Utente 394XXX
Salve,
17 giorni fa al rientro da una corsa (allenamento di circa 30 min) mi sono accorto che avevo una vena appena sotto al polpaccio destro sporgente, dura come una roccia, e dolorante al tatto. Al mattino successivo la situazione era invariata e sospettando che mi si fosse chiusa una vena sono andato al pronto soccorso. Diagnosi: tromboflebite superficiale di 7 cm. e 30 giorni di terapia con anticoagulante "arixtra".
La vena era abbastanza dolorante la sera dell'infortunio, il secondo giorno già meno dolorante anche se il gonfiore era più diffuso sul polpaccio. Dal terzo giorno il dolore è passato e anche il gonfiore, però la vena è rimasta dura al tatto, come se avessi un ramoscello sotto la pelle.
Aggiungo a titolo informativo che ho 46 annni e ho sempre fatto tanto sport, negli ultimi anni soprattutto corsa e quest'estate soprattutto bici. In generale godo di buona salute e non prendo farmaci. Sono alto 170 cm, peso 69 Kg, corpo in generale abbastanza muscoloso.

Al momento ho già fatto 15 iniezioni di arixtra e la situazione mi sembra comunque invariata: la vena è ancora dura e delle stesse dimensioni che aveva diciamo 3 giorni dopo l'infortunio.
Sul consiglio del mio medico ho interrotto tutte le attività sportive, anche se il medico del pronto soccorso mi disse che potevo tranquillamente continurare a fare attività fisica, evitando di sforzare il polpaccio; facendo un lavoro d'ufficio sto tanto seduto e la circolazione delle gambe non ne gode tanto... cammino giusto un pochino alla sera.

Vorrei chiedere chiarimenti su alcune cose:
1) In quale maniera il coagulo o trombo (non so quale sia il termine corretto) dovrebbe risolversi? Da ignorante in materia faccio un ragionamento che probabilmente è errato, ma suppongo che l'anticoagulante dovrebbe lentamente "sciogliere" il coagulo; però mi chiedo: quando il coagulo diventerà sufficientemente piccolo da riaprire la circolazione, non potrebbe staccarsi e diventare un embolo e entrare in circolo in maniera pericolosa? Il medico del pronto soccorso e anche il mio medico di base non sono sembrati tanto preoccupati del mio prolema, ma il pensiero di poter aver un embolo mi mette una certa ansia...
2) E' normale comunque che dopo 17 giorni e 15 di terapia la situazione sia ancora invariata?

Grazie
[#1] dopo  
Dr. Lucio Piscitelli
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Gentile Utente,
la lisi di un trombo avviene per effetto dei normali processi riparativi dell'organismo. L'azione dell'anticoagulante è favorente e si esplica per lo più impedendo l'ulteriore accrescimento favorito dalla stasi.

Le trombosi venose superficiali, soprattutto se periferiche, del tutto eccezionalmente possono complicarsi con migrazione embolica del trombo o di suoi frammenti.

La risoluzione completa di una flebite puà richiedere tempi anche lunghi (settimane - mesi) e, soprattutto in assenza di preesistenti affezioni venose (varici) o cause scatenanti (traumi, immobilizzazione prolungata, ecc.), andrebbe indagata la coesistenza di patologie favorenti.

Alcuni tipi di attività sportive sono controindicati e il ciclismo è una di queste.

Immagino che Le sia stata prescritta e che utilizzi una opportuna elastocompressione, che risulta indispensabile e risolutiva nell'atenuare i sintomi ed accelerare la risoluzione del processo.
[#2] dopo  
Utente 394XXX

Iscritto dal 2015
Per quanto riguarda le cause scatenanti sto facendo accertamenti, ho fatto una ecografia completa della zona addominale per escludere cause oncologiche ed ecografia alle ghiandole inguinali: tutto è risultato nella norma. Tra 8 giorni farò un ecodoppler agli arti inferiori per valutare la circolazione e verificare anche se tromboflebite è risolta o migliorata.
Credo che il problema possa essere dovuto a una serie di cambiamenti avvenuti negli ultimi tempi:
- a causa di un problema al ginocchio, da circa 1 anno ho modificato il mio modo di correre, ora corro appoggiando sull’avampiede anzichè sul tallone. La corsa è molto piu “soft” per il ginocchio ma è massacrante per i polpacci.
- Questa estate ho sospeso la corsa e ho fatto bici 3 volte a settimana, ma erano circa 15 anni che non mi allenavo con la bici e questo è stato quindi un cambiamento notevole per le mie gambe (e suppongo anche per le vene)
- Dopo tutta l’estate con allenamenti di bicicletta avevo appena ripreso a correre, e il giorno dell’infortunio era il mio secondo allenamento di corsa
- una settimana prima della tromboflebite ho cambiato lavoro: prima lavoravo seduto su una “ball” ora sono tornato alla classica sedia da ufficio; inoltre ho raddoppiato il tempo trascorso alla guida in auto. Devo dire che fin dai primi giorni ho avvertito difficoltà nella circolazione delle gambe, fastidio lungo la linea della safena e a volte formicolio, e soprattutto nelle ultime ore di lavoro dovevo alzarmi spesso per sgranchire le gambe.

Le calze elastiche non mi sono state prescritte, anche se il mio medico mi ha accennato al fatto che possono in generale essere utili nei casi di problemi alla circolazione venosa.
Non mi attira molto l’idea di indossare qualcosa di stretto ed elastico: qualsiasi cosa mi stringe alle gambe generalmente mi provoca fastidio, anche semplicemente i pantaloni stretti o i calzini stretti. Però se lei dice che queste calze speciali possono essere utili posso provarle. In tal caso dovrei portarla solo sulla gamba malata, o su entrambe?

Grazie