Utente 823XXX
Gentile staff,
ho 27 anni e da 5 sono alle prese con la prostatite.
Non bevo, non fumo. Lavoro al pc e sono perciò costretto a restare molte ore seduto alla scrivania. Tre volte la settimana frequento la palestra dove effettuo attività aerobica e di sala attrezzi. Inoltre nel fine settimana, specie nel periodo estivo, eseguo attività ciclistica (40 - 50 km).

Nel luglio del 2003 mi fu diagnosticata una prostatite acuta.
REFERTO: All'E.R. prostata aumentata di volume (5 - 10 gr.), pastosa, dolente; fuoriuscita di modica quantità di secreto. Terapia ZITROMAX / VIOXX / CIPROXIN. La mia partner aveva da poco scoperto di avere un'infezione da Clamidya e pertanto si ipotizzò che le cose fossero correlate senza bisogno di effettuare ulteriori analisi.

A 2 settimane dalla terapia il problema sembrava risolto, ma nel giugno del 2004 tornai ad avere gli stessi sintomi: abbondante secreto al mattino, senso di pesantezza al basso ventre, dolore diffuso all'addome e ai testicoli, fitte all'interno dell'ano, variazione dell'eiaculato (volume ridotto e consistenza gelatinosa). Il mio andrologo mi sottopose a E.O, E.R. e un'ecografia senza apprezzare nulla. Temo che a quel punto si fosse convinto che i miei problemi fossero psicologici. Mi consigliò semplicemente di evitare le mie lunghe sessioni in bici, diminuire l'attività fisica in sala attrezzi e bere molto. Per carità, tutti ottimi consigli mi rendo conto, ma stavo male. Frustato dalla situazione decisi disottopormi, sbagliando probabilmente, alla stessa terapia dell'anno precedente spontaneamente. I problemi sparirono.

A maggio del 2006 torno a stare male.
La visita andrologica conferma stavolta la ricaduta: all'E.O. prostata nei limiti, ma dolente e con modesta prostatorrea. Il mio medico mi sottopone ancora a terapia antibitica ma mi spiega che il problema sarà a quel punto difficilmente eradicabile, che devo... non pensarci. Non pensarci?! Stupito, e frustato effettuo la terapia. Il problema sparisce.

A luglio del 2008 torno a stare male.
Ancora una volta il mio andrologo non apprezza nulla, torna a fornirmi consigli sul mio stile di vita. Ed io torno a fare di testa mia, recuperando la vecchia terapia. Mentre sembrava avere effetto decido di sentire il parere di un altro medico. REFERTO: All'E.R. ed ecografia grossolani focolai flogistici in atto ed esiti fibro-calcifici in sede ghiandolare centrale. Utile approfondimento in caso di ricaduta.

Non sono pazzo. Mi sento frustato da una situazione che sta complicando la mia vita di coppia.
Possibile che non esista una soluzione?
Inoltre ora la calcificazione. Sono confuso. Di che si tratta? Il medico parlava di un sistema di protezione della ghiandola che crea un involucro attorno al focolaio batterico. Ma quindi sono infetto? Dovrò fare sesso con il preservativo per il resto della vita nel timore di contaggiare la mia partner? Ho trovato su internet alcuni video di una terapia sull'infiltrazione di un mix antibiotico dritto dentro le calcificazioni fino all'esplosione delle stesse e successivo massaggio prostatico. L'idea mi terrorizza, ma se ciò rappresenta una soluzione forse dovrei provare.

Confido nel vostro tempo, nella vostra disponibilità e nella vostra comprensione. Cordiali saluti.

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[#1] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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Caro Utente,la prostatite,quando si cronicizza,crea,indubbiamente, uno stato di perenne allarme nell'uomo.I consigli sullo stile di vita ed il regime alimentare e l'astensione da alcolici e superalcolici,sono sempre attuali e pertinenti.Dove,necessariamente,non si puo' e non si deve banalizzare la strategia e' sulla terapia,per cui si astenga dal prendere iniziative personali.Un quadro obiettivo caratterizzato da zone edematose (espressioni di un fenomeno congestizio/infiammatorio) e da calcificazioni (esiti cicatriziali) e' caratteristico in molti uomini,non tutti sofferenti di chiari disturbi prostatici.Continui a seguire i consigli dell'andrologo di riferimento nella certezza di non contagiare nessuno ma di seguire uno schema terapeutico (e non solo) ,che abbia una funzione anche di profilassi.Cordialita'.
[#2] dopo  
Utente 823XXX

Iscritto dal 2008
Gentile dr. Izzo, la ringrazio per la Sua disponibilità.
Seguirò il Suo consiglio e continuerò a fidarmi del mio andrologo, sperando in una terapia risolutiva.

Rimango però confuso su un aspetto.
Mi sembra di capire che le calcificazioni non spariranno mai. Sbaglio? Questo vuol dire che in ogni caso rimarrò vita natural durante un 'portatore sano' di batteri? Riducendomi in ultimo a rischiare di contagiare la mia partner salvo poi l'uso delle dovute precauzioni?

Grazie ancora,
cordialmente.
[#3] dopo  
Utente 823XXX

Iscritto dal 2008
Gentile staff, potreste chiarire il dubbio di cui alla mia precedente risposta?
Grazie per il vostro tempo, cordialmente.