Utente 856XXX
Buongiorno,
sono una soccorritrice volontaria e presto spesso servizio per il 118.
Vorrei conoscere a quali rischi infettivi mi espongo (oltre naturalmente all'epatite e altre malattie trasmettibili per via ematica) o rischio di espormi con questo tipo di attività (che faccio con molta passione e attenzione).
Infine, ci sono esami specifici che posso effettuare al fine di escludere eventuali malattie contratte durante i servizi?
Grazie per la vostra risposta

Sei stato ricoverato in un ospedale italiano?

Esprimi un giudizio

Hai vissuto un'esperienza positiva con un medico o in una struttura sanitaria?

Raccontacela

[#1] dopo  
Dr. Francesco Nardacchione
32% attività
4% attualità
16% socialità
ROMA (RM)
Rank MI+ 52
Iscritto dal 2006
Gentile signora,
come lei ha ben immaginato, nella attività di soccorso che lei presta con tanta passione ed attenzione, non esistono solo i rischi infettivi, ma esistono altri rischi che troppo spesso vengono misconosciuti. Mi riferisco ai rischi insiti nell'esercizio della professione che espongono i soggetti ai contatti più disparati con conseguenze a distanza a volte difficili da ricondurre ad un episodio. Ad esempio quelli di ordine allergologico, da stress, traumatici, pneumologici, psicologici e quant'altro.
Ogni patologia andrebbe poi verificata incrociandola con le condizioni generali dell'interessato. Un soggetto ansioso è più facile che vada incontro a gastriti o ulcere, mentre un forte fumatore potrebbe avere più facilmente disturbi respiratori, persone atletiche hanno più facilità di raggiungere luoghi impervi per prestare soccorso etc.
Sicuramente infine le protezioni imposte (occhiali, guanti, camici etc) per legge aiutano nella prevenzione, mentre il buon senso e l'esperienza ci devono poi permettere la gestione più corretta degli interventi.
Continui quindi in questa sua opera meritoria tralasciando chi, come me, ogni volta che ha prestato soccorso ha pensato solo alla salute del paziente, senza porsi troppe domande.

Cordiali saluti
[#2] dopo  
Utente 856XXX

Iscritto dal 2008
Gentile dott. Nardacchione,
la ringrazio per la sua risposta. Condivido anche io il suo punto di vista sulla necessità di dare priorità alla persona soccorsa sul soccorritore. E' anche vero che una volta finito il servizio, che il più delle volte viene svolto in forma volontaria, sono molti i dubbi che permangono ( a causa anche della scarsa conoscenza approfondita nel campo sanitario) e credo sia inevitabile pensare agli eventuali rischi a cui si possa essere esposti, anche al fine di proteggere noi stessi e chi ci sta intorno.
Grazie ancora
Cordialmente