Utente 149XXX
Buongiorno. Sono un ragazzo di 38 anni omosessuale. Circa un mese fa ho avuto un rapporto sessuale con un ragazzo che , solo successivamente, mi ha rivelato di essere sieropositivo. Mi ha anche detto di essere in terapia da 5 anni e di avere la viremia al di sotto delle 40 copie (quindi non rilevabile). Nel rapporto sessuale ho avuto un rapporto orale da passivo non protetto e una penetrazione sia da attivo, sia da passivo. Preciso che la penetrazione è stata istantanea, nel senso che in entrambi i casi il pene è stato inserito, senza però proseguire nel rapporto, ed è stato tolto dopo circa un minuto senza muoversi. Circa 3 giorni dopo il rapporto sessuale a rischio ho avuto le placche in gola con annessi sintomi da raffreddore (naso chiuso) ma senza febbre. Le placche sono andate via dopo un ciclo di zitromax (3 pastiglie) e non mi hanno mai portato febbre. Successivamente non ho riscontrato sintomi particolari, anche se, dopo aver saputo che era sieropositivo, ho iniziato a preoccuparmi e a ingigantire ogni piccolo segnale che potesse essere ricondotto a un contagio, specie per quanto riguarda i linfonodi. Io peraltro ho sempre sofferto di tonsille ipertrofiche, quindi non so valutare se ci sia stato davvero un reale ingrossamento.
Detto tutto questo, la mia domanda è: qual è il rischio di aver contratto l'hiv? Per favore non rispondetemi che per avere la certezza devo fare il test. Lo farò, ma per il momento vorrei una risposta in termini di rischi e probabilità, ben sapendo che oggigiorno esistono test attendibili etc etc. Posso affrontare in test sereno o devo preoccuparmi seriamente?
Grazie mille per le risposte.
[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Gentile Signore,
al di là della accurata descrizione del suo rapporto con un soggetto che scorrettamente le ha detto DOPO di essere sieropositivo, lei ha avuto un rapporto anale ricettivo e praticato una fellatio (una "fellatio da passivo" che significa che le hanno preso il membro in bocca o il conttrario? Usi i termini fellatio insertiva o recettiva più congrui e meno ambigui).

Io capisco la sua ansia, le ricordo che il tipo è perseguibile su querela di parte, ma non può pretendere da noi una quantificazione del rischio che le permetta di affrontare il test con serenità.

Le assicuro che ho visto situazioni ben peggiori della sua, con soggetti che per una settimana hanno avuto rapporti anali plurimi non protetti e recettivi con chi solo alla fine ha dichiarato la propria HIV positività, a carica viremica alta, con eiaculazione in ano - retto, e nonostante le più nere previsoni, nessuno dei due si è infettato.

Conclusione: lei deve affrontare il test serenamente, indipendentemente da una "stratificazione del rischio" che non servirebbe a nulla.

Cordialità.
[#2] dopo  
Utente 149XXX

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La ringrazio per la risposta. Il rapporto orale è consistito in una fellatio ricettiva da parte mia del membro dell'altro ragazzo sieropositivo. Capisco che non potete quantificare il rischio in termini probabilistici ma volevo capire, avendomi questo ragazzo assicurato di avere la viremia azzerata, quanto posso essere tranquillo. Purtroppo il suo discorso mi ha un po' turbato perché mi parla di situazioni ben più gravi della mia, il che lascia presupporre che la mia situazione sia comunque grave. Le placche in gola 3 giorni dopo possono essere un sintomo di contagio? Io esattamente a 20 giorni dal rapporto a rischio ho iniziato a sentire le tonsille ingrossate,ma non escludo che si possa trattare di suggestione perché è come se aspettassi il 20esimo giorno per attendermi qualcosa.
Grazie mille
[#3] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Lasci stare le placche in gola che sono una coincidenza e non una sintomatologia da sieroconversione.

Che significa viremia azzerata? Quando è stata valutata l'ultima viremia? Una viremia bassa o azzerata non significa mancata possibilità di trasmissione dell'HIV semmai ridotta carica virale nei liquidi corporei come sperma, saliva, sangue. E poi è vero? Le è stata mostrata la refertazione del dosaggio dell'HIV?

Certo, dando per vera la viremia azzerata, il suo rischio è minore di un contatto con un conclamato o con un soggetto con viremia alta o altissima: ma mi spiace doverle ribadire che secondo le linee guida dell'OMS, copiate dall'ISS, ella deve effettuare un HIV 1 - 2 test in Elisa o in Eclia a 30 gg, a 90gg e a sei mesi, essendo il soggetto notoriamente e per sua propria ammissione, sieropositivo.

In alternativa può ricorrere ai NAT test, che hanno ovviamente una eccezionale precocità nell'individuare l'acido nucleico virale: tuttavia siccome si tratta di escludere una infezione da HIV 1 e da HIV2 , essendo i primers differenti, deve effettuare e dunque pagare due esami distinti per il costo complessivo di circa 500 EUR.

Data la sua situazione a rischio non elevatissimo, io le consiglierei il monitoraggio immunenzimatico.

Cordiali saluti.