Utente 824XXX
Salve,
nel Febbraio 2011 ho auto un episodio di pneuomotorace spontaneo mentre camminavo in casa, risolto in una settimana di ospedalizzazione con drenaggio. La TAC ha successivamente evidenziato la distrofia bollosa sugli apici di entrambi i polmoni. I Dottori mi hanno sconsigliato di praticare sub ma alle mie domande sulla paura di prendere l'aereo mi hanno sempre risposto dicendomi di vivere tranquillo la mia vita che nel caso dovesse ricapitare... dovrò tornare in ospedale ed essere operato in vats.
Da allora ho sempre evitato di prendere l'aereo, due anni dopo ho rifatto la TAC che ha mostrato una situazione inalterata e ad un nuovo consulto medico mi è stato ripetuto che volare raramente non è rischioso.
Ciò non basta a togliere le paure di una possibile di una recidiva ad alta quota, ma non volare è un limite che non posso più sopportare (per lavoro mi sarà richiesto di fare qualche viaggio, anche intercontinentale). Prima del pneumotorace avevo già viaggiato in aereo e probabilmente in presenza della distrofia bollosa in quanto mi è stato detto essere congenita.
Il dubbio è: prendere il rischio oppure operarsi. Ho sempre evitato la seconda opzione in quanto pur essendo microinvasiva è pur sempre un intervento, ma la paura di poter avere un pnx in mezzo all'atlantico mi spaventa. Ho cercato articoli accademici e di ricerca su internet per statistiche di pnx occorsi durante i voli ma non ho trovato molto.

Cosa mi consigliate? Effettuare una nuova TAC immagino non possa cambiare molto il quadro clinico. Se dovesse capitare un pnx durante il volo la situazione potrebbe davvero diventare critica?

Vi ringrazio anticipatamente.

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[#1] dopo  
Dr. Michele Malerba
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Gentile utente, è difficile esprimere un giudizio on line su un referto scarno di una TC toracica senza prenderne visione diretta .
Effettivamente , non si può escludere nel suo caso , pregresso I° episodio di pneumotorace spontaneo, e portatore di distrofia bollosa bilaterale degli apici polmonari, che la recidiva è certamente la complicanza più frequente: si verifica nel 25-30% dei casi, frequentemente entro 2 anni dal primo episodio e il rischio di pnx dopo un secondo episodio è compreso tra il 50% e l’80% ed il fumo sembra essere il maggiore fattore prognostico coinvolto.
Premesso ciò ,in tutti i modi le posso confermare che può fare una vita normale, può fare attività fisica e palestra escludendo sforzi fasici ovvero sollevamento pesi, spingere oggetti contro resistenza ed eviti solo gli sport e situazioni che comportano variazioni di pressioni barometriche tipo attività subacquea e alpinismo ad alta quota, il fumo attivo e passivo di sigarette;mantenga in salute i suoi polmoni evitando di fumare
Pertanto, in ultimo viva una vita del tutto tranquilla e senza particolari restrizioni salvo i consigli sopra riportati (soprattutto le immersioni NO!) , non si lasci condizionare oltre misura nella sua vita dal pericolo dell'eventuale recidiva, perchè questa e’ indipendente dall’attivita’ lavorativa o dalle abitudini di vita: solo i fumatori hanno una probabilita’ significativamente piu’ alta di averla dopo un primo episodio.
Come pure , sul timore troppo enfatizzato dei viaggi in aereo,questi non sono una controindicazione assoluta, ma relativa, ne’ il non viaggiare la mette sicuramente al riparo da una recidiva: se deve capitare, capita e quasi sempre avviene del tutto a riposo con i sintomi che lei ben conosce per averli provati.Quindi non si lasci condizionare oltre misura dal timore di un eventuale pnx durante il volo : anche dovesse capitare si ha tempo di intervenire.Ascolti il consiglio che già le è stato dato: operarsi in caso di 2° episodio in videotoracoscopia.
Disponibile per ulteriori chiarimenti invio cordiali saluti
[#2] dopo  
Dr. Federico Raveglia
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Buongiorno, concordo pienamente con quanto detto dal Collega sopra. Inoltre, il rischio maggiore si ha quando dopo il p x residua una falda di aria libera nel cavo. Se invece il p X si è' risolto del tutto, il rischio di volare e' relativo. Tuttavia, se l'idea di una recidiva la condiziona, non escluda la possibilità di un intervento, data anche la distrofia golosa bilaterale.
Cordialità