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Panico - svenimenti e sindrome vagale

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  1. #1
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2008

    Panico - svenimenti e sindrome vagale

    Egregi Dottori,
    vi illustro il mio problema.

    Inizio dicendo che son sempre svenuto fin da bambino quando facevo gli esami del sangue o nel togliere una ciste e anche dal dentista.
    Dal dentista svenivo a volte prima di aprire la bocca (un vero incubo per tutti i bambini credo).
    Crescendo se mi toccava andare incontro a certe situazioni lo facevo e anche se svenivo poi tutto ritornava alla vita normale senza strascichi.
    Anni fà mi è successo persino in ospedale a fare visita ad un amico....pluff son caduto come un imbecille senza nemmeno rendermene conto!Ed è successo anche altre volte!
    Con gli anni però sembrava di aver superato certe situazioni difficili.
    Dal dentista facevo le mie cure senza problemi,certo son svenuto ancora facendo dei prelievi o una volta facendo un anestesia epidurale (che mi ha fatto un male cane!) però anche li poi riprendevo normalmente e non mi rimaneva nessuno strascico emotivo.
    Avevo iniziato anche a fare volontariato in un associazione di soccorso per un paio di anni e nonostante all'inizio avessi qualche timore di determinate situazioni "sgradevoli" non ho mai avuto problemi di svenimenti.Anzi quasi non ci pensavo e andando avanti non mi veniva quasi piu in mente una risposta del genere.

    La goccia che ha fatto traboccare il vaso è una sera come tante altre sono andato in un locale e son stato male.
    Stavo parlando con un conoscente che era appena uscito dall'ospedale dopo un brutto incidente.Non so' se io mi son fatto impressionare o cosa e ho incominciato ad avere giramenti di testa finchè son svenuto.
    Non sò se questo svenimento sia stato veramente dovuto a una specie di shock emozionale o una casuale lipotimia ma da li son rimasto segnato.

    Ho incominciato a soffrire di disturbi (ho scoperto poi che erano attacchi di panico) e la mia vita è cambiata totalmente.
    Se ci mettiamo poi che son svenuto altre volte (per esempio dal dentista e un'altra volta prima di fare un esame allo stomaco ancora prima di sedermi sul lettino!) i miei attacchi son diventati ancora piu forti.
    Quelli che potevo monitorare erano dovuti a crisi vasovagali e bradicardia.

    Ora mi ritrovo che in ogni parte vado ho costantemente questi attacchi di panico col terrore di svenire.....esiste una terapia per evitare queste crisi vagali?
    Come vincere queste paure?



  2. #2
    Indice di partecipazione al sito: 10 Medico specialista in: Psichiatria

    Perfezionato in:
    Psicoterapia

    Risponde dal
    2008
    Gentile utente,
    i sintomi che lei descrive sembrano insorgere in situazioni specifiche il cui denominatore comune sembra essere quello riguardante la salute fisica, sua o di altre persone. Generalmente invece le crisi di panico insorgono improvvisamente e quasi mai sono "prevedibili". Riterrei utile in questo caso un più accurato approfondimento diagnostico sia aul piano psicopatologico che su quello fisico. Le crisi vagali rappresentano infatti un' entità diagnostica ben distinta dalle crisi di panico e sono innestate da meccansimi patogenetici non sempre di natura psicogena. Ciò non toglie che possa sussistere una copresenza di entrambe le problematiche.

    Cordiali saluti


    Dr. Alberto De Capua

  3. #3
    Indice di partecipazione al sito: 1542 Medico specialista in: Psichiatria
    Psicoterapia

    Perfezionato in:
    Medicina delle dipendenze

    Risponde dal
    2006
    Gentile utente,
    "Ha scoperto" di avere attacchi di panico vuol dire forse che ha ricevuto una diagnosi di questo tipo ?
    In ogni caso, il disturbo di panico è curabile. Per quanto riguarda le reazioni vagali, esistono farmaci che interferiscono in maniera particolare con questo tipo di reazioni, e si usano anche nei disturbi di somatizzazione senza i classici attacchi di panico "toracici".
    La preoccupazione e il condizionamento mentale che la cosa le provoca in effetti è indicativa di un problema d'ansia.
    Le consiglio di rivolgersi ad uno specialista psichiatra per essere visitato e iniziare eventuale trattamento.


    Dr.Matteo Pacini
    http://www.psichiatriaedipendenze.it

  4. #4
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2008
    Egregi dottori,
    vi ringrazio delle vs. risposte.

    Rispondo alle vostre domande.
    Ho incominciato a soffrire di attacchi di panico subito dopo quell'evento descritto nel primo messaggio.
    All'inizio non sapevo di cosa si trattasse,i sintomi erano: ansia - tachicardia - sensazione di mancanza di equilibrio - stimoli alla vescica.
    La prima volta ci son passato sopra pensando a un malore passeggero.
    Poi ogni volta che uscivo puntualmente si ripresentavano.
    Cosi ho incominciato ad approfondre per cercare di capire quale era il problema e praticamente già prima di andare a fare approfondimenti specialistici (dottore di famiglia prima - neurologo e psicologo poi) già avevo indovinato cosa mi aveva colpito (internet in questo caso ha dato una risposta alla mia domanda)

    Secondo me (ovviamente correggetemi se sbaglio) l'attacco di panico ha una causa reale e scatenante.
    Faccio un esempio...se uno ha la fobia dei cani ovvio che quandro vedrà un cane il panico lo assalirà.

    Ecco...io penso (e ne sono convinto) che la mia fobia sia la paura di svenire e che questa paura si amplifichi in situazioni dove un malore sarebbe ancora piu pericoloso che in altri casi.
    Sò anche che l'attacco di panico puo dare sintomi simili ad una lipotimia ma tenendo un ritmo cardiaco piu alto e una pressione piu alta è difficile che si presenti.
    Se il mio attacco di panico si limitasse a una sudorazione eccessiva,ad un ansia o ad una tachicardia ma nulla piu ovvio che non sarebbe gradevole ma non sarebbe neanche la fine del mondo, alla fine uno mica muore!

    Ma l'eventualità che si trasformi in uno svenimento mi terrorizza anche perchè son state diverse le situazioni dove senza particolari stimoli fisici son svenuto nel giro di 20 secondi.E se uno sviene oltre alla figura puo farsi anche veramente del male sotto molti punti di vista.

    Alla fine mi è successo anche:

    Dal dentista mentre facevo l'igiene,ero agitato prima di entrare e dopo una mezzora di cure ho iniziato ad avere giramenti non trasformati in svenimento anche grazie all'aiuto della poltrona.
    E non che stessi facendo chissà che cosa anzi...

    In un ambulatorio ancora prima di fare un esame.Ovviamente mi sembra normale che una persona abbia un pò di paura o agitazione prima di fare un esame.Ma non riuscire neanche a fare a tempo a togliersi la maglietta che erò già KO mi sembra al quanto "strano"

    E poi una situazione simile a quella scatenante:
    Quando ero all'ospedale in seguito ad un incidente mi è capitato di scendere con due parenti alle macchine del caffè.E mentre parlavo della dinamica di questo incidente occorsomi e delle cure che dovevo affrontare ho iniziato a sentirmi debole finche mi son aggrappato ad un calorifero e poi appoggiato a terra.

    Il "bello" è che in queste due occasioni ovviamente trovandomi in uno posto specializzato sono anche stato monitorato a livello cardiaco e in entrambi i casi è stata riscontrata:

    CRISI IPERVAGOTONICA CON SPICCATA BRADICARDIA ASSOCIATA A PAUSE SINUSALI E BATTITO DI SCAPPAMENTO IDRIOVENTICOLARE

    Ovviamente i medici hanno anche approfondito tutto questo a livello cardiaco e nulla di anomalo è stato riscontrato.
    Alla mia domanda di perchè queste crisi hanno risposto adducendo alla paura o alla forte emozione non sapendo quanti problemi mi hanno provocato.

    Vi dico anche che non ho la fobia di avere malattie o altre cose anzi...nella sfortuna son guarito da poco da un incidente (accennato prima) piuttosto serio che mi è occorso e ora finalmente sto bene.
    Sinceramente ora sto bene e non ho nulla da lamentarmi e nemmeno la fobia che qualcosa mi possa assalire!

    Grazie!



  5. #5
    Indice di partecipazione al sito: 1542 Medico specialista in: Psichiatria
    Psicoterapia

    Perfezionato in:
    Medicina delle dipendenze

    Risponde dal
    2006
    NO l'attacco di panico non è una paura (di qualcosa), è spontaneo. E' scatenato a volte da stimoli che richiamano la possibilità di sentirsi male, di avere una malattia etc, vedere qualcuno che sta male etc, ma soprattutto non essere liberi di scappare da qualche posto chiuso.
    Quindi può benissimo darsi che il fenomeno iniziale sia quello dell'attacco di panico, cioè ad origine cerebrale con manifestazioni neurovegetative come sempre, ma in particolare c'è un ipertono vagale accertato, non è solo una sensazione.
    Chieda un consulto psichiatrico portando la documentazione cardiologica completa.



    Dr.Matteo Pacini
    http://www.psichiatriaedipendenze.it

  6. #6
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2008
    Egregio Dott.Pacini,
    grazie delle sue precisazioni.

    Beh...supponiamo di scindere i due problemi (attacchi di panico e sindromi vagali)

    Considerato che a livello cardiologico è tutto ok (fatto e rifatto tutti gli esami e ho un cuore da atleta!) le sindromi vagali comunque rimangono.

    Ho letto che possono essere causate da questi fattori:
    Passaggio brusco da posizione eretta o seduta, ambienti caldi ed affollati, stanchezza, paura, emozione, stimolazioni dolorose reali o temute.
    Nel mio caso le ultime due citazioni sembrano calzare a pennello.

    Per queste sindromi le cure sono farmacologiche o psicologiche?



  7. #7
    Indice di partecipazione al sito: 1542 Medico specialista in: Psichiatria
    Psicoterapia

    Perfezionato in:
    Medicina delle dipendenze

    Risponde dal
    2006
    Ogni cura ha come obiettivo di modificare l'attività nervosa che produce questi sintomi, dopodiché cambia lo strumento.
    Le fobie specifiche sono aggredibili con entrambi i tipi di strumenti.


    Dr.Matteo Pacini
    http://www.psichiatriaedipendenze.it

  8. #8
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2008
    Grazie,
    posso chiedere come mai il nostro cervello reagisce provocando questo tipo di reazioni in caso di stimolazioni dolorose reali o anche temute?

    Le reali le posso comprendere...le temute no!



  9. #9
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    Perfezionato in:
    Medicina delle dipendenze

    Risponde dal
    2006
    E' un meccanismo preordinato, che a volte si estende laddove non ha senso e dà fastidio. Le reazioni al pericolo prevedono fondamentalmente la fuga, il contrattacco e la paralisi.



    Dr.Matteo Pacini
    http://www.psichiatriaedipendenze.it

  10. #10
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2008
    Grazie dei chiarimenti,
    ovviamente se possibile preferirei disfarmi di questa paura tramite un percorso tipo psicoterapia se come suggerito dal dottor Pacini la cosa è fattibile.

    Anche perchè l'idea dei farmaci mi fà pensare di essere legato per sempre a una pastiglia e una volta terminato il trattamento tornerei come prima.

    Ora come ora però non capisco questo percorso che sto seguendo col terapeuta (prove di amplificare questa paura e altri contatti ravvicinati col problema)



  11. #11
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    Medicina delle dipendenze

    Risponde dal
    2006
    Non dovrebbe temere la psicoterapia meno di quanto teme i farmaci, e i timori vanno affidati al consiglio del medico.
    La dipendenza da farmaci è un problema irrilevante, perché è fittizio. Alcune persone pagherebbero chissà cosa per poter dipendere da una pastiglia quando hanno malattie incurabili. Il concetto di legame dipende dalla natura della malattia, non della terapia, che comunque, se è necessaria "a lungo" lo è anche nel caso della psicoterapia. La psicoterapia è uno strumento biologicamente attivo che non ha come ruolo quello di sostituire o eliminare l'altro "antagonista", cioè i farmaci. Non c'è antagonismo tanto è vero che funzionano benissimo se abbinati.
    Se mai la probabilità che prendendo una cura a lungo poi si possa star bene con dosi minime o nulle è maggiore che non dopo anni di ritardo nella diagnosi e nella terapia.



    Dr.Matteo Pacini
    http://www.psichiatriaedipendenze.it

  12. #12
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2008
    Egregio Dott.Pacini,
    forse mi sono espresso male.

    Il mio non è un rifiuto a prendere farmaci,lei mi ha detto che la soluzione puo essere sia nella psicoterapia che nella terapia farmacologica (o entrambe abbinate)

    Essendo il mio problema una reazione inconscia stimolata dal mio cervello probabilmente potrei placare questa reazione con i farmaci ma il mio timore è che una volta smessa questa terapia possa tornare a galla il problema.Per essere piu concreti ho il timore che se un domani mi mettessi in situazioni "dolorose reali o anche temute" sò di avere il paracadute del farmaco che però mi sarà utile fin quando rimane aperto (ovvero fin quando lo assumo)

    Con la psicoterapia invece ho l'idea che se riuscissi ad arrivare a non avere piu queste crisi avrei cambiato il meccanismo inconscio che mi ha inchiodato ora e sarei piu libero.

    Questa è solo la mia idea.....che ovviamente puo essere sbagliatissima!
    Mi pare che con la psicoterapia che sto facendo adesso sto cercando di andare a toccare il problema....anche se col timore addosso non è facile spingersi a testare le risposte..



  13. #13
    Indice di partecipazione al sito: 1542 Medico specialista in: Psichiatria
    Psicoterapia

    Perfezionato in:
    Medicina delle dipendenze

    Risponde dal
    2006
    No, credo che Lei equivochi alcune cose. L'inconscio è una creazione di alcune teorie psicodinamiche, qui stiamo parlando di psicoterapie applicate al suo disturbo, che, lo ripeto, non agiscono su elementi diversi per stimolare "percorsi" di guarigione alternativi.
    Si tratta di strumenti diversi che per vie biologiche simili (il cervello è quello) na attraverso modalità distinte inducono modificazioni dei pensieri e dei comportamenti restituendo la libertà rispetto a certi "vincoli" ansiosi.
    Quindi è proprio come dicevo io: lei ha paura che prendendo oggi il farmaco domani sarà pià debole da solo, mentre facendo psicoterapia sarà forte senza prender niente.
    Questi sono pensieri assolutamente ingiustificati, sia rispetto al farmaco (se mai come le dicevo il contrario), sia rispetto alla psicoterapia (che spesso anch'essa è a lungo termine, o necessità di richiami, o di un regime di mantenimento con frequenza magari rarefatta). Quindi si può preferire l'uno strumento all'altro per i motivi più disparati, anche perché il terapeuta è più vicino a casa nostra alla fine, ma NON faccia la sua scelta in base a questa concezione antagonista delle due cose e extra-biologica della psicoterapia (che non è un sinonimo di psicanalisi)
    L'unico farmaco "temibile" nel senso che dice lei sono i tranquillanti usati a lungo termine, che infatti non sono indicati a lungo termine e anzi controindicati.


    Dr.Matteo Pacini
    http://www.psichiatriaedipendenze.it

  14. #14
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2008
    Grazie Dott.Pacini,
    mi sta dando risposte veramente molto utili che nemmeno chi mi ha in cura a volte mi chiarisce!
    E'anche vero che quando sono li tutte queste domande non mi vengono.

    Comunque ora come ora sto facendo solo della psicoterapia,senza uso di farmaci (chi mi ha in cura non me ne ha mai nemmeno accennato)

    Secondo Lei un approccio forzato a situazioni "sgradevoli" è una soluzione giusta? Ovvio che i risultati si possono vedere solo riprovando a mettersi in certe situazioni, ma andare a cercarsi le situazioni e sforzarsi di avere il malore è un approccio corretto?

    Saluti e infinitamente grazie!




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