Utente 375XXX
Buonasera, scrivo per la prima volta per avere un parere più "profondo" su quello che mi è accaduto. Premetto di soffrire di una fitta all'altezza del cuore, di durata più o meno lunga, che non ha influenza sul respiro, da circa una settimana.
Sono donatrice di piastrine, e sabato mi sono sottoposta (come ormai accade da anni) alla consueta aferesi. In itinere, la macchina si è bloccata, lamentando un problema che personalmente non mi è stato spiegato nei dettagli, attribuendo il blocco alla curva di un tubo di reimmissione del sangue, tant'è che ho sentito una forte vibrazione all'ago e, essendo tendenzialmente tranquilla, la cosa mi ha colto di sorpresa. A seguito dell'interruzione della procedura (a circa un terzo), ho avuto un leggero capogiro, oltre a un forte tremore. Non essendo mai accaduto, il medico della struttura mi ha trattenuto per valutare i parametri (la pressione era 90/40), e mi ha fatto prendere il calcio per gocce. Non essendo passato il tremore, e sentendomi mancare restando in piedi, il medico ha ritenuto di somministrarmi qualcosa per alzare la pressione (il cui nome non ricordo), sostenendo che il calo di quest'ultima fosse la causa dei mancamenti. Risolvendo poco e nulla, generandomi, anzi, una bella tachicardia, alla fine ha proceduto per una flebo di soluzione salina con pochi ml di un altro medicinale (che non conosco, ma conteneva cortisone), per farmi rinvenire. Sentendomi un po' meglio, scelsi di tornare a casa e fare una bella colazione.
Ho sofferto di una strana tachicardia con dolori allo sterno per l'intera giornata, svegliandomi, l'indomani, con questa fitta all'altezza del cuore che dura da allora, colpendo in momenti non attribuibili ad affaticamento o a posizioni. L'unica cosa che ho notato è la tachicardia: sono una sportiva, ma da allora al primo affaticamento di lieve entità il cuore inizia a battere molto più velocemente. Da sabato non sto praticando sport, a causa della sensazione che, tra medicinali, tachicardia e fitte, il cuore possa essere affaticato.
Aggiungo, per concludere, che dalle ultime analisi del sangue è risultato un valore particolarmente basso della glicemia, e sono in attesa di quelle fatte sabato.
Dovrei recarmi da uno specialista, o potrebbe trattarsi di un banale e insolito dolore intercostale?

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Dr. Vincenzo Caldarola
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Cara Signora,
bisogna che qualcuno la visiti realmente.
Mai come in questa circostanza il consulto web è limitato e lascerebbe il tempo che trova.

La sua fitta intercostale non c'entra nulla con il blocco meccanico della "macchina" per la piastrinoaferesi. Sembrerebbe proprio una nevralgia, confermata dal dolore improvviso a pugnalata, "terebrante".
Piuttosto mi chiedo perchè dona le piastrine? E' per caso affetta da trombocitemia essenziale?

In quanto ai sintomi lamentati dopo l'incidente, sembrano più collegati a una sindrome vagale "da spavento": resta che se lei va in ipoglicemia marcata frequentemente e mangiando regolarmente, questo problema va opportunamente indagato.

Sicuramente il suo curante sa come muoversi.

Se vuole mi tenga aggiornato.

Cordiali saluti.