Utente 394XXX
Buongiorno dottori,
Ci scrivo per chiedere un consulto riguardo un articolo che ho letto su internet. Qualche giorno fa ho letto che esistono dei sintomi che possono 'annunciare' l'arrivo di un infarto anche con un mese di anticipo; inutile sottolineare che, saperli 'leggere' può fare la differenza tra la vita e la morte. Eccoli: Pressione al torace: un altro sintomo da non trascurare è la pressione al petto che può essere sia un piccolo fastidio che un dolore costante. L’affaticamento: se ci si sente stanchi e assonnati potrebbe essere un sintomo da non sottovalutare; questa stanchezza è causata dal fatto quando che le arterie si restringono ed il cuore riceve molto meno sangue rispetto alla norma. Vertigini e sudori freddi: una cattiva circolazione può avere ripercussioni anche sul cervello: i primi segnali, da non ignorare, sono le vertigini e i sudori freddi. Raffreddore o sintomi influenzali: anche i sintomi influenzali, potrebbe essere un ulteriore segnale di un attacco di cuore imminente. Molte persone raccontano di aver avuto un raffreddore pochi giorni prima di un attacco di cuore. Secondo voi questo articolo è attendibile ? Grazie in anticipo e mi scuso per il disturbo.

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Dr. Chiara Lestuzzi
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Mi sembra che sia un articolo che mette insieme a casaccio un sacco di cose -alcune vere, altre no.
E' vero che spesso chi ha un infarto ha avuto delle avvisaglie come angina pectoris (dolore al torace facendo sforzi) o sintomi anginosi (oppressione al petto, talvolta dolore al giugulo), ma vertigini, debolezza, sintomi simil-influenzali sono sintomi talmente comuni e poco specifici che non hanno valore predittivo.
La cosa più importante è osservare se i disturbi si manifestano soprattutto sotto sforzo, e regrediscono con il riposo, perché in questo caso la probabilità che sia un problema di ischemia è maggiore. Invece, se i disturbi si verificano a riposo ma la persona in questione può fare sforzi importanti senza problemi, la cosa è meno probabile.
Aggiungiamo che i vari sintomi hanno un valore diverso a seconda del rischio cardiovascolare della persona in questione: un ultrasessantenne diabetico, iperteso, fumatore e col colesterolo alto ha una probabilità nettamente maggiore di avere un infarto rispetto a un trentenne normopeso, sportivo, che non fuma e non ha problemi di ipertensione e metabolismo. Quindi un sintomo anche vago nel primo caso può mettere in allarme e suggerire ulteriori indagini, nel secondo caso non ha importanza.