Utente 221XXX
Gentili Dottori,
scrivo per chiedere consulto circa la situazione di mio padre: 59 enne, grande sportivo (percorre un centinaio di km ad ogni uscita con la bici da corsa).

11 anni fa gli venne riscontrata una massa di circa 2 cm al polmone destro. Gli esami diagnostici, seguiti da asportazione (lobectomia), portarono all'esito di adenocarcinoma. Da allora ha avuto un totale recupero (io non riuscirei a fare nemmeno 10 km in bicicletta e ho i polmoni intatti).

Benché non gli sia stato più consigliato nessun tipo di controllo periodico (dato il tempo ormai trascorso), mia madre imperterrita ha sempre insistito affinché facesse un controllo annuale, ovvero una TAC al torace.
Dall'ultima risulta una piccola, non meglio definita, massa in una zona periferica del polmone sinistro (ad occhi, guardando il libro di anatomia, direi che è situata nel lobo inferiore basale laterale).
Dopo l'esito ci siamo immediatamente recati dallo stimato e fidato chirurgo che lo operò ai tempi, il quale -non riuscendo a capire cosa fosse- gli prescrisse una PET. L'esito della PET, secondo lo stesso, non dava ulteriore chiarimento (ricordo disse che poteva essere un episodio infiammatorio, tanto quanto una piccola massa). Prescrisse quindi un ciclo di antibiotici e consiglio un follow up morfologico dopo 6 mesi.

Passati questi 6 mesi, viene effettuata una nuova TAC con mdc. In sede d'esame la dottoressa responsabile decide di non iniettare il mezzo di contrasto in quanto la "cosa" (chiamiamola così, anche se è una terminologia scorretta) non presenta alterazioni rispetto alle immagini precedenti. Dal referto si nota comunque un aumento di 3 mm (totale 13mm).

Torniamo così dal chirurgo toracico, il quale decide di andare a vedere di cosa si tratti. Non ci nasconde che sospetti sia adenocarcinoma, di nuovo, sia per i precedenti, che per la sua forma (ricordo parlò di somiglianze con una ragnatela e che negli ultimi anni non lo chiamano più così, ma lipo...qualcosa). Pensa che l'operazione sia fattibile in VAT, mini invasiva, ma deve prima discutere il caso con l'intera equipe. Ci ha comunque rassicurati che si tratterebbe di una rimozione di una sezione polmonare, non più di un intero lobo, garantendo quindi il mantenimento della qualità di vita (e un margine per poter intervenire nel caso dovesse ripresentarsi in futuro).


Ora:
so bene di aver dato delle informazioni marginali, non specifiche ed inequivocabili, ma da quel che si evince da questo mio riassunto, la situazione è gestibile? Ci fidiamo di lui, ci ha detto di stare tranquilli, che la situazione non è paragonabile all'altra volta....Però sono in apprensione, soprattutto perché dato il mio percorso scolastico ho acquisito delle nozioni sanitarie (benché non lo si evinca dalla terminologia usata in questo consulto) e tutto questo mi spaventa.
[#1] dopo  
Dr. Paolo Scanagatta
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Buongiorno,

l'esperienza del nostro centro in casi simili suggerisce di procedere prima ad un accertamento agobioptico (istologico con "core biopsy") sotto guida TAC.
La procedura viene eseguita ricoverando il paziente in modo da poter eventualmente trattare tempestivamente eventuali complicanze (per esempio drenando uno pneumotorace o seguendo nel tempo un sanguinamento dovuti alla procedura).

Considerando la precedente chirurgia sul polmone controlaterale potrebbe essere inutilmente dannoso sottoporre il polmone sano a chirurgia nel caso dovesse risultare inutile.

Cordiali saluti