Utente 361XXX
Sono stata sottoposta ad un ciclo di infiltrazioni di cortisone per attenuare i sintomi di una fastidiosa ernia discale.

Lunedì, lasciato l'ospedale dopo l'ultima seduta, avvenuta nel pomeriggio, sulla via del ritorno ho avvertito un fortissimo mal di testa.
Ho contattato subito lo staff che mi rassicurato, dicendo che (manifestando una evidente coda di paglia) si trattava di sintomi conseguenti al raschiamento accidentale della dura madre e si sarebbero risolti in breve tempo. Terapia suggerita: antinfiammatori (etoricoxib, l'unico compatibile con problemi di allergia) e idratazione.
I sintomi si alleviavano solo in posizione distesa: impossibile stare in piedi.
Stranamente, il riposo ha giovato e la sera, dopo poche ore, mi è scomparsa ogni forma di cefalea.
Il mattino dopo [martedì] mi sono sentita con l'ospedale. I medici, sentendo del miglioramento, mi hanno rassicurato sul fatto che tutto si fosse risolto per il meglio e potevo riprendere le mie normali attività.

Mercoledì a circa 40 ore di distanza dall'infiltrazione, tuttavia, mi è ripreso il dolore: intensissimo.
Da due giorni (oggi è venerdì) sono totalmente immobile a letto, impossibilitata ad alzarmi in quanto immediatamente il mal di testa mi assale.
L'unica terapia assegnatami sono due punture al giorno di diclofenac 50mg per tre giorni, del tutto inefficaci.

I medici con cui sono in contatto continuano a rassicurarmi.

E' normale? La situazione richiede un'attenzione diversa?
Come posso alleviare i sintomi, dato che sono impossibilitata a svolgere anche le attività più elementari (riesco a malapena ad andare in bagno)?

Grazie.


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[#1] dopo  
Dr. Stelio Alvino
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MONTEPULCIANO (SI)
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Gentile Utente, la sintomatologia da lei descritta può essere riferita ad una accidentale puntura della dura madre (una meninge) come spiegato dai colleghi che l'hanno trattata per l'ernia discale utilizzando la cosiddetta peridurale. E' un rischio insito, possibile, nella manovra che le è stata fatta. La cefalea comparsa presenta infatti le tipiche caratteristiche in ortostatismo (si manifesta in piedi e cessa mantenendo una posizione assolutamente sdraiata). Come più volte scritto in queste pagine è una cefalea ad andamento benigno, che non lascia reliquati il cui trattamento è fondamentalmente basato sull'utilizzo di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) e idratazione. Non tutti i FANS presentano la stessa risposta. L'acetilsalicilato di lisina per esempio sembra dare una risposta migliore al contenimento del dolore piuttosto che il diclofenac. Discreta anche quella al ketorolac trometamina. Devono comunque essere prescritti dal suo curante. Il trattamento ospedaliero avrebbe il vantaggio della somministrazione endovena di liquidi e FANS che potrebbe accelerare la guarigione. Ma può essere fatto anche assumendo la terapia per os. La durata è variabile da caso a caso. Da qualche giorno fino ad anche due/tre settimane nei casi più gravi. Il tempo necessario alla ricostituzione delle fibre meningee perforate dall'ago durante l'infiltrazione.
Cordiali saluti.
[#2] dopo  
Utente 361XXX

Iscritto dal 2014
Grazie per la risposta.

Ho iniziato l'idratazione per via endovenosa e devo dire che - dopo 5 giorni di riposo pressoché assoluto (mi alzo solo per le necessità fisiologiche) - vi sono dei miglioramenti.
A parte dei fastidiosi capogiri (la prolungata posizione clinostatica?), infatti, riesco ad andare in bagno senza che durante il tragitto il mal di testa mi trafigga, così come posso alzare la testa per bere o mangiare .

Il mio dubbio a questo punto è un altro.
Quando il problema potrà dirsi risolto? Quando posso provare a stare seduta o in piedi?
Dopo l'esperienza traumatica, non vorrei ritrovarmi ad allungare ancora i tempi di ripresa.

Premetto che, da colloquio telefonico con uno dei medici coinvolti nel "fattaccio", si pensa che più che una perforazione della dura madre da inserimento dell'ago, sia intervenuto un vero e proprio "graffio". Al che non vorrei che la completa guarigione necessiti di qualche giorno in più rispetto alla media.