Utente 345XXX
Buongirno, vi scrivo perché vorrei porvi delle domande su questo argomento che mi sta particolarmente a cuore avendo molti nevi distribuiti sulla mia cute.

Inizio col porvi la prima domanda, ovvero volevo riportarvi il referto che ho ritirato ieri (il chirurgo mi aveva già detto tempo fa al telefono che era benigno, ma non avevo ancora avuto modo di ritirare il foglio) per l'asportazione di una neoformazione che ho asportato di recente:

Materiale inviato:
Neoformazione regione scapolare

Descrizione macroscopica:
losanga di cute e sottocute di cm 0.9x0.5 che presenta centralmente area piana pigmentata del diametro massimo di cm 0.4 1SR
CS-DA

Colorazioni:
E-E;;

Diagnosi:
Nevo melanocitico giunzionale irritato
Exeresi completa.

Codice snomed:
P3-Y2762 T-D0050 M-87200


Vi pongo le mie domande:
1) Cosa si può dire di tutto ciò?
L'addetta che mi ha consegnato il documento mi ha detto che ho fatto bene a toglierlo ma non ho capito perché, e vi chiedo
2)perché può essere che si "trasformava in melanoma"?

Nell'attesa di una risposta vi porgo i miei saluti.
[#1] dopo  
Dr. Luigi Laino
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La descrizione istologica depone per un neo assolutamente benigno!
Cari saluti.
[#2] dopo  
345134

dal 2015
La ringrazio per la risposta davvero molto, quindi posso stare tranquillo... il fatto che si potesse trasformare in melanoma era una possibilità remota?

Come da titolo volevo "sfruttare" questo consulto per porvi una seconda domanda riguardo alcune curiosità su neoformazioni benigne (nevi) diagnosticate dal dermatologo. Più specificatamente sul trattamento chirurgico.
So che non tutti gli specialisti sono concordi nel dire di trattare un nevo sicuramente benigno (da esame dermatoscopico) con laser perché non si può avere in molti casi una porzione di tessuto da analizzare.

Il mio dermatologo quando certo pare appartenere alla scuola "laseristica", ma io mi chiedevo: nel momento in cui vaporizzassi un nevo con laser (ovviamente benigno) se in futuro capitasse per sfortuna che proprio in quella zona trattata nascesse un melanoma (probabilità rarissima ma può accadere) la diagnosi subirebbe delle difficoltà? O sarebbe come su, come qualunque porzione di tessuto, ugualmente diagosticabile?

Le auguro una buona domenica.
[#3] dopo  
Dr. Davide Brunelli
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Gentile Utente,
come ha detto le possibilità che un melanoma possano insorgere da un nevo sono di gran lunga inferiori a quelle dei melanomi insorti su cute sana. Tuttavia è molto importante, prima di decidere se rimuovere o meno un nevo col laser , che lo specialista abbia una convinzione diagnostica. Per questo meglio lo faccia un dermatologo, che è la figura più importante in questo senso. Nel caso, come lei sostiene, che un melanoma un domani possa insorgere nella porzione di nevo "lasciata lì" non ci sarebbero a mio modo di vedere difficoltà ad individuare questo elemento come "cambiato" e quindi meritevole di un approfondimento diagnostico alla stregua di qualsiasi altra lesione cutanea recidivata dopo trattamenti ablativi, indipendentemente dalla diagnosti iniziale. Le probabilità di individuarlo sono teoricamente le medesime rispetto al non averlo trattato affatto. Le posso comunque esprimere la mia personale esperienza in questo senso: non è questione di essere "laseristi" o meno, è questione di essere sicuri nell'identificazione diagnostica delle lesioni cutanee, di qualsivoglia specie, che vengono rimosse. Paradossalmente non sono i nevi a dare i maggiori problemi perchè sono gli elementi a più facile identificazione teorica da parte del dermatologo. Ci si imbatte in errori di valutazione il più delle volte su altre strutture: in primis le cheratosi seborroiche, quindi i granulomi piogenici, le lentigo, gli angiomi rubino, i dermatofibromi... Sono solo alcuni degli esempi di diagnosi di partenza sbagliate, che poi successivamente si sono dimostrate non veritiere. In buona sostanza, non è che rimuovere una lesione della cute sia cosa non conforme, sia col laser che con la crioterapia che con il bisturi elettrico, è semmai non prudente farlo se non si è sicuri clinicamente della diagnosi. Le dico infine che, essendo il melanoma una neoplasia che può insorgere su qualsiasi distretto cutaneo, è buona norma sottoporsi a periodiche visite di prevenzione oncologica cutanea, come da anni sosteniamo, indipendentemente dal fatto di avere rimosso precedentemente lesioni cutanee con qualsivoglia metodo perchè la gran parte di queste neoplasie insorge su cute sana come nuovo elemento prima non presente.
Cordiali saluti
[#4] dopo  
345134

dal 2015
La ringrazio veramente molto Dr. Brunelli per la dettagliata risposta, le confermo che mi sottopongo a visita periodica da anni proprio perché è un argomento che mi sta a cuore la diagnosi, nel caso vi sia un melanoma, precoce.

E come dice correttamente mi sono espresso male, non è la scuola laserisitca (per quello ho messo tra virgolette) piuttosto che quando è certo della diagnosi di qualunque neoformazione il mio dermatologo utilizza il laser, ma so che altri specialisti non seguono questa strada anche quando molto certi (forse per tutelarsi ulteriormente) non entro nel merito delle scelte di ogni specialista ma so che capita.

In realtà da paziente condivido la scelta del mio curante che se uno specialista è certo, e preparato, gli do piena fiducia percui la prova del 9 con istologico mi sembra superflua.
Volevo però porle un'altra domanda/curiosità Dr. Brunelli: la possibilità d'errore mettiamo sia anche solo dello 0.0001% (ragiono per ipotesi perché sara sicuramente anche meno) però POTREBBE avvenire, e ovviemente se una neoplasia maligna (di qualunque tipo come lei mi ha elencato) viene trattata come benigna può portare a conseguenze nefaste dopo un certo tempo.
Ora mi chiedevo: in teoria dopo quanto tempo (mesi, anni o mai?) si può esser del tutto certi -quindi al 100%- che se non si hanno avuto metastasi o quant'altro la neoplasia trattata era sicuramente benigna?
Perché credo dopo un certo tempo (e mi chiedo qunto sia questo arco di tempo) se non è successo nulla vuol dire che al 100% non ci saranno sviluppi negativi o sbaglio?

È un po' una domanda strana ma mi incuriosisce.
[#5] dopo  
Dr. Davide Brunelli
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Non è una domanda strana può capitare quello che lei dice. Tra i tumori cutanei il melanoma è altamente metastatizzante, da questo punto di vista il carcinoma spinocellulare ci interessa di meno ed ancor meno l'epitelioma basocellulare. Altri tumori cutanei sono molto rari e non vale la pena di menzionarli. Dal momento che la maggior parte degli autori ritiene che il follow up per il melanoma debba durare cinque anni, le risponderei che questo è il limite cronologico di sicurezza. Poi in medicina possono sempre esservi gli aneddoti.
Concludo questo interessante thread con una riflessione: parliamo tanto di errori nel "togliere" qualcosa pensando sia benigno ed invece non lo è. Ci siamo mai chiesti cosa comporti, al contrario, lasciare lì una cosa sulla pelle crescere pensando sia benigna e dover verificare, dopo due o tre anni magari, che si trattava di una cosa pericolosa? Viene criminalizzato chi fa "il laser sui nei" senza pensare quante volte non viene fatto nulla e si commette sempre lo stesso errore: non avere fatto una corretta diagnosi.
Cordiali saluti
[#6] dopo  
345134

dal 2015
Quindi si può dire che se una lesione tolta entro 5 anni non "crea problemi" possiamo affermare che non ne creerà in futuro. Salvo appunto casi strani che son fuori "Norma". Ho ben compreso?

Grazie ancora.

PS:
E poi ancora quanto dice me lo sono sempre chiesto e mi ha risolto un altro dubbio: infatti mi pare un assurdo logico che se si opera per tgliere una lesione ritenuta benigna per alcuni l'istologico è d'obbligo. Mentre se si lascia li non si analizza nulla, eppure a dannosità è esattamente uguale.
[#7] dopo  
Dr. Davide Brunelli
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Innanzitutto la ringrazio per il post scriptum: sembra una banalità ma ci si preoccupa tanto di lesioni tolte senza l'istologico - come ad esempio le cheratosi seborroiche - ma poco di quelle lasciate lì con diagnosi sbagliata, fatto altrettanto pericoloso. Nasce tutto dal concetto di diagnosticare prima una cosa e l'errore, se capita, è proprio in questa fase. Poi poco importa se la lesione viene tolta o meno, non è il laser il colpevole o la crioterapia o il diatermocoagulatore, è l'errata diagnosi la fonte dei problemi. Per tale motivo raccomando sempre di rivolgersi ad un dermatologo, è una garanzia minima di affidabilità poiché è allenato a conoscere le lesioni della cute. Chi non lo è, ma vuole lo stesso approcciare al trattamento di lesioni cutanee, è portato a fare l'istologico per ogni banalità proprio perché non è sicuro della diagnosi clinica. Dovessimo seguire il concetto che ogni cosa che si toglie debba essere analizata non finiremo più di fare istologici. E le scrive uno molto ma molto prudente in questo senso, pur essendo esperto nella diagnostica clinica.

Per quanto riguarda i cinque anni come le dicevo questa è una data per così dire "convenzionale" : i pazienti che seguiamo per pregresso melanoma cutaneo li teniamo in follow up clinico e strumentale per cinque anni, dopodiché li facciamo uscire considerandoli liberi da malattia. Gli aneddoti di metastasi insorte a distanza di dieci o più anni esistono per il melanoma come per altri tumori, ma ci addentreremmo in un terreno troppo intricato per trarne giovamenti utili dal punto di vista divulgativo.
Di nuovo cordiali saluti
[#8] dopo  
345134

dal 2015
Dottore la ringrazio per la chiarezza.
È stato davvero un consulto utile e le sue risposte dettagliate ma ben comprensibili son state davvero interessanti.

Le auguro un buon lavoro.
[#9] dopo  
345134

dal 2015
Tra l'altro nel mentre mi è sorta un'altra curiosità che non mi è venuta li per li subito, e volevo porle quindi quest'ultima domanda anche se come ha detto a livello divulgativo forse è inutile: diceva che capita anche che il melanoma (come altri tumori) porti a metastasi anche dopo decine di anni e mi chiedevo a livello biologico, cellulare, come accade ciò? Ovvero se mettiamo un tumore (come appunto un melanoma) viene asportato in toto e quindi non vi è più base di partenza come mai dopo diversi anni può partire una metastasi?

Domanda dettata da ignoranza medica
[#10] dopo  
Dr. Davide Brunelli
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non si sa.
Comunque capita che tumori asportati radicalmente, magari anche con successiva dissezione linfonodale, possano dare metastasi agli organi a distanza di molti anni. Verosimilmente le cellule sono partite per via ematica e sono rimaste latenti, in equilibrio con il sistema immunitario, per anni.
Cordiali saluti
[#11] dopo  
345134

dal 2015
Grazie ho compreso :), rinnovo i saluti e il buon lavoro