Utente 794XXX
Buongiorno, in seguito a due episodi di forte dolore addominale nell’ultimo mese e mezzo, non accompagnati da febbre e diarrea, ma solo nel secondo caso da ittero e vomito, ho eseguito i seguenti esami:
- ecografia del 22 luglio, in cui si notava colecisti alitiasica con pareti ispessite, compatibile con colecistite acuta;
- a seguito secondo episodio dolore il 10 agosto ecografia non a digiuno con colecisti a pareti ispessite e con probabile sabbia biliare, compatibile con colecistite acuta;
- esami sangue del 14 agosto in cui si evidenzia bilirubina elevata (9,20) quasi tutta indiretta e sindrome di Gilbert;
- ecografia e colangioRMN il 20 agosto eseguite non a digiuno dove ecografia rileva micro calcoli e fango biliare, mentre la colangio RMN parla di adenomioma di 4mm sul fondo senza calcoli nel coledoco;
- ecografia fatta a digiuno il 27 agosto che parla di pareti ispessite della colecisti che è alitiasica, e di evidente vegetazione parietale di tipo polipoide di 13 mm;
Ora chiedo, dati tutti questi esami discordanti, cosa posso fare per sapere con esattezza cos’ho nella colecisti, sabbia biliare o adenoma? È possibile che lo spessore delle pareti della colecisti diminuisca?
Attualmente ho sentito un chirurgo che nonostante la poca chiarezza degli esami consiglia la colecistectomia, e un epatologo che consiglia solo acido ursodesossicolico da 450 mg, 2 pastiglie al giorno, e di ripetere esami tra 2 mesi.
Ora sto bene, ho un ottimo appetito, seguo una dieta ipolipidica, anche se nel corso delle passate settimane il mio peso è passato da 63 a 57 kg. Grazie per la disponibilità!

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Dr. Stefano Enrico
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DA quel che leggo, mi sembra che i due episodi di colecistite, da ascrivere quasi sicuramente all'azione della sabbia e dei microcalcoli biliari, con in più la confermata presenza di un adenoma (tumore benigno ma con possibilità di trasformarsi - in MOLTI anni - in maligno), uniti alla giovane età del paziente, siano una chiara indicazione alla colecistectomia. Se ora è in buona salute ed asintomatico, converebbe eseguire l'intervento a circa 3 mesi dall'ultimo episodio acuto, per ridutrre le difficoltà ed i rischi operatori.
Auguri, S.Enrico