Utente 155XXX
Gentili Dottori,
chiedo interpretazione per quanto sotto esposto:
Mia sorella (anni 51,fumatrice trentennale,familiarità per tumori al colon - così è deceduta nostra madre- esegue colonscopia ogni 3 anni, familiarità per mastopatia fibrocistica al seno con asportazione di nodulo benigno nel 2012) nell'avvertire un dolore addominale, come di un peso, si è recata ad eseguire una prima ecografia che poi ha rimandato alla tac della quale trascrivo le parti salienti:
..."Fegato di volume aumentato a struttura sovvertita per visibilità a carico del lobo destro di grossolana area di tenue e disomogenea ipodensità in condizioni basali, che, dopo somministrazione di mdc, presenta un netto enhancemnt nella fase arteriosa e tende alla disomogenea ipodensità nelle scansioni tardive, 0 max circa 84X47 mm.
Si associa la presenza di tumefazioni linfonodali in sede ilare epatica • peripancreatica , intercavoparaortica, lombo-aortica di sinistra. a livello delle stazioni pelviche, 0 max circa 2 cm, in parte confluenti.
Inomogeneità del peritoneo e del grembiule omentale ispessito e grossolanamente addensato,specie a livello della muscolatura retta dell'addome .con nodulazioni contestuali e presenza di formazione, 0 max Circa 97x81 mm, disomogenea per aree di neerosi colliquaticva contestuali, indissociabile dall'utero aumentato di volume.
Vie biliari non dilatate. Lieve ispessimento delle pareti della colecisti. Milza di volume normale, a densità omogenea.
Il pancreas appare modicamente aumentato di volume, specie a livello della regione cefalica e della regione supenore del corpo, con densità disomogenea per aree di relativa ipodensità nel suo contesto"....,

Purtroppo non ci sono dati recenti di una visita ginecologica (ultima 18anni fa seguente alla seconda e ultima gravidanza) quindi non sappiamo quando questa formazione si sia originata e di cosa mai si tratti.
Gli esami generali sono nei range di laboratorio (funziona renale, epatica, elettroforesi proteine ed emocromo) ma trascrivo i più importanti:
GLICEMIA 88 (65 - 110)
AMILASI 473 (28 - 100)
LIPASI 19 (13 -60)
VES 1Ora 72 Fino a 12 e 2aOra 90
Indice di KATZ 58,5
PROTEINA C REATTIVA 8,13 (0,10 - 5,00)
CA 19-9 3,46 (Fino a 39,0)
CA50 2,70 (fino a 25)

Ci è stato suggerito di contattare una struttura oncologica polivalente dove, in sede chirurgica, possano dirimere i dubbi e valutare la resezione delle aree coinvolte.

- è ragionevole pensare possa trattarsi di una patologia maligna all'utero o alle pelvi in genere (da qui i linfonodi attivati) o anche in presenza di un fibroma/adenomioma benigno possono lo stesso attivarsi i linfonodi?
- Perché VES e PCR sono leggermente alterate?
- è plausibile un coinvolgimento del pancreas ancorché i marcatori siano negativi e quindi, cosa indica l'amilasi alta ma la lipasi nella norma?

Vi sarei molto grata se mi aiutaste a fare chiarezza perché non riusciamo a capire come e dove indirizzarci.
[#1] dopo  
Dr. Mirco Bindi
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Gentile Signora, quello che le hanno consigliato è corretto: sua zia necessita di un esame istologico per comprendere la natura delle alterazioni multiple. La Tac mostra lesione epatica di 84 mm, linfonodi addominali in quasi tutte le stazioni, una formazione addominale di 97mm attaccata alla parete e alle strutture intestinali, infine un modico aumento del pancreas disomogeneo. Le possibilità di rimozione di tutte queste lesioni sono praticamente zero, quello che può fare un chirurgo o un ginecologo è un intervento il meno aggressivo possibile per avere una diagnosi di natura istologica. Anche un ecografista con la attrezzatura adeguata potrebbe fornire la diagnosi con minimo traumatismo.
Gli esami del sangue sono importanti ma non troppo. Cerchi in tempi "congrui" di arrivare alla diagnosi in modo che qualsiasi modalità terapeutica, sia pianificata con la paziente ancora in buone condizioni generali. Quando sarà in possesso di nuove informazioni ci ricontatti. cordiali saluti
[#2] dopo  
Utente 155XXX

Iscritto dal 2010
Gent.mo Prof. Bindi,
La aggiorno in merito agli sviluppi del consulto sopra riportato.

Abbiamo indirizzato nostra zia presso un noto Istituto di riferimento per le malattie oncologiche della nostra Regione.
A seguito di un periodo di ricovero necessario ad espletare tutti gli accertamenti (ecografia, tac cerebrale/torace e addome, colonscopia, gastroscopia, visita ginecologica, rx torace, scintigrafia ossea, biospia di una porzione della massa avente sede nelle pelvi) è stato diagnostico un carcinoma in stato avanzato scarsamente differenziato di origine ginecologica, probabilmente originato dalle ovaie estesosi al peritoneo, omento, in sede linfonodale, intraparechimale ed epatica.

Sono stati effettuati 3 cicli di chemioterapia neoadiuvante con carboplatino 685 e paclitaxel 280 che hanno fatto scendere il CA125 da un iniziale valore di 2000 a 84 dopo il secondo ciclo. Le condizioni generali in corso di terapia sono state sempre ottimali (buoni valori di emoglobina, piastrine e globuli bianchi , nessun effetto collaterale avvertito se non una leggero formicolio agli arti e la perdita dei capelli)

E’ stata quindi sottoposta 15 giorni fa ad intervento chirurgico che ci comunicano essere stato di risultato ottimale avendo rimosso tutta la malattia visibile asportando l’omento, buona parte del fegato, milza, un tratto dell’intestino, l’apparato riproduttivo e i suoi annessi.

E’ stata trattenuta nel post-ricovero per una decina di giorni nei quali sono stati praticate due trasfusioni, alimentazione per via endovenosa per circa una settimana e poi dieta leggera.

E’ però comparsa dal primo giorno la febbre odurante tutto il corso della giornata che va da 37.1 fino a punte di 38/38.5. Talvolta è stata sfebbrata per 24ore, poi ha di nuovo avuto rialzi di temperatura.

Per questo, oltre a tachipirina, sono stati somministrati 2 tipi di antibiotici (metronidazolo ed un altro che non ricordo) e praticata una tac, una rx torace ed una ecografia che hanno evidenziato un lieve versamento pleurico e intraepatico.

Purtroppo i clinici non sono stati particolarmente esaustivi al riguardo ; ci hanno solo riferito che il versamento liquido è minimo ed è tale da non richiedere interventi di aspirazione/toracentesi (specie dopo questo tipo di stress chirurgico) e che la febbre dovrà essere monitorata e trattata con tachipirina. Il versamento potrebbe asciugarsi, poi, per effetto della somministrazione delle successive chemio. (Ancora non sappiamo quando dovrà ricominciare)

Per questo è stata dimessa, in costanza di rialzo febbrile (37.2) con prescrizione unicamente di un ciclo mensile di integrazione con acido folico e ferro, e tachipirina al bisogno in attesa dei prossimi cicli di chemio.

Ora è a casa, dopo 15 giorni dall’operazione e tutti i giorni, specialmente dal tardo pomeriggio in poi, presenta febbre a 38.0/38.5

Da cosa può dipendere, secondo lei, questo sintomo della febbre? Dobbiamo soffermarci?

Ho sentito parlare di febbre neoplastica. Può essere questo il caso? Preciso che è la prima volta che comprare questo sintomo, mai presentatosi durante la fase iniziale nè durante le chemio precedenti all'intervento chirurgico.

Può dipendere anche dal fatto che per giorni, a causa della ripetuta somministrazione dei liquidi per via endovena, si è sviluppata una forte flebite agli arti superiori?

Il fatto di non avere più la milza come puó incidere rispetto a questi eventi e alla qualità della vita in seguito?

Le sarei davvero grata se potesse chiarirci le idee con un Suo parere perché adesso siamo un po’ in confusione anch perché vediamo nostra zia molto debole e sofferente.

La ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali saluti
[#3] dopo  
Dr. Mirco Bindi
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Gentile signora
Sua sorella (o sua zia) di 51 anni dopo la insorgenza dei sintomi a settembre ha fatto tre cicli di chemioterapia ed e' stata sottoposta a un intervento per la rimozione di tutte le aree interessate dalla malattia compresa la milza. Da meta' gennaio 2016 ha febbricola. A parte la flebite all'arto superiore che dipende dai farmaci o dall'operatore che metteva le flebo, certamente e' correlata al carcinoma indifferenziato in quanto tale forma e' ubiquitaria nell'organismo.
Lei mi riferisce che la paziente e' debole e sofferente. Cosa vuol dire? quante ore del giorno sta a letto? e' in grado di accudire a se stessa e riesce ad uscire di casa per la spesa? Sembrano domande banali, ma sono un indicatore prognotico preciso. La febbricola non e' importante in quanto e' la risposta del corpo alla malattia che e' presente. La tachipirina fa abbassare la febbre (sicuramente neoplastica), ma debilita la persona nel lungo periodo.
Dubito che nel centro a cui si e' rivolta le abbiano accennato alla importanza della alimentazione. Vada sul mio sito ed approfondisca l'argomento. Appena pronta mi aggiorni dando le risposte alle mie domande. Cordiali saluti.
[#4] dopo  
Utente 155XXX

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Gentilissimo Dottore,
ringraziandola anzitutto per la disponibilità a seguire il mio caso La aggiorno sugli sviluppi della malattia di mia sorella (...se nei precedenti consulti mi riferivo ad una "zia" era solo per un maldestro tentativo di evitare che mia sorella si riconoscesse nel caso descritto).

La febbre è stata di 38.0/38.5 dal giorno dopo l'intervento fino alle seguenti due settimane. E' stata trattata con tachipirina solo nei 10giorni di ricovero e qualche altro giorno a casa.
Poi mi sorella ha deciso di non assumere altro paracetamolo visto che ha notato che la febbre saliva verso sera massimo a 38.3 e poi da sola scendeva senza trattamento.

Successivamente sono stati rimossi i punti e, su uno in particolare, è stata esercitata una pressione e disinfettata con acqua ossigenata.

Non so se può influire un evento così banale ma da quel momento abbiamo notato che la febbre ha cominciato a scendere fino a non presentarsi più.

Mia sorella, dopo circa 15 giorni dall'intervento, nei quali è stata un po' più debole come le scrivevo (ma ho notato che vi era - in parte -anche una componente psicologica che la induceva ad essere meno proattiva), adesso è tornata alle normali attività.

A parte un po' di fastidio nell'indossare una fascia elastica addominale (che le hanno suggerito di portare per circa un mese) compie piccoli lavori domestici, esce e passeggia anche per diverse ore consecutive, bada a se stessa e alla famiglia, ha un buon riposo ed ha ripreso senso dell'appetito, curando molto l'alimentazione (ho letto, e trasmesso, i suoi consigli circa l'alimentazione e di questo La ringrazio).

La prossima settimana ricomincerà i cicli di chemio (credo siano almeno altri 3) e poi....speriamo che le cose siano gestibili e che il suo fisico regga.

Alla luce delle mie risposte alle sue domande, secondo la Sua esperienza, potrebbero essere segnali incoraggianti di ripresa?
Quali potrebbero essere gli scenari che si vanno a prospettare a questo punto?

Purtroppo, nel Centro dove si è recata, danno le spiegazioni con il contagocce...
....siamo nel buio più completo!

La ringrazio profondamente per l'attenzione e Le rinnovo la mia stima per il pregevole servizio che ci offre.

[#5] dopo  
Dr. Mirco Bindi
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Gentile Signora, In oncologia c'e' una regola fondamentale che e' quella che nulla puo' essere fatto se il paziente non e' d'accodo. Il miglioramento della sorella e' un buon segno e per questo ha deciso di continuare la chemioterapia. Cio' significa che ha fiducia nei medici che la seguono e Lei come sorella non puo' fare altro che aiutarla nel percorso. Io non ho altri suggerimenti.
Nei prossimi mesi, segua lo stato della sorella e lo registri nella mente, meglio ancora se ogni 45 giorni vi fate una foto insieme. In questo modo si renderà conto di come evolve la situazione. Non esiti a mandare i suoi resoconti. cordiali saluti