Utente 296XXX
Ho 50 anni, faccio una moderata attività fisica, sono leggermente in sovrappeso, in terapia per dislipidemia familiare e soffro di extrasitole da molti anni. Ho seguito il percorso di molte altre persone con il mio stesso disturbo: holter cardiaci e pressori, ecocardiogrammi, test da sforzo. Sono stati riscontrati solo qualche centinaio di BEV al giorno e un lieve prolasso mitralico. Tutto negativo (per fortuna), ma con l'unico risultato di sentirmi dire che probabilmente si tratta di "semplice" ansia.
Ho tentato anche di spiegare a tutti i cardiologi che, è vero sono ansioso, ma lo sono diventato perchè, oltre alle "normali" extrasistole che avverto durante il giorno, talvolta il mio cuore sembra improvvisamente fermarsi, in una contrazione paurosa che sembra l'ultima sensazione prima della morte, e nello stesso tempo perdo il controllo della testa, vuota, confusa, e dell'equilibrio. Poi parte la tachicardia, aumenta la pressione, sono in preda ai tremori. Se sono fortunato tutto questo dura solo pochi minuti, tanto che le persone intorno a me nemmeno se ne accorgono. Ma tutto ciò accade improvvisamente, mentre sono al lavoro, in riunione, mentre guido l'auto in autostrada, mentre faccio attività fisica, può accadere in qualunque istante della giornata, anche nel sonno. Questo sì che mi provoca ansia!
Questo fenomeno non è mai stato registrato strumentalmente, probabilmente dovrei essere collegato all'holter per periodi molto lunghi.
Vengo alla domanda. Mi hanno proposto uno studio elettrofisiologico del cuore, ma solo l'idea che qualcuno possa stimolarmi quella sistomatologia mi spaventa moltissimo. E' l'unica strada possibile?

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[#1] dopo  
Dr. Mariano Rillo
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Caro signore
nel suo caso eseguire uno studio elettrofisiologico ha un suo razionale solo se si suppone che oltre alle extrasistoli lei soffra anche di tachiaritmie e francamente non mi sembra....è più probabile che la sua sia un'accelerazione del battito secondaria all'ansia che innesca l'extrasistolia (che nel suo caso, pur essendo numericamente molto limitata, rappresenta un importante problema di qualità di vita). In questi termini occorrerebbe stabilire se c'è o meno indicazione a eseguire un tentativo di guarigione mediante un'ablazione transcatetere. Al suo posto mi affiderei a un bravo aritmologo (un cardiologo con particolare esperienza nei problemi del ritmo cardiaco).
Cordialmente
[#2] dopo  
Utente 296XXX

Iscritto dal 2007
La ringrazio dottore per la celere risposta.
Devo precisare che la visita da un aritmologo presso un importante ospedale di Roma situato sull'Isola Tiberina l'ho già fatta ed è proprio questo medico che mi ha parlato per la prima volta di tachicardie scatenate a seguito di una extrasistole, definendole tachicardie "da rientro", se non ricordo male. Definendole inoltre queste extrasistole potenzialmente più pericolose delle normali avvertite da me.
Però alla fine non avendo possibilità di visionare alcun referto e dopo un ECG moooooolto lungo dove non è emerso nessuna aritmia, non ha ritenuto necessario ulteriori approfondimenti.
Mi ha prescritto Cardicor da 1,25 mg, una dose minima, per evitare che le tachicardie si spingessero oltre certi limiti.
Aggiungo che in una occasione in cui il mio disturbo si è verificato in sede di lavoro, mi hanno portato in infermeria e hanno misurato una FC max di 140 battiti, purtroppo però misurato con un pulsossimetro e non con ECG.
Stavano per chiamare l'ambulanza.
Il termine da lei usato "tachiaritmie" potrebbe essere applicabile al mio caso?
Cordialmente la saluto