Utente 222XXX
Buonasera, vi scrivo animata da una grandissima preoccupazione. Dopo 2 aborti ed una gravidanza con successo nel 2012, oggi, a 36 anni sono nuovamente incinta e oggi mi trovo a 8+0 settimane di gravidanza . la settimana scorsa ho effettuato la prima ecografia da dove risultava tutto nella norma con embrione e BCF visualizzato. Purtroppo il giorno dopo è esplosa una vera epidemia di varicella nell'asilo del mio primo figlio di 3 anni che infatti ha contratto la varicella (una bolla il 16 dicembre, poi molte altre il 18 e il 19 dicembre, allo stato attuale sembra si stai fermando). Io, come confermato dalle analisi Igg e Igm fatte in questi giorni, non l'ho mai contratta.
Sono stata attenta nel contatto con il bimbo, ma ovviamente non è semplice e nei giorni antecedenti la manifestazione della malattia ci siamo "sbaciucchiati" ben bene (com'è normale che sia).
Sono preoccupatissima e il mio ginecologo mi sta dando informazioni con il contagocce al riguardo e le persone intorno a me mi dicono cose orribili. Come potrei comportarmi se nei prossimi giorni dovessi manifestare i sintomi?
vi ringrazio anticipatamente

un saluto
[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Gentile Signora,
se lei risulta immunologicamente "scoperta", cioè non ha IgG contro VZV è pressocchè certo che contrarrà la malattia.
Varicella e morbillo sono le più diffusive tra le malattie virali, a maggior ragione l'aver posto in essere un comportamento "materno" nei confronti del piccolo paziente rappresenta una aggravante.
Per quanto riguarda il suo stato: entro 72/96h dal contagio avrebbe potuto eseguire la somministrazione di VZIG, sebbene non ci siano studi che confermino l'efficacia assoluta nella prevenzione delle complicanze fetali anche se la mamma non manifesti la forma clinica.
Avrebbe dovuto dirglielo il ginecologo.
La somministrazione di VZIG attualmente risulterebbe inutile.
La letteratura recente e qualificata indica che se la madre contrae l’infezione primaria nei primi due trimestri di gravidanza, la trasmissione verticale del virus si può verificare fino al 25% circa dei casi (secondo altre statistiche più benevole dallo 04% al 2%) causando, nel 12% dei feti a cui è stata trasmessa l’infezione, la cosiddetta sindrome da varicella congenita. I sintomi clinici di questa patologia sono rappresentati da lesioni cutanee, anomalie oculari, quali cataratta e corioretiniti, difetti neurologici, ipoplasia del limbo, ritardo psicomotorio e atrofia muscolare, con una mortalità nei primi due mesi di vita che può arrivare anche al 30% in alcune casistiche.
Quindi è bene che lei senta il Ginecologo per valutare un eventuale aborto terapeutico se non intervenga quello spontaneo.
Aggiungo che l’infezione primaria da VZV contratta dalla madre nel corso dei primi due trimestri di gravidanza necessita, se non si opta per l'aborto, di un accurato follow - up periodico con ecografia o risonanza magnetica per monitorare la comparsa degli eventuali segni caratteristici della sindrome da varicella congenita. La diagnosi definitiva si conferma attraverso la ricerca di IgM specifiche o del genoma virale a livello del liquido amniotico o del sangue fetale.
Finalmente, la terapia con Acyclovir può essere è indicata sia per il trattamento di complicazioni materne che possono manifestarsi in seguito a infezione primaria da VZV contratta durante la gravidanza.
Le ho risposto perchè il suo consulto è inevaso dal 21 scorso: la situazione è rischiosa, glielo dico con profondo rammarico ma con realismo.
Pertanto non perda tempo per fare il punto della situazione con il suo Ginecologo o a consultare un infettivologo presso lo Spallanzani, il prima possibile.
Speriamo che la nascita del Bambinello voglia proteggere Lei e il feto che ha in grembo.
Io le auguro Buon Natale e ogni bene.
Vincenzo Caldarola.

[#2] dopo  
Utente 222XXX

Iscritto dal 2011
Gentile dott. Caldarola, la ringrazio moltissimo per avermi risposto cogliendo la profonda ansia che mi accompagna in questi giorni, e rispondendo a tante domande in modo molto chiaro; le porgo anche io i miei più cari auguri di Buona Feste.

Per quanto riguarda la varicella, ancora non si è manifestata su di me, ma non so se questo sia tranquillizzante in modo particolare, dato che sono trascorsi solo 10 gg dall'esordio della malattia su mio figlio, comunque lunedì vorrei ripetere le analisi per vedere una eventuale variazione di igM.
Ho parlato nei giorni scorsi per un rapido consulto con una dottoressa dello Spallanzani, specializzata in casi di gravidanze con possibili malattie infettive. Mi ha parlato anche lei delle immunoglobuline ma ha anche accennato ad una oggettiva difficoltà di reperimento delle stesse in questo momento (ne ignoro le cause) e quindi..avevo poco da sperare su quel fronte.Mi ha detto che il principale rischio ora rimane l'aborto spontaneo con la regola del "tutto o niente",e mi ha suggerito di non ricorrere ad aciclovir fino alle 12 settimane, sempre se possibile.

Continuo a sperare ed avere fede, eppure sento di necessitare di un piano "alternativo" anche perchè arrivare troppo "avanti" con una decisione di eventuale aborto terapeutico è per me e mio marito difficile da sostenere, per tantissime ragioni, principalmente etiche, ma anche "tecniche", ad esempio non so come sia la procedura a seguito di un precedente cesareo (ho effettuato TC nel 2012).
Quello che oggi mi chiedo e soprattutto le chiedo è questo: a fronte del fatto che secondo i miei calcoli la malattia potrebbe manifestarsi entro il 7 gennaio al massimo (e sarei in quel caso a 10 settimane e qualche giorno), è possibile pensare ad una villocentesi con esami specifici volti a scoprire il passaggio del virus della varicella? può valere la pena già oggi prenotare (sempre se fattibile!) un esame simile ? le faccio questa domanda perchè so che la villocentesi si esegue al massimo entro le 13 settimane.
inoltre la situazione è mi pare complicata dal fatto che avevo già previsto una amniocentesi, quindi in un periodo successivo, e non so se sarebbe possibile fare una villocentesi dato anche il mio utero retroversoflesso.

Insomma, se in questi momenti di festa riuscisse a trovare un momento per me e le mie preoccupazioni, le sarei veramente veramente grata.

cordiali saluti
C.
[#3] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Carissima Signora,
empatizzo profondamente con lei e mi spiace che stia passando un momento così psicologicamente devastante.
Non sono parole di circostanza.
Per calcolare bene il periodo di incubazione deve valutare che un paziente con varicella è contagioso già 1 - 2 giorni prima delle manifestazioni cliniche e tale resta fino alla caduta delle crosticine.
Il periodo di incubazione deve calcolarlo in 3 settimane abbondanti: al 21 giorno vi è ancora il rischio di ammalarsi per cui, può considerarsi fuori pericolo al 25 giorno dal primo contatto.
Purtroppo, glielo avrà confermato la Collega dello Spallanzani, con la varicella il contagio è pressocchè inevitabile: la manifestazione clinica della malattia potrà essere di variabile intensità intensità in lei e modulabile eventualmente con l'Aciclovir ma ciò non influisce sulla potenziale trasmissione verticale al feto.
Le confermo la difficoltà di reperire le VZIG che comunque, dato il tempo trascorso non sarebbero state più indicate e sulle quali esiste ampia discordanza tra gli Infettivologi, sulla effettiva protezione del feto quand'anche la mamma non manifesti la malattia.
Concordo con la Collega che non è il caso di assumere l'Acyclovir adesso: semmai quando lei dovesse avere manifestazioni cliniche.
Le ho fornito questi dati per aiutarla nei calcoli: deve cominciare a contare i 25 giorni di incubazione da due giorni prima che il bambino avesse le manifestazioni cliniche: le date esatte io non le conosco Lei certamente si.
Concordo ancora con la collega sulla alta abortività a seguito di infezione fetale: tuttavia se l'aborto spontaneo non dovesse verificarsi e la gravidanza dovesse continuare a procedere, indipendentemente dal suo status immunologico, occorrerà valutare l'infezione fetale: come le ho scritto precedentemente le statistiche sulla percentuale delle malformazioni hanno un ampio range ma può essere che lei non se la senta di rischiare nemmeno il 2% di quelle più ottimistiche.
Mi correggano i ginecologi se sbaglio (io non lo sono) ma la villocentesi è fattibile e sarebbe utile pur comportando un rischio di aborto non bassissimo.
Sui dettagli tecnici non voglio entrare ma la posizione retroversoflessa uterina non credo sia un ostacolo insormontabile per una villocentesi trans - addominale e comunque potrebbe avere notizie più specifiche in merito dal suo Ginecologo, che spero smetta di temporeggiare sulla pelle degli altri. Al conto dei giorni deve aggiungere i tempi tecnici per l'esecuzione delle ricerche sui villi prelevati.
La IVU per la legge 194 va praticata entro 90 giorni dal concepimento (13 - 14 settimana) : non credo che un suo precedente cesareo sia di ostacolo alla procedura classica di isterosuzione: anche su questo il suo ginecologo deve darle una dritta.
Dunque, il margine temporale per il passaggio dalla IVU all'aborto terapeutico è molto stretto: questo deve chiarire al suo ginecologo.
Perchè nella malaugurata ipotesi che lei porti a termine la gravidanza e suo figlio nasca con una varicella congenita e le sue complicanze, ha il 30 % di probabilità di decedere entro il terzo mese di vita, se vi sono anomalie cerebrali, o rimarrà un bambino diverso per tutta la vita e non saranno certo il ginecologo o altri a farsi carico di tali traumi psicologici.

Le chiedo scusa se le sembro crudo ma stiamo parlando di argomenti sui quali il "ni" non può essere ammesso.
Pertanto reperisca il suo ginecologo e gli parli chiaramente: ha il dovere di assumersi anche lui le sue responsabilità etiche e deontologiche verso le pazienti.

Come vede io il tempo l'ho trovato: anzi la invito ad affrontare tutta la questione con la razionalità necessaria ancorchè comprenda il suo stato d'animo. Se lo desidera può tenermi informato quando vuole.
Saluti cari,
Caldarola.