Utente 244XXX
Egregi Dottori buongiorno. Dovrò fare per la prima volta una colonscopia. Ho chiesto espressamente di non essere sedato perchè purtroppo è la mia più grande paura. La sedazione sarà con il Midazolam nell'eventualità che il dolore sia troppo intenso. Avendo un prolasso valvolare con rigurgito di grado lieve quali rischi ci sono? Ho letto che il farmaco può provocare, tra le altre cose, l'apnea. Soffro da sempre di ipotensione. Preferisco il dolore all'estremo, piuttosto che la perdita di coscienza. Grazie per l'attenzione

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[#1] dopo  
Dr. Stelio Alvino
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Buongiorno, mi permetto di contraddirla soprattutto nel punto in cui afferma che per paura della sedazione preferisce avere "dolore all'estremo". In realtà è proprio quest'ultimo fattore a detereminare più problemi, anche molto gravi, in un paziente che effettua una manovra complessa durante un esame.
Quindi consiglio vivamente di affidarsi al collega che la metterà nelle migliori condizioni di comfort per poter sopportare il fastidio di una colon scopia.
Generalmente non solo midazolam ma anche un oppiaceo associato mettono il paziente nelle migliori condizioni per eseguire l'esame in questione.
Lasci perdere cosa trova scritto sul foglietto associato al farmaco, ovviamente la gestione deve essere totalmente medica, eseguita da mani esperte e solo così qualsiasi rischio scende praticamente, anche se non assolutamente, a zero. Il suo modesto problema valvolare cardiaco non aumenta comuque il complessivo rischio.
Buon fine settimana.
[#2] dopo  
Utente 244XXX

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La ringrazio Dottore per la risposta ma il mio terrore verso ogni forma di sedazione o anestesia ha motivi molto fondati. Non importa se Lei non risponderà o se questo messaggio non verrà pubblicato. Nel lontano 1986 per una banalissima ernia inguinale congenita sinistra, al risveglio dall'intervento, ho vomitato etere per un pomeriggio intero con successivi dolori lancinanti all'esofago. Sono stato malissimo tra vomito, sforzi di stomaco e paura di rompere i punti e anche se sono passati parecchi anni (30) il ricordo è molto forte. Poi però sono stati capaci di fare molto ma molto peggio. Quattro anni dopo per una deviazione del setto nasale entro in sala operatoria. Al risveglio (per fortuna) ho subito sentito che c'era qualcosa che non andava ma essendo ancora stordito, subito non gli ho dato peso. Poi però si. Con l'ago, l'anestesista o l'infermiere o chi per lui, ha passato la vena ed è entrato nel nervo mediale lacerandolo. L'avambraccio sinistro era completamente morto. Cortisone a iosa per mesi con un recupero lunghissimo. Oggi che sono passati ventisei anni, oltre ad avere dei limiti che partono dalla spalla, passando per il braccio per arrivare alla mano, dove quando è molto freddo riesco persino a spegnerci una sigaretta perchè la sensibilità non c'è più. Cosa ne pensa Dottore? Posso avere fiducia nell'anestesia e in chi la maneggia? Indipendentemente da tutto quello che mi viene detto, la risposta è una sola: NO
[#3] dopo  
Dr. Stelio Alvino
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Gentile Signore,
Le rispondo certamente e non vedo motivo per cui:
1°, il suo post non debba essere pubblicato;
2° non le si debba fornire risposta.
Ha descritto due eventi spiacevoli ma legati, il primo, all'eventualità di vomito post operatorio che (molto più in passato) accompagnano le anestesie generali al risveglio. Oggi fortunatamente sono cambiati gli anestetici e soprattutto vi sono farmaci antiemetici ben più potenti che difficilmente determinano vomito nel paziente operato.
Tra l'altro in sede di visita anestesiologica l'aver avuto un precedente del genere permette , se segnalato, di adottare degli accorgimenti di profilassi farmacologica durante l'anestesia per prevenire il vomito post operatorio (PONV) al risveglio.
Certamente l'effetto a suo tempo era legato sia alle caratteristiche del farmaco ma anche alla predisposizione del paziente più che ad una eventuale incompetenza dell'anestesista.
Per il secondo caso lei ha raccontato un caso interessante perché a memoria non ricordo veramente in letteratura che si siano verificati casi di così grave e permanente danneggiamento di un nervo periferico per il posizionamento di una flebo. Anche perché non capisco come mai, se pur "danneggiato" un nervo a livello dell'avambraccio, lei abbia addirittura avuto delle ripercussioni postume a livello della spalla, quindi ben più in alto della sede dove l'ago è stato posizionato e il nervo lacerato.
A tal riguardo potrebbe dirmi che tipo di esami ha fatto per valutare il deficit sensitivo-motorio dell'arto infortunato, e che risultati hanno dato?

Personalmente le consiglio , se deve effettuare l'esame, una buona sedazione perchè, in caso contrario, difficilmente dimenticherà una esperienza cosi dolorosa che, questa sì, le rimarrà ben impressa nella sua memoria.
Cordialità
[#4] dopo  
Utente 244XXX

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Grazie per la risposta Dottore. Quando subii questo danno parecchi anni fa ero discretamente magro come lo sono ora e un'infermiera (se così si può definire) che probabilmente aveva qualche problema a livello celebrale disse alla buon'anima di mio padre: "che cosa c'abbiamo da fare noi se suo figlio è troppo magro?" giustificando il fatto qualche collega o non prese la vena o la prese troppo. Poi ogni volta che veniva sia il neurologo per accertarsi del danno al mediale, sia gli altri dottori, vedevo risatine con frasi: "ma dai sei giovane! recupererai!" oppure "non farti l'elettro miografia perchè è molto dolorosa" aggiungendo "col cortisone sistemiamo tutto". E non mi feci l'elettro miografia. Ricordo un episodio per farle capire. Era estate. Portavo gli zoccoli ai piedi. Una sera mi portarono la cena. Una tazza di minestra. I dottori vollero per forza che presi questa tazza con la mano sinistra. Li ammonii dicendo che non l'avrei tenuta. Insistettero. Ebbene mi cadde sopra un piede e mi ferii. Non trova che è tragicomico? A distanza di anni l'avvocato mi disse che commisi un grave errore a non fare quell'esame perchè con ogni probabilità oggi il mutuo della casa sarebbe estinto.