Utente 375XXX
Gentili dottori,
chiedo informazioni in merito al profilo farmacologico dei fosfatidi diencefalici (liposom forte, tricortin 1000).
Qual è il loro meccanismo d'azione?
Ho letto che stimolano l'asse ipotalamo - ipofisi, ma che effetti produce tale stimolazione?
Ho letto che trovano indicazione nel trattamento delle alterazioni metaboliche determinate da turbe neuroendocrine, potreste spiegarmi cosa significa?
Perché trovano indicazione nel trattamento delle sindromi ansioso - depressive?
Grazie per la vostra disponibilità.
[#1] dopo  
Dr. Alex Aleksey Gukov
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Gentile utente,
i fosfolipidi sono dei componenti multifunzionali delle cellule: fanno parte delle membrane cellulari, ma partecipano anche a vari processi dentro le cellule. Non sono componenti statici, ma sono soggetti al ricambio, al rinnovo. Sono essenziali per il funzionamento delle cellule, ma, se la persona è fisicamente sana e non ha problemi di assorbimento intestinale, allora le quantità sufficienti sono presenti già nella normale dieta.

Nelle quantità "terapeutiche" (intese quelle contenute nei medicinali da Lei citati) i processi di ricambio cellulare possono essere potenziate un po' di più, e ciò potrebbe essere utile in alcuni dei casi nei quali il sistema nervoso subisce effetti dannosi (traumi, intossicazioni, infiammazioni, ecc) o potenzialmente dannosi (effetti di alcuni farmaci). In tali casi, il surplus di queste sostanze potrebbe aiutare alle cellule a riprendere i loro ritmi normali. In allegoria con l'acqua (un'altra sostanza essenziale per le cellule), in certe condizioni conviene annaffiare di più una pianta (ma non in tutte le condizioni: una persona con un metabolismo cerebrale normale non ne avrebbe dei benefici significativi).

La stimolazione dell'asse ipotalamo-ipofisario non è altro che solo uno degli effetti, perché i fosfolipidi stimolano i processi di vita un po' dappertutto nel sistema nervoso; ma quando viene specificata l'asse ipotalamo-ipofisaria, questo non è a caso, bensì perché uno degli effetti collaterali soprattutto di alcuni farmaci neurolettici (non di tutti nella stessa misura) è l'inibizione dei recettori della dopamina (e del tono dopaminergico) con il conseguente squilibrio a livello endocrino, perché la dopamina risulta una delle sostanze che "contene" entro i limiti normali la produzione dell'ormone Prolattina (dunque, con l'inibizione di alcuni recettori dopaminergici, la secrezione della Prolattina può salire, e si assiste a quello che si chiama "iper-prolattinemia".

(E le vie nervose che veicolano il rispettivo segnale vanno dall'ipotalamo all'ipofisi).

Si considera che i fosfolipidi possono attenuare tali fenomeni negativi. Secondo me, è possibile solo in parte, e non bisogna avere aspettative miracolose, piuttosto è meglio rivalutare la terapia neurologica se dà gli effetti negativi.

In altri casi, si suppone un effetto stimolante di tali sostanze, perché, con l'accelerazione dei processi intracellulari, aumenta anche l'attività delle cellule volta alla produzione delle amine biogene, note di far parte ai processi emotivi e di pensiero, e altri. Questa ultima considerazione sulle potenzialità dei fosfolipidi ha contribuito alla moda del loro utilizzo come antidepressivi soprattutto nelle epoche precedenti, ma parecchio anche nei tempi attuali. Tuttavia, tale considerazione, secondo me, è da prendere con cautela, perché non in tutti i casi risultano efficaci a tali scopi. Come ho scritto prima, potrebbero essere più efficaci nelle persone con un sistema nervoso nelle condizioni meno ottimali (ad esempio, nelle persone anziane o affette da alcune patologie debilitanti).

Maggiormente utile potrebbe essere invece l'associazione di tali sostanze con altri farmaci - più indicati per i disturbi depressivi e ansiosi - dei quali i fosfolipidi possono potenziare l'azione.

A differenza del Liposom, il Tricirtin contiene non solo i fosfolipidi, ma anche la vitamina B 12, anche essa - una sostanza essenziale per il metabolismo.

Comunque ripeto, l'uso di tali farmaci dovrebbe essere considerato in alcune condizioni e non tutte, non in un modo indiscriminato, "a tappetto", come è stato quasi di moda nei tempi precedenti.

Posso chiederLe: perché Lei si interessa a questo tipo di farmaci ?
[#2] dopo  
Utente 375XXX

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Gentile dottore,
la ringrazio innanzitutto per la risposta completa e articolata.
Il mio interesse nasce dal fatto che preparando l'esame di farmacologia, nello studio dei farmaci antidepressivi il testo non faceva cenno a questa categoria di "coadiuvanti". Cercando su internet, ho solo trovato informazioni in merito a un potenziamento, da parte dei suddetti fosfolipidi, del sistema dopaminergico; e questo spiega il potenziamento dell'effetto di alcuni farmaci antidepressivi che agiscono inibendo il reuptake delle amine biogene (e quindi anche della dopamina). Non capivo però come i fosfolipidi potessero agire sulla trasmissione dopaminergica.
Adesso è più chiaro. Grazie.
[#3] dopo  
Dr. Alex Aleksey Gukov
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Si può considerare i fosfo-lipidi anche come trasportatori dei gruppi fosforici. I gruppi fosforici sono una fonte per la creazione degli intermedi instabili e carichi di energia come ATP. A differenza del fosforo inorganico, qui si tratta dei composti organici, ed inoltre, la presenza della parte lipidica (fosfo-lipidi) li permette di attraversare più facilmente le membrane cellulari, compresa sia quella intestinale, sia la "barriera" emato-cerebrale, e di distribuirsi più facilmente anche nel sistema nervoso centrale. Questo vantaggio (o, per alcuni, svantaggio) hanno tutti i farmaci che contengono una componente lipidica. Oltre ad essere una tale forma di trasporto (di potenziale forma di energia), i fosfolipidi sono anche una forma di immagazzinamento del fosforo organico, perché la cellula li utilizza nella costruzione delle proprie membrane.

Penso che sul tema di fosfolipidi Le può essere d'aiuto il libro di Biochimica.

[#4] dopo  
Utente 375XXX

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E' stato chiarissimo. Grazie ancora per la disponibilità. E auguri di buona Pasqua.