Utente 168XXX
Buongiorno

Ho 34 anni e da circa 15 anni soffro di dolore toracico persistente.
Nessun medico è mai riuscito a chiarire la causa di questo sintomo né, quindi, a trovare una cura.
Negli ultimi 4 / 5 anni il dolore è aumentato notevolmente, diventando a tratti insopportabile ed invalidante.

Tale dolore si manifesta come uno dei seguenti sintomi o anche con tutti contemporaneamente: senso di oppressione al torace misto a bruciore, fastidio nella zona retrosternale (irradiati in zone limitrofe ma sempre al centro del torace), dispnea dopo sforzi a volte anche di lieve entità.

Il dolore è sempre presente, ma aumenta nei seguenti casi:

Freddo
Sforzi fisici (in questo caso si accompagna anche a dispnea)
Dispnea
Stress emotivi (ansia, insonnia)
Fumo (perfino solo una sigaretta al giorno - premetto che ho fumato 1 pacchetto al giorno per quasi 20 anni)

Il dolore si attenua con il riposo, il rilassamento, il calore e l'astensione dal fumo.
Aggiungo che faccio una vita soprattutto sedentaria
Ed aggiungo che ho un livello leggermente superiore alla media di colesterolo LDL (cattivo), cioè 140, ed un basso livello di colesterolo HDL (buono) seppur non inferiore alla soglia minima (è di 42)

Ho fatto i seguenti esami:
ECG
ECG sotto sforzo
La pressione è 80/130
Varie radiografie che non hanno evidenziato nulla

Ora, io non sono un medico ed a volte non comprendo quale logica utilizzino, tuttavia visto che tali esami non hanno dato esiti, i medici a cui mi sono rivolto hanno pensato che si tratti di un problema psicosomatico, escludendo qualsiasi altra possibilità.

Peccato però che c'è un problema: i miei sintomi rientrano perfettamente in una possibile diagnosi di coronaropatia (ed un esame di coronarografia non è stata mai ipotizzato da nessun medico).
Resta un mistero il fatto che mi abbiano prescritto solo ECG, analisi del sangue, e radiografie.
Mi viene il dubbio che le coronaropatie le prescrivano solo quando uno arriva in ospedale con un dolore toracico insostenibile o con un infarto, ma voglio sperare di avere solo trovato un paio di medici incompetenti.

Se no nerro nelle coronaropatie capita sovente che ECG e pressione siano del tutto nella norma, in quanto il problema non è di origine cardiaca, ma arterioso vascolare.
Inoltre so che i sintomi di una coronaropatia sono quelli da me patiti e che, nel mio caso, perfino i livelli di colesterolo siano indicativi di ciò (cioè basso livello di colesterolo buono, alto livello di quello cattivo: altro elemento tipico di coronaropatia).

La domanda quindi è: può trattarsi di coronaropatia?
Per limitare il dolore è necessario sottoporsi a qualche intervento, oppure basterebbe smettere di fumare e condurre uno stile di vita differente?
Grazie



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[#1] dopo  
Dr. Fabio Fedi
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Dal Suo racconto si evince che il sintomo è insorto a circa 19 anni di età e perdura da 15 anni (Lei addirittura lo descrive come "sempre presente"). Già questi elementi fanno escludere con ragionevole certezza che il dolore NON possa essere legato ad una cardiopatia ischemica (coronaropatia), ed il fatto che gli esami cui è stato sottoposto (soprattutto il test da sforzo, il cui scopo principale è proprio quello di evidenziare la presenza di ischemia inducibile) abbiano dato risultato negativo allontanano definitivamente questa già improbabile ipotesi.
Circa la coronarografia, Le ricordo che la prescrizione di questo esame invasivo richiede, secondo le linee guida internazionali, la indispensabile presenza di precise indicazioni (e nel Suo racconto non ne ha citate nemmeno una), per cui una prescrizione impropria avrebbe potuto esporre i medici, ancorchè "incompetenti", a conseguenze anche penalmente rilevanti.
Le consiglio di non continuare a cercare su Internet conferme alla Sua autodiagnosi, ma di discutere con fiducia insieme al Suo medico se il Suo sintomo possa essere ricondotto ad altri organi od apparati, ad esempio difficoltà digestive o respiratorie, eccetera.
Nel frattempo, stia lontano dal fumo, cerchi di seguire un corretto regime dietetico povero di grassi animali e di praticare una regolare attività fisica: in ogni caso la Sua salute ne trarrà giovamento.
Cordiali saluti
[#2] dopo  
Utente 168XXX

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La ringrazio per la risposta

Dunque, secondo lei, non vi è alcun nesso tra il ventennale consumo di sigarette unito ai sintomi che io le ho descritto (dolore toracico provocato da freddo, emozioni, attività fisica, e fumo) in un'ottica di possibile problema circolatorio?
E più facile che si tratti di problema digestivo o respiratorio?
Tutte le possibilità hanno quindi lo stesso peso?
Eppure i sintomi sono ben precisi.
Com'è possibile che non ci sia nemmeno un'idea medica più orientata verso una patologia piuttosto che un'altra sulla base di un'accurata descrizione dei sintomi, se considerati nel loro insieme?
Ci dovrà pure essere una combinazione che prevale sull'altra.

Vorrei specificare che quando parlavo di "sempre presente" non intendevo dire che il dolore è presente in modo costante, ma che si tratta di un fastidio presente con diverse gradualità, a volte quasi impercettibili ed a volte veramente invalidanti
Il dolore è accompagnato anche da altre problematiche (dispnea dopo sforzo, ed a volte anche a riposo), viene esacerbato dall'attività fisica, dal freddo, da stress emozionali e dal fumo. A completare il quadro abbiamo valori più elevati di colesterolo cattivo e valori bassi di colesterolo buono (queste mi paiono precise indicazioni, che un medico dovrebbe considerare nel loro insieme, presumo).

Io (ed il medico) non devo capire a cosa il mio sintomo "possa essere ricondotto", io devo capire a cosa "E' ricondotto".
C'è un enorme differenza.
Permetta che sia io a farle un'ipotesi:
Se lei immagina che io abbia un problema mi farà fare delle analisi per quel problema e se avrà un riscontro mi curerà per ciò che lei pensa, senonchè il problema purtroppo non si risolverà, in quanto in realtà il problema è un altro ma lei non se ne accorge perché attribuisce i sintomi che le racconto a qualcosa di sbagliato, cannando palesemente l'interpretazione iniziale, per non aver indagato nel modo giusto, il problema è ancora più serio ed uno (cioè io) si ritrova con un dolore toracico per 15 anni che nessun medico ha risolto.
Questo povero cristo quasi si rassegna a tenerselo a vita, ma poi passata questa fase, inizia, comprensibilmente, a volere capire realmente DI CHE COSA SI TRATTA, senza ipotesi.
Considerando che le ipotesi le posso fare da solo, qual è l'utilità di un medico che fa la stessa cosa, cioè che ipotizza?
In base ad un insieme di sintomi ben specifici un medico che sia valido deve essere in grado di distinguere se essi si avvicinano di più ad una patologia rispetto ad un'altra, prima di intraprendere una direzione precisa.

Problematiche digestive non è ho mai avute.
Tuttavia ho fatto qualche mese fa una gastroscopia da cui sono emerse lievissime lesioni in zona duodenale. Alcuni hanno parlato di sospetto reflusso gastro esofageo, altri lo hanno escluso.
Altri hanno detto di provare inibitori di pompa protonica, per vedere se il dolore toracico scompare.
Ma la medicina non è una scienza esatta?
O quantomeno la previsione non viene fatta seguendo dei criteri, oppure si fa random?
Cioè si prescrivono i farmaci per vedere se esiste una patologia da curare, oppure, come pensavo io, prima si individua il problema con esami specifici ed un'attenta previsione, e poi si passa a curarlo?

Problematiche respiratorie dovrei averne, nel senso che mi è stata diagnosticata un "sospetto inizio di Bpco", (la radiografia evidenziava un lieve ispessimento pleurico apicale bilaterale), poi smentita da tutti i medici che hanno visto le analisi e che non mi hanno dato alcuna cura.
Forse sbaglio ma io ho sempre l'impressione che in Italia ci sia la tendenza a minimizzare ogni cosa, e ad arrivare a preoccuparsi ed a curare qualcosa seriamente quando ormai il danno è quasi irreversibile.
In ogni caso le cose che aumentano l'entità del mio dolore toracico sono (le ripeto per chiarezza):
IL FREDDO
GLI STRESS EMOZIONALI
GLI SFORZI FISICI
IL FUMO
(Le ricordo anche i valori di colesterolo sballati: alto quello cattivo e basso quello buono = più probabilità di problemi circolatori?
Il calore ed il rilassamento diminuiscono il dolore.
Le chiedo gentilmente, tra tutte le ipotesi possibili e immaginabili, ce n'è una che secondo lei, in quanto medico, possa essere riconducibile ai sintomi di cui sopra più di qualsiasi altra, secondo un range di probabilità?
Considerando i 4 sintomi evidenziati in grassetto nel loro insieme lei riesce a dire con ragionevolezza quale patologia potrebbe avvicinarsi più di ogni altra al reale problema che mi causa questo benedetto dolore?
Grazie
[#3] dopo  
Dr. Fabio Fedi
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C'è una gran confusione, e cerchiamo di ricapitolare.
1) Prima di tutto la medicina per definizione NON è una scienza esatta, altrimenti basterebbe infilare in un computer sintomi e risultati di accertamenti per ottenere per ogni paziente diagnosi, prognosi e terapia. Questo, purtroppo, finora non è possibile.
2) Il Suo sintomo (dolore toracico), già per caratteristiche, epoca di insorgenza e durata nel tempo è con ogni probabilità NON era attribuibile in prima istanza ad una coronaropatia. Proprio per quanto detto prima (medicina=scienza inesatta) il Suo medico Le ha prescritto accertamenti mirati a svelare una eventuale cardiopatia ischemica atipica, i quali hanno confermato appunto l'assenza della temuta malattia coronarica.
3) Nessuno minimizza il Suo rischio cardiovascolare, rappresentato da abitudine al fumo, dislipidemia (anche se non ha riportato i valori della colesterolemia totale), sedentarietà. Proprio per questo ho chiuso la mia precedente replica invitandoLa a porre in essere provvedimenti adatti a ridurre la probabilità di un evento cardiovascolare futuro.
4) Un dolore toracico atipico, come quello da Lei descritto, può essere ricondotto ad innumerevoli cause: digestive, respiratorie, ossee, muscolari, psichiche, neurologiche, endocrine e così via.
5) Anche se il vocabolo non Le piace, il medico è costretto a formulare "ipotesi" diagnostiche che necessitano di "conferme" per arrivare ad una diagnosi corretta.
6) Queste conferme potranno arrivare dal risultato di accertamenti mirati, ma anche dalla sommistrazione di farmaci che permettano di seguire l'evoluzione della patologia. Questo non è un metodo empirico o da stregoni, ma rientra nella normale pratica clinica ("good medical practice", sempre invocata da giudici ed avvocati) ed è detta diagnosi ex juvantibus.
Infine, mi permetta di consigliarLe di affidarsi ad un medico che possa prima di tutto visitarLa e prendere visione della Sua storia clinica, che possa indirizzarla verso una corretta diagnosi ed una efficace terapia ma che soprattutto sappia guadagnarsi la Sua fiducia.
E che magari possa ridurre la Sua diffidenza verso i medici e verso la stessa medicina!
Cordiali saluti