Utente 294XXX
Egregi Dottori,
mi rivolgo a Voi per la Vostra competenza nel campo della medicina non convenzionale.
Ho 35 anni e premetto d'essere una donna normale, senza gravi squilibri ( per lo meno!!!! ).
Sebbene, riemergano talvolta pensieri infelici, basati presumibilmente su avvenimenti accaduti in passato, dei quali;
abbandono da parte della mamma, perdita di una sorella mediante incidente stradale, perdita del papà, nel giro di due giorni, in seguito ad un infarto intestinale .
La madre, se vogliamo, il riferimento, la persona più importante nella vita di chiunque. All’età dei miei 3 anni , abbandonò la mia famiglia, con inevitabili ripercussioni.
Io e mia sorella siamo state “ sistemate “, inizialmente, in un collegio, successivamente io sono stata affidata alla mia nonna paterna ( grazie alla sua buon anima ) e mia sorella dagli zii ( paterni ).
Malgrado mi mancasse una famiglia ( soprattutto la mamma ), ho passato una bella infanzia, ero una bambina felice, giocavo, interagivo bene con le amiche, vivevo con parenti che mi volevano bene.
All’età dei miei 13 anni, i miei genitori hanno pensato bene di riunire la famiglia. Dapprima, una situazione idilliaca, ( finalmente una famiglia, la mia famiglia unita ) poi si è inevitabilmente sgretolato quel castello di sabbia meraviglioso, che si era magicamente costruito.
Mia mamma era spesso assente, ma il culmine del dispiacere era dato da mia sorella, che purtroppo, all’età di 15 anni era entrata nel “tunnel” della droga.
Ho conosciuto indirettamente il mondo spietato della droga, vivevo passivamente lo stato in essere di una persona tossico dipendente, irrazionale, irragionevole, illogica, incoerente, impulsiva, inconcepibile, potrei andare ad oltranza.
Ho vissuto, sempre da spettatrice, dai suoi atteggiamenti summenzionati ai suoi momenti di astinenza ( peggio ancora ) sia in casa che in ospedale, per cercare di ostacolare una dipendenza, che purtroppo tale è rimasta.
Mi trovai intrappolata in un abisso, catapultata in una realtà che non mi apparteneva, mi sentivo sola, nessuno che mi spiegava, nessuno che mi parlava, nessuno che si curava di me.
Dopo l’ennesima lite tra mio papà e mia sorella, mia madre, in preda a vigliaccheria, decise di “riabbandonare il gioco“. Che riprese successivamente, probabilmente a seguito di una nostra conversazione telefonica, in cui la “ supplicavo “ di tornare o di portarmi via con se. Valutata una convivenza insostenibile, tornò mia mamma e andò via mio papà.
Avevo 15 anni, quando mia sorella perse la vita in un incidente stradale.
Abitavamo in una zona malfamata della città, quindi non ero propensa ad uscire di casa, mi ero chiusa in me stessa, mi sentivo sola, perché….ero sola!!!!....
Per mia fortuna, nello spazio di un anno, ci siamo trasferite fuori città, nel paese dove abitavano i miei nonni materni.
La mia vita continuò in maniera ordinaria, le mie prime infatuazioni amorose, la mia esperienza lavorativa, per di più ritrovai il valore dell’amicizia.
Nel frattempo mio papà, tentò di abbandonare il mondo, per grazia di Dio un tentativo mal riuscito.
Ripresi i rapporti con lui, rendendomi conto di quale persona straordinaria fosse stata.
Aveva bisogno di me quanto io di lui, il mio rammarico più grande è quello di non essermene accorta prima. Avevamo instaurato un bellissimo rapporto, comprendevo benissimo il suo stato d’animo e non volevo che soffrisse ancor di più, di quello che aveva già patito.
Mi presi “ cura “ di lui, finche nel momento più inopportuno, perse la vita a seguito di un infarto intestinale.
Ho convissuto altri 2 anni insieme a mia mamma, con conseguente rapporto di astio, di rancore, di conflitto ( pur volendole bene, sono sentimenti che provo nei suoi riguardi ).
Successivamente, mi sono sposata ( si può immaginare, contro quali miei fantasmi interiori ha dovuto confrontarsi il mio attuale marito, prima di conquistare la mia piena fiducia ) ed ho 2 bambini.
Mi rendo conto, che la mia prima fobia è in assoluto la paura dell’abbandono.
Pertanto, sgradevoli pensieri inerenti; paura di brutte malattie, incidenti gravi, tutte situazioni portanti alla morte. Immagino sempre il peggio di ogni contesto situazionale.
Ossessioni che coinvolgono me stessa, ed ovviamente le persone a me care ( mia mamma, mio marito e soprattutto i miei bambini ).
Consciamente sono consapevole, di avere una vita passata al quanto turbolenta, inconsueta, ma credendo nel destino proferisco che sono cose che succedono.
Tuttavia permane una sorta di conflitto con il futuro, in quanto temo sempre il peggio.
Naturalmente, risento tuttora di alcune circostanze passate, rivivendole e manifestando le mie emozioni in crisi di pianto alquanto prolungate.
Malgrado tutto, non richiedo una consultazione psicologica ( credo di non averne bisogno, poiché mi sento in grado di analizzare le situazioni e comprenderne il senso ). La mia paura è rivolta all’avvenire, non al passato.
Bensì, chiedo a Voi una terapia consueta con ciò che considerate migliore, relativamente la mia personalità. Ci sono dei fiori di Bach appropriati?!
Un ringraziamento anticipato.
Saluti.
[#1] dopo  
Dr. Riccardo Ferrero Leone
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Cara Utente,
ho letto molto attentamente la sua storia e sono io a ringraziarla per la grande fiducia riposta nel nostro servizio.
Paura dell'abbandono, paura della morte, momenti di profonda tristezza: oggi siamo il risultato di tutto quello che abbiamo vissuto, la somma di tutte le nostre esperienze.
E'decisamente apprezzabile tutto ciò che ha fatto fino ad oggi per difendersi ed andare avanti, denota una grande determinazione e una notevole ricchezza interiore.
In merito alla sua specifica richiesta posso confermarle che nei fiori di Bach potrebbe trovare un valido sostegno ma più che mai per una situazione come la sua dovrà essere seguita direttamente da un collega esperto.
Le formulo i miei più sentiti auguri per il futuro suo e della sua Famiglia.
Cordialmente.