Utente 602XXX
Salve, pongo un quesito a cui il mio nefrologo non ha potuto rispondere. Mi è stato prescritta dall'endocrinologo l'assunzione di selenio (eventualmente da associare a zinco) per problemi alla tiroide. Ho perso il rene destro, il sinistro lavora per metà (tutto a causa di litiasi ossalica) ed è sede di pielonefrite cronica; la capacità di filtraggio è attualmente a 40 (gfr) e non vorrei causare ulteriori danni assumendo metalli. Stamani ho interpellato il mio nefrologo, che però mi ha risposto di non conoscere il meccanismo di escrezione di selenio e zinco, quindi mi trovo nel dubbio: assumerli o no? Vorrei optare per il male minore, se possibile. Grazie per l'attenzione.

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[#1] dopo  
Dr. Remo Luciani
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egregio signore,
in merito al suo quesito le rispondo dicendo che i dati in Letteratura e fisiologia di detti microelementi sono molto pochi, In generale consiglierei:
1) zinco ha un'escrezione per la maggior parte di natura fecale,solo una minima parte ha un'escrezione renale. In tal senso anche in presenza di una riduzione della funzione renale significativa non dovrebbero essere necessari adattamenti posologici. <se vedete però i vari prodotti tipo integratori in commercio,l'insuffcienza renale viene vista come una controindicazione. Consiglierei pertanto un atteggiamento prudente assumendo metà della dose prescritta al fine di evitare fenomeni di sovradosaggio
2) selenio ha invece circa il 70% di escrezione renale,in tal senso,visti i valori di funzione renale (egfr 40 ml/min) prevederei un dosaggio ridotto ad un 1/3 rispetto alla dose prescritta per evitare accumulo.
un cordiale saluto
[#2] dopo  
Utente 602XXX

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La ringrazio di cuore per l'aiuto!