Utente 144XXX
Gentili Dottori,

Sono un uomo di 28 anni,vi scrivo per un dubbio che mi è sovvenuto in questi giorni concernente le malattie infettive.
Proprio ieri sera mi sono recato dal mio barbiere per tagliare i capelli e nel concludere il taglio mi ha passato il rasoio dietro al collo,dopo
aver cambiato prima la lama vecchia con una nuova presa dalla confezione.
Nell'operazione mi sono procurato dei piccoli e leggeri tagli dovuti alla rasatura che il barbiere ha disinfettato utilizzando degli appositi "fiammiferi emostatici" (ammettendo che siano disinfettanti),dopodichè ha preso la pietra di allume di rocca,l'ha sciaquata sotto al rubinetto,e poi me l'ha passata su tutto il collo e dunque anche sui taglietti.Tale pietra,era sul bordo del lavandino e non dentro il box che sterilizza forbici,pettini e quant'altro,quindi la si assume come non sterile.
Dopo circa 40 min sono tornato a casa e assalito da alcuni dubbi,ho passato dietro al collo dell'ovatta imbevuta di acqua ossigenata per disinfettarmi.
Ora,venendo al mio dubbio,considerando che la pietra (almeno per quello che ho potuto vedere) non risultava contaminata da sangue,c'è qualche
possibilità di rischio di contagio di malattie infettive come Epatite C e HIV oppure mi sto solo suggestionando ?
La pietra di allume di rocca,pur non avendo evidenti tracce di sangue sopra o magari poche e non visibili,potrebbe in qualche modo essere veicolo di malattie
visto che ad esempio l'emivita del virus dell'epatite C è di circa 72 h ?

In attesa di una vostra risposta,vi ringrazio.

Cordiali Saluti
[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Gentile Signore,
la consuetudine di passare la tavoletta di allume di rocca di viso in viso è una pratica "medioevale" che è profondamente contraria a ogni raccomandazione tesa ad evitare la diffusione delle malattie trasmissibili con il sangue e di altre dermopatie infettive.
Dunque cambi barbiere o glielo faccia notare.

E' anche vero che ancora centinaia di barbieri, specie nei piccoli paesi, hanno questa insana abitudine ma non si registrano parimenti epidemie di sieroconversione HIV o HCV.

Valutando nel complesso il suo accaduto e soprattutto la mancanza di sangue visibile sulla pietra, il suo rischio statistico è infinitamente basso, prossimo allo zero.

Cordiali saluti.



[#2] dopo  
Utente 144XXX

Iscritto dal 2010
Dottor Caldarola,la ringrazio per la sua esaustiva risposta.
Dalla prossima volta in poi eviterò l'utilizzo della pietra e mi farò applicare soltanto i fiammiferi emostatici che,da quanto ho appreso,sono monouso,disinfettanti e sterili.
Ad ogni modo vorrei chiederle un'altra cosa :

È corretto asserire che il test anti-HCV stabilisce se l'organismo ha avuto in passato un contatto con il virus dell'epatite C,mentre il test HCV-RNA qualitativo in PCR stabilisce,già a partire da 2 settimane dal presunto contagio,se vi è o meno la presenza della carica virale ?

In altri termini,è possibile affermare che il test anti-HCV tiene conto del "passato remoto" dell'organismo,mentre l'HCV-RNA qualitativo del "passato prossimo",cioè di un'infezione in atto o avvenuta da poco tempo ?

Se sì,vanno effettuati entrambi i test ?

Mi scusi per le domande,ma nella vita mi occupo di ingegneria e non sono del settore biologico-medico,dunque non ne capisco molto.
Ancora una volta grazie!

[#3] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Gentile Signore,
il test immunoenzimatico in ELISA o in ECLIA per HCV ricerca la presenza di anticorpi (IgM ed IgG) contro il virus, quindi se vi sono anticorpi è ovvio che l'organismo sia entrato in contatto con esso.
I NAT tests, tra cui il più noto è la ricerca dell'HCV - RNA con metodica PCR, ricercano l'acido nucleico del virus e indicano la velocità con cui si replica nell'organismo.

Per la positivizzazione di un HCV test anticorpale occorre che l'organismo "monti" una risposta immunitaria e produca gli anticorpi. E questo può richiedere fino a due mesi (periodo finestra).
Un NAT test (ricerca di HCV-RNA by PCR) rivela l'acido nucleico dell'HCV già dopo due settimane.

La ragione vuole che si ricorra al NAT test solo dopo che un test immunoenzimatico sia risultato positivo.

Cordiali saluti.
[#4] dopo  
Utente 144XXX

Iscritto dal 2010
Dunque in teoria si effettua prima l'anti-HCV e poi,se quest'ultimo risultasse positivo,si effettuerebbe il NAT.
Tornando al mio caso,se effettuassi direttamente il NAT tra due settimane avrei la certezza della presenza o meno del virus,senza dover attendere l'intero periodo finestra ?
[#5] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Gentile Utente,
Sebbene non sia una procedura ortodossa, la ricerca QUALITATIVA con metodica PCR dopo 21 giorni, per maggiore sicurezza, fornisce un risultato certo. Sia in caso di positività, sia in caso di negatività.
Il test va eseguito presso laboratori qualificati, con tecniche di prelievo ben codificate, per essere sicuri di un risultato certo.
Cordiali saluti e serena notte.





[#6] dopo  
Utente 144XXX

Iscritto dal 2010
La ringrazio moltissimo Dottore,è stato gentilissimo nel chiarirmi le idee su questo aspetto.
Vedrò di parlarne con il mio medico curante anche se non sono convintissimo di sottopormi al test,visto che il rischio è ridicolo.
Buona notte anche a Lei e grazie ancora!