato a coinvolgere i denti vicini. Temendo si trattasse di pulpite o di frattura radicolare (in passato ho provato entrambe le situazioni su altri denti...), son tornata dal dentista il quale ha detto che si tratta di una temporanea ipersensibilità (o ipertermia: purtroppo non ricordo il termine esatto...) e ha "spalmato" sul dente (e sui vicini) una sostanza di cui, sfortunatamente, non ricordo il nome. In quell'occasione non mi ha eseguito nessuna radiografa endorale, ma ha usato come riferimento una tac cone beam che mi aveva fatto per altri motivi (controllo impianto inferiore) a fine aprile.
Guardando tale tac, il mio odontoiatra sostiene che né l'incisivo, né i vicini abbiano niente, tantomeno carie. Il problema secondo lui è una questione di pressione sul dente e guarirà da solo.
Per una decina di giorni il fenomeno sembrava essersi ridimensionato: il dolore era diminuito, anche se era rimasto un certo fastidio che coinvolgeva a giorni alterni l'incisivo e vari denti della stessa emiarcata. Ieri, tuttavia, dopo aver bevuto una bevanda gassata zuccherina (tiepida), il dolore all'incisivo è tornato ad intensificarsi e non è più diminuito (pur non coinvolgendo più i denti attigui).
A questo punto mi e Vi chiedo se non ci possa essere davvero una carie profonda che magari ha portato ad una pulpite (anche se il dolore io che avverto non è pulsante come dovrebbe essere in tal caso). O se non ci sia una frattura (anche se, dopo quella avuta in passato, ho sempre evitato di masticare qualsiasi cibo duro e non ho mai ricevuto colpi).
Quindi, forse sarebbe meglio fare una radiografia endorale invece che basarsi su una tac?
Grazie in anticipo per le risposte.
[#1] dopo  
Dr. Paolo De Carli
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Darle una risposta senza la visita clinica equivarrebbe a fare un inutile elenco di cause che aumenterebbero i suoi dubbi.

Le ipotesi possono essere quelle elencate ma anche una lieve recessione gengivale con esposizione di una piccola area radicolare.

Sono anch'io perplesso sul fatto che venga fatta diagnosi su una TAC eseguita per altri scopi e in altri settori della bocca.

Una visita clinica completa di sondaggio parodontale, test alla percussione e di vitalità pulpare ed eventuale Rx endorale è indispensabile per una corretta diagnosi.