Utente 396XXX
Caro dottore, ho letto con interesse molti dei dei sui consulti: si nota non soltanto una professionalità ma anche una notevole attenzione per la persona.
A seguito di un episodio drammatico, che ho descritto in un altro consulto, sempre in anestesia e rianimazione; ho un po' abuso del medicinale Lendromin (per non pensare)..
Il farmaco oramai sta perdendo efficacia.
Ora vorrei cortesemente porle due informazioni:
1) una volta sospeso il Lendormin, quando tempo impiega il cervello per ritornare tollerante alle dosi terapeutiche?
2) è possibile utilizzare il farmaco Noctetc in un persona assuefatta alle bzd? oppure l'assuefazione al Lendormin rende insensibile al cervello anche al cloralio idrato?
Grazie

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[#1] dopo  
Dr. Stelio Alvino
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Gentile ragazzo, ho letto il precedente post che mi era sfuggito per una mia assenza prolungata ma per il quale è stato supportato dal dott. Migliaccio. Giusto per farmi un idea delle motivazioni per le quali ha utilizzato il farmaco citato.
Penso che però le domande che lei pone dimostrino un approccio complessivo non corretto per affrontare il problema di questo trauma passato che non ha ancora ben metabolizzato. Mi permetto di chiederle chi la sta seguendo dal punto di vista medico in questa faccenda. Cioè se la benzodiazepina le è stata e le viene prescritta da qualche collega e se lei rispetta i dosaggi consigliati. O il progressivo aumento della posologia fino a realizzare un quadro di "tolleranza" è stato frutto di una scelta personale di automedicazione.
Penso che l'aiuto di cui abbia veramente bisogno non sia solo farmacologico ma anche psicoterapeutico. Non so se ha affrontato il problema anche da quest'ottica.
Perché ritengo che in questo caso anche dovesse utilizzare delle benzodiazepine più potenti o addirittura passare ad altra categoria di psicofarmaci col tempo il problema si ripresenterebbe a scapito di un benessere psicologico (con tutti i risvolti che ciò comporta) abbastanza compromesso.
Il mio parere è che in ogni caso in questo modo la terapia non serva, ma diventi solo una dipendenza. Spero che voglia considerare anche questa possibilità utilizzando anche il parere dei nostri psicologi.
Per completezza di informazione termino con la risposta ai suoi due quesiti: non è possibile quantificare un tempo necessario per tornare a risentire i benefici di un "dosaggio terapeutico".
Cambiare categoria di psicofarmaci può ovviamente determinare un iniziale beneficio ma ovviamente maggiori saranno gli effetti collaterali e le limitazioni legate all'uso prolungato.
Con questo la saluto cordialmente
[#2] dopo  


dal 2016
Si sono seguito. Non da psicologi, ma da amici e dalla mia cara mamma, che ho avuto sempre accanto :-)
Ho riletto più volte e con attenzione quello che ha scritto nel post precedente, ma, se me lo permette, vorrei chiederle un chiarimento.

1) Gli anestesisti lavorano anche privatamente?
In caso favorevole, voi siete autorizzati a prescrive farmaci non bzd.
2) dott.Alvino, perfavore potrebbe spiegarmi quali sono i rischi dell'utilizzo dei seguenti farmaci?
-noctec-
-pentobarbital-
Si tratta di medicinali più rischiosi del lendormin?
Cordialmente
[#3] dopo  
Dr. Stelio Alvino
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Buonasera, certamente si, molti colleghi esercitano con attività libero professionale occupandosi per esempio di rami collaterali della nostra specialità come la "Medicina del dolore", medicina complementari come quella cinese o la "M. Iperbarica"... ovviamente per tutto il resto occorre una sala operatoria o una rianimazione, quindi un ambiente ospedaliero pubblico o privato.
Noi possiamo prescrivere qualsiasi tipo di farmaci in quanto Medici specialisti però sappia che per alcuni di essi vi è una prescrizione esclusivamente per uso ospedaliero, non si trovano in commercio ma solo nelle strutture di ricovero e cura.

Il primo farmaco da lei indicato (cloralio idrato) è un ipnotico e sedativo con proprietà simili ai barbiturici di cui il pentobarbitale ne è proprio uno. E' un farmaco che abitualmente noi anestesisti non usiamo, un tempo forse per la sedazione dei bambini. Dà dipendenza, tolleranza e sintomi da astinenza alla brusca sospensione. Il sovradosaggio determina depressione del sistema nervoso centrale e dei centri respiratori bulbari con coma e arresto respiratorio.

Il pentobarbitale è il nostro vecchio anestetico generale, oramai desueto e non più utilizzato, iniettato per vena serviva a indurre , con non pochi effetti collaterali, l'anestesia generale; ora sostituito con un un farmaco a noi più congeniale e maneggevole ma che usato in mani inesperte, può determinare la morte del paziente... (Michael Jackson insegna).
Quindi converrà anche lei che sicuramente ci troviamo in una categoria ben diversa dalla benzodiazepine, sicuramente più rischiosa e comunque non troverà penso nessuno che "lecitamente" potrà prescriverle ciò.
Un ultimo consiglio: ritengo importantissimo il fatto che abbia degli amici veri che le stiano vicino con il supporto anche della sua mamma, ma ritengo ancora di più che un supporto di altro tipo sia però altrettanto importante. Inoltre con il suo medico curante potrebbe valutare anche la possibilità di rivolgersi in un centro di "Medicina del sonno" come questo a lei più vicino che le allego:

http://www.hsr.it/clinica/specialita-cliniche/centro-medicina-del-sonno/

oppure:

http://www.aosp.bo.it/content/medicina-del-sonno-ambulatorio-i-disturbi-del-sonno-e-laboratorio-di-polisonnografia

Mi raccomando, non ritengo che la scelta esclusivamente farmacologica sia quella giusta, rischia di crearsi dei grossi problemi. Con ciò penso di aver esaurito, se pur in maniera succinta, l'argomento.
Cordialità ^_^
[#4] dopo  


dal 2016
La mia idea di partenza era un'altra, non citabile qui pubblicamente.
La ringrazio comunque per la risposta.
Cordialissimi saluti
[#5] dopo  
Dr. Stelio Alvino
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Quando e se vuole ne possiamo riparlare anche privatamente... così capisco qual è la sua idea di partenza.
Saluti.
[#6] dopo  


dal 2016
Va bene, dove posso mandarle una mail?
[#7] dopo  
Dr. Stelio Alvino
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