Utente 292XXX
Gentile dottore vorrei avere un suo parere sulla opportunità o meno di chiudere un FOP.
Mio marito di 52 anni ha avuto 2 mesi fa un ictus cerebrale a seguito di due trombi in due diverse arterie cerebrali con conseguente paresi del lato destro e sfera linguaggio e cognitiva. Dai vari esami fatti l'unica causa riscontrata è un FOP di circa 2,5 mm rilevato con ecocolordoppler transcranico e successivamente con ETE. Al momento è in un centro riabilitativo per nuerolesi ed ha ripreso discretamente la sfera linguaggio e cognitiva ed è in via di lento miglioramento l'arto inferiore stimolato anche con il Lokomat e il braccio. E' trattato con ascriptin 300 mg, clexane 6000 fl, acido folico e simvastatina. In attesa dei risultati di una eventuale trombofilia genetica come concausa ci hanno consigliato di farlo riprendere fisicamente e magari tra qualche mese chiedere un consulto cardiochirurgico non essendoci per loro al momento una urgenza della chiusura del forame rispetto alla necessità di una riabilitazione. Volevo chiederle se un foro di tali modeste dimensioni necessita comunque di una chiusura, anche perchè credo di aver capito che essendo congenito le dimensioni resteranno invariate, o basta continuare con una terapia farmacologica a vita e controlli periodici. Mi hanno detto che con questa terapia è altamente improbabile il verificarsi di un nuovo ictus. Grazie

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[#1] dopo  
Dr. Alessandro Durante
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Buonasera,
la questione se chiudere o meno un pfo è oggetto di dicussione e prevede di prendere in considerazione numerosi aspetti.
Le indicazioni sarebbero di chiuderlo dopo la recidiva di evento ischemico cerebrale, però può essere considerata la chiusura dopo un evento clinico importante; andrebbero a tal proposito valutati anche la presenza di ulteriori lesioni cerebrali anche silenti alla TC/RM che avrà eseguito e l'importanza dello shunt riscontrato all'eco transcranico e transesofageo, nonchè ovviamente l'assenza di altre cause.

Cordiali saluti,
Alessandro Durante
[#2] dopo  
Utente 292XXX

Iscritto dal 2013
Gent.le dottore l'ultima risonanza magnetica fatta è praticamente invariata rispetto alle precedenti, il danno è quello avuto al momento dell'ictus e tale è rimasto. Per quanto riguarda il forame il primo esame dell'eco transcranico evidenziava "shunt destro-sinistro di grandi dimensioni". L'ETE successivo evidenziava "shunt destro-sinistro di microbolle dopo manovra di Valvasia" con FOP circa 2,5 mm.
La mia domanda era più che altro relativa anche alle dimensioni, ossia se c'era una misura orientativa considerata pericolosa e per cui era comunque consigliabile la chiusura per evitare recidive. E credo possa confermarmi che si tratterebbe comunque di un intervento non invasivo ma in emodinamica. Grazie
[#3] dopo  
Dr. Alessandro Durante
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La chiusura del forame ovale pervio può essere fatta in sala di emodinamica per via percutanea con accesso da una vena femorale. La procedura, seppur meno invasiva di un intervento chirurgico, presenta comunque una sua invasività per la necessità di posizionare il dispositivo di chiusura a livello del setto interatriale.
Per questo motivo è necessario valutare benefici e rischi della chiusura. Ciò che andrebbe valutato sono il grado di shunt (ossia quanto passaggio c'è a livello del PFO) e la presenza o meno di altre lesioni iscemiche cerebrali oltre al recente ictus. A ciò va aggiunta una valutazione clinica globale che prenda in considerazione l'eventuale presenza di altri fattori di rischio.

Cordiali saluti,
Alessandro Durante
[#4] dopo  
Utente 292XXX

Iscritto dal 2013
Mi scuso dottore se continuo a insistere nelle spiegazioni, ma il grado di shunt si rileva solo con gli esami suddetti ai quali mio marito si è già sottoposto o con altri esami? E poi per altre lesioni ischemiche intende precedenti all'ictus? Nuovamente grazie.
[#5] dopo  
Dr. Alessandro Durante
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Con altre lesioni intendo la presenza di precedenti eventi ischemici che potrebbero essersi verificati anche senza manifestazioni cliniche.
L'importanza dello shunt viene valutata con l'ecografia transcranica, transtoracica e transesofagea con l'ausilio di microbolle.
La valutazione sulla necessità di chiusura dipende quindi da svariate variabili, pertanto la invito a discutere la questione con i neurologi che lo hanno seguito e con un cardiologo che possano decidere come procedere.

Cordiali saluti
Alessandro Durante
[#6] dopo  
Utente 292XXX

Iscritto dal 2013
La ringrazio degli ulteriori chiarimenti.