Utente 217XXX
Dopo avergli riscontrato una bradicardia, hanno deciso di impiantare il Pacemaker a mio padre di anni 83. L'intervento è stato fatto più di 3 settimane fa. Mio padre aveva già una fibrillazione atriale da diversi anni e pertanto è da tempo in cura con il Coumadin. Poche settimane prima dell'intervento però, a seguito di una caduta, ha iniziato a prendere l'eparina per risolvere un ematoma a un ginocchio. Dopo l'intervento di impianto del PaceMaker la tasca si è subito gonfiata motlo e mio padre è rimasto in ospedale in osservazione per una settimana sotto antibiotico. E' stato rimandato a casa con la tasca ancora sensibilmente gonfia e ci è stato chiesto di riportarlo in ospedale ogni due giorni per un controllo. Al secondo controllo hanno deciso per uno svuotamento della tasca del pacemaker. Manovra parecchio dolorosa ma che sembrava aver risolto tutto. Due giorni dopo lo svuotamente rimaneva soltanto un modestissimo versamento di liquido nella parte bassa della tasca ma stasera di nuovo la tasca è aumentata di volume e siamo ovviamente parecchio preoccupati. Chiederemo un nuovo controllo al medico ma vorrei capire perchè DI NUOVO la tasca si è gonfiata, se può essere conseguenza di una camminata fatta nel pomeriggio (e quindi è consigliabile il riposo) e se la terapia attuale con l'eparina (e non con il coumadin) in realtà non sia di ostacolo al completo riassorbimento del versamento. Fatemi capire cosa sta succedendo per favore perchè la prospettiva di dover riaprire al tasca del Pacemaker mi spaventa non poco.

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[#1] dopo  
Dr. Mariano Rillo
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E' probabile che il versamento sia conseguenza della terapia anticoagulante (eparina o Coumadin il risultato non cambia)....ma non è escludibile che possa trattarsi di un vasellino "traumatizzato" dall'intervento che sotto l'effetto dell'anticoagulante fà perdere sangue....questo però deve stabilirlo il collega che ha eseguito l'impianto e al quale le consiglio di rivolgersi nuovamente.
Saluti cordiali
[#2] dopo  
Utente 217XXX

Iscritto dal 2011
Intanto grazie per la pronta risposta.

Ho letto in effetti uno studio in cui si dice che l'eparina è peggio del Coumadin per interventi di questo tipo. Non conosco l'attendibilità di questo studio ma mi chiedo se sia il caso di continuare con l'eparina o riprendere il coumadin. Qual'è la prassi in questi casi?

Inoltre, come si fa a determinare se il problema è causato dalla terapia anticoagulante o da un vaso che ancora perde? Va fatta una ecografia? Ci sono altri esami specifici? Detto questo, stiamo per prendere contatto con il medico che ha fatto l'impianto.