Utente 366XXX
Buonasera, cerco di sintetizzare usando termini corretti. Ho una relazione con un uomo da circa 5 mesi (io 49 lui 52). Da quando è iniziata la nostra esperienza sessuale lui ha sempre avuto difficoltà a raggiungere e/o mantenere l'erezione. Devo ammettere che il rapporto è per me soddisfacente, sia dal punto di vista emotivo che fisico, dando lui spazio ad altre forme di contatto. Tuttavia resta in me una certa amarezza, un senso di inadeguatezza mio personale. Affrontato sommessamente l'argomento mi è stato risposto "vedrai, sarà come tu ti aspetti", nell'imbarazzo non ho chiesto chiarimenti . In realtà io desidero che lui sia soddisfatto nel nostro rapporto intimo e non riesco a comprendere se sia possibile "tecnicamente" ciò che lui afferma, e cioè che raggiunge comunque l'estasi, la massima soddisfazione, il godimento anche solo dallo svolgimento dell'atto, dal tatto, dalla "mentalizzazione" del rapporto a lui tanto cara, anche considerando il fatto che mi tratta come una Dea scesa in terra, come se fossi eterea, ultraterrena... a suo dire.
Dal canto mio lo vedo veramente coinvolto durante i nostri rapporti, appassionato, ricerca sempre una possibilità di intimità quando siamo insieme, come se tutto fosse come ci si aspetta che sia.
Anche l'eiaculazione è difficoltosa, essa richiede un profondo impegno da parte mia e sempre e comunque attraverso (pardon) la masturbazione, ma non sempre.
Non mi era mai successo di vivere una situazione simile, dalla quale pare tuttavia che nessuno esca insoddisfatto.
Nel mio intimo immagino che avrebbe affrontato il problema se lo avesse ritenuto tale, poi mi domando "forse lo accantona?" e maledico questo mio non riuscire ad affrontare l'argomento con parole adeguate per timore di ferirlo.
Io non so come procedere, né SE devo procedere in qualche modo.
Che consiglio mi dareste?
grazie

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Dr. Giorgio Cavallini
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Cara signora,
vista la cosa, sarebbe il caso di far vedere il compagno a collega che potrebbero essere fattori prostaitici, circolatori, ormonali (a rischio dopo gli anta), neurologici o psicologici.
Fatto questo si passa a terapia.