Utente 409XXX
Egregi Dottori, vi ringrazio anticipatamente se vorrete e potrete darmi una risposta. Mio padre ha 88 anni, e soffre dal 2009 di mal di schiena, dovuti a 2 ernie protruse con conseguente pressione sul canale midollare. Negli ultimi tempi il dolore era continuo e le lastre hanno diagnosticato una grave osteoporosi diffusa che interessa 3 vertebre. Non mi dilungo ulteriormente sui problemi alla schiena, perché il mio problema reale è un altro. L'ortopedico a cui ci siamo rivolti, gli ha prescritto PALEXIA 50mg due volte al giorno (ogni 12 ore). Ha iniziato la terapia mercoledì 13.04 e da subito abbiamo riscontrato in lui una notevole sonnolenza. Abbiamo però seguito le indicazioni del medico e l'assunzione del farmaco è proseguita con le modalità previste. Mio padre però, pur "sonnecchiando" spessissimo durante il giorno, al suo risveglio era sempre lucido e presente. Ci tengo a sottolineare che fino all'altro giorno non ha mai manifestato alcun problema "mentale". E' una persona attiva (nel limite del mal di schiena), legge i giornali, si informa sulle enciclopedie se qualcosa non lo convince, si ricorda i nomi di tutti, sa ancora recitare poesie a memoria, etc. etc. Una persona totalmente nel pieno delle sue facoltà mentali. Mercoledì 20.04, seguendo le indicazioni del medico, dato che il PALEXIA sembrava non sortire effetti sull'attenuazione del dolore, al mattino gli abbiamo dato 2 compresse. E' entrato in una fase di sonno profondo, ha dormito praticamente fino alle 01.00 di notte. Ha fatto per alzarsi ed è caduto, probabilmente addormentato. A parte tutte le difficoltà nel rialzare una persona di 85kg a peso morto, le gambe non lo reggevano più. Abbiamo sospeso ovviamente il PALEXIA e il giorno dopo è finalmente venuto il medico curante. Infatti nel frattempo a mio padre, già sofferente di bronchite cronica, era salita la febbre a 39. Da giovedì, ha iniziato ad avere lo sguardo più assente, la sua soglia di attenzione è calata. Oggi è un po' più presente, ma fa come chi è affetto da demenza senile, ossia ogni tanto chiede "..ma qui siamo a casa?", oppure "..m perché sono vestito cosi?.." Lo sguardo è un po' migliorato, ma oggi pomeriggio diceva di vedere delle persone. Ora mi chiedo, visti gli innumerevoli effetti collaterali del farmaco in questione, lo stato attuale di mio padre, può essere dovuto a questo? Può essere che l'età avanzata, la debolezza (ultimamente mangiava poco per il dolore), la febbre, e magare una particolare ipersensibilità ai componenti gli abbiamo scatenato questi effetti collaterali (peraltro tutti descritti nel bugiardino)? E se cosi fosse, sono passeggeri? In quanto tempo potrebbe smaltire totalmente gli effetti? O potrebbero avere creato un danno permanente? Mi scuso se mi sono dilungata, e spero di leggere a breve una Vs. risposta. Vi ringrazio anticipatamente e porgo cordiali saluti.
Luisa P.
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Prof. Enrico Pelilli
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Il dolore alla schiena di suo padre è secondario all'osteoporosi della colonna causa a sua volta di microfratture, che, come qualsiasi frattura, è dolorosa.
Eseguirei, quindi, prima un trattamento per stabilizzare le fratture applicando un corsetto ortopedico con ascellari, per sostenere il tronco,
Il Palexia è un oppioide, e quindi può causare sonnolenza, e ha, come controindicazione, i disturbi della respirazione: controindicato perciò per suo padre se soffre di bronchite.
Potrebbe la riduzione della ventilazione aver causato un ristagno di muco e quindi un focolaio con la comparsa della febbre.
Potrebbe essere sopraggiunto anche un ictus cerebrale ed essere stato questo la causa della caduta e del sonno profondo e il conseguente risveglio da disorientato.
Allo stato attuale è importante un corretto trattamento della febbre e bronchite, sperando che, superata la fase acuta, abbia un recupero più o meno totale della coscienza.
Tuttavia a quella età, sono soggetti fragili; per cui, in caso di un qualche peggioramento, non esiterei ad accompagnarlo in P.S., per accertamenti e cure più aggressive.
[#2] dopo  
Utente 409XXX

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Egregio Prof. Pelill, La ringrazio per la risposta, che purtroppo è arrivata tardi. Infatti mio padre è deceduto il 27.04.2016.
Mi permetto di riassumerLe brevemente l'accaduto, in quanto ho qualche dubbio sull'operato dell'Ospedale. Io Le ho scritto venerdì 22 e pertanto proseguo da qui. Sabato 23 al mattino mio padre era molto più lucido e presente e anche la debolezza alle gambe, seppur ancora presente, sembrava dare qualche cenno di miglioramento. Dopo cena mio padre ha rigurgitato l'ultimo cucchiaio di minestra (era da un po' che soffriva di disfagia) e poco dopo anche dell'acqua. Quest'ultima gli ha causato un notevole affanno e respiro "pesante" che però nel giro di dieci minuti è rientrato e mio padre si è appisolato. Verso mezzanotte però si è svegliato, mi sono accorta che era salita la febbre ed era irrequieto. Il respiro era pesante e si avvertiva un lieve "gorgoglio" ai polmoni. Ho dedotto si trattasse di edema polmonare e ho chiamato il 118. Quando sono arrivati aveva 38.2 di febbre, saturazione a 78, glicemia 135 e pressione 120/80. Ricoverato in geriatria con emoglobina a 8. Domenica è rimasto stazionario, mentre lunedì era di nuovo lui!! Viso riposato, occhi di nuovo vivi, scomparso il grigiore dal volto, nessun bisogno di ossigeno e soprattutto TOTALMENTE lucido e presente. La terapia prevedeva CLENIL e LASICS (altro non so visto che i medici fino a martedì non erano presenti per i parenti). Ho minuziosamente spiegato a medici e infermieri "l'effetto PALEXIA" raccomandandomi di non somministragli nulla che potesse avere effetti similari. Avevo anche dato la mia disponibilità alla notte, qualora fosse stato disorientato e chiamasse i suoi familiari. Il martedì parlo col medico, mi dice che il quadro è complesso ma non fa presente nessuna criticità e prospetta un ricovero di circa 8gg. Mio padre però era stranamente sonnolento e dietro mie sollecitazioni, mi è stato riferito che gli avevano dato il SEROQUEL perché la notte si era un po' agitato, specificando il dosaggio minimo da 25mg. Peccato che siccome la prima somministrazione non aveva sortito gli effetti immediati desiderati, gliene avevano dato un'altra dose, e alle 16.00 del pomeriggio mio padre dormiva ancora. quando si è risvegliato era confuso, biascicava nel parlare, ma lentamente si è snebbiato, anche se non del tutto. Alle 18.00 io sono andata via e fino alle 20.00 è rimasto con mia madre e mio fratello. Ha mangiato e sembrava tranquillo, anche se aveva sonno. Alle 02.50 ci hanno chiamato dicendo che c'era stato un improvviso peggioramento, che non avrebbe superato la notte. In 20 minuti eravamo li, aveva l'ossigeno, ma i respiri erano lunghi, regolari e profondi, ma NON rispondeva NEUROLOGICAMENTE e non c'era pressione arteriosa. Dopo un po' hanno sostituito la maschera d'ossigeno con le cannucce nel naso, ma la respirazione era sempre regolare. Quindi i respiri si sono fatti più distanti tra loro e più deboli, un paio di apnee, e alle 04.30 è morto. Sono abbastanza certa che il SEROQUEL sia stato la causa del decesso di mio padre, anche perché quando ho fatto presente alla D.ssa che se avessi scoperto che gli avevano ridato il sedativo avrei fatto un macello, sono stata letteralmente aggredita. Ci hanno anche sconsigliato di eseguire l'autopsia ed infatti al momento non ce la siamo sentita. Ho inoltre scoperto, per un lapsus della dottoressa, che il SEROQUEL lo danno di prassi e non in caso di effettiva necessità. Se fosse possibile, gradirei un Suo stimato parere. In ogni caso La ringrazio infinitamente per la risposta precedente. Luisa
[#3] dopo  
Prof. Enrico Pelilli
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In tanto, accetti le mie condoglianze per il suo lutto.
Le parole non potranno mai confortarla per la sua perdita, ma difronte alla morte, nulla può essere fatto per rimediarvi.
Se può esserle di consolazione, le riporto le parole di un mio collega, che intorno al 60 anni, mi diceva:"Se dovessi morire ora non avrei nulla da chiedere al Signore: ho avuto una moglie che mi è sempre stata accanto, dei figli, che ho potuto veder crescere e sistemarsi, quindi di quale rimpianto potrei dolermi?".
Dopo 2 anni, il Signore, come l'avesse ascoltato, lo chiamò a Lui.
Spero che queste parole le siano di qualche conforto.
Per l'operato dei colleghi, da quello che mi racconta, nulla si può recriminare.
Il Seroquel somministrato non ha azione depressiva sul respiro, ma probabilmente, nella notte, suo padre ha avuto un progressivo cedimento delle capacità cardio-respiratorie con un'agitazione angosciosa tipica di chi non riesce a respirare.
A questo punto era già cominciato quel percorso irreversibile e ai medici, in questi casi, non resta che rendere il trapasso "accettabile".
Infatti, sedato, lo avete visto tranquillo, con un respiro che si è spento lentamente in una situazione di "tranquilla" incoscienza.
Adesso non ricordo più chi disse:" Non ho paura della morte, ma di morire", questo perché la morte è spesso un processo angoscioso e doloroso.
Questo, almeno, a suo padre, è stato risparmiato.
[#4] dopo  
Utente 409XXX

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La ringrazio per le Sue condoglianze. In questi casi purtroppo non si sa mai cosa dire.... Come Le ho già espresso il mio dubbio sta nell'eccessivo dosaggio del Seroquel. Il lunedi notte gliene hanno somministrato due dosi a distanza di un paio d'ore, ed infatti il giorno dopo ha dormito fino alle 16.00. Temo che anche il martedì, in via preventiva, subito dopo cena gli abbiano somministrato analogo dosaggio (ecco perché ho richiesto la cartella clinica). Non sono un medico, ma sono un'attenta osservatrice. Il mio dubbio è che il Seroquel lo abbia eccessivamente debilitato, e da qui il cedimento fisico. Il lunedi mio padre era in perfetta forma, senza ossigeno, senza febbre, presente e lucido come al suo solito. Se mi sbaglio, ne sono ben felice. Non sto cercando un risarcimento economico, ma voglio essere certa di quanto è accaduto. In ogni caso trovo veramente DEPLOREVOLE (per non dire di peggio) la prassi di sedare i pazienti a prescindere, tanto per stare tranquilli la notte. DI questo ne sono certa e ne ho avuto conferma direttamente dalla dottoressa del reparto. In ogni caso La ringrazio ancora infinitamente per il tempo dedicatomi. Le garantisco che sono pochi i medici degni ancora di questo nome. Il medico non è solo colui che ti deve curare, ma è soprattutto colui che ci mette il cuore e ha la capacità di ascoltare. Purtroppo oggi in troppi trattano il paziente ne più ne meno che come un oggetto. Lo curano, spesso senza nemmeno soffermarsi più di tanto a valutare, e se muore è lo stesso. Anche tale affermazione mi è stata espressa da un mio carissimo amico, neurochirurgo molto stimato. Per fortuna esistono ancora le eccezioni. Grazie ancora. Luisa
[#5] dopo  
Prof. Enrico Pelilli
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Gentile signora Luisa,
si tranquillizzi per quello che è avvenuto.
La dose di Seroquel somministrata è stata assolutamente entro il dosaggio consigliato e più verso il minimo che i massimo consentito.
Nelle situazioni di fragilità, in cui era suo padre, è estremamente facile passare da una situazione di apparente tranquillità allo scompenso funzionale, perché i margini dell'equilibrio sono labili.
Purtroppo i tempi che i Medici e gli Infermieri possono passare accanto ai malati (e a volte 5 minuti a parlare sono un'ottima medicina che da fiducia e coraggio al paziente e ai familiari) sono dettati dai risparmi sugli organici per l'assistenza (mentre sono aumentati gli amministrativi a cui sono state delegate anche le funzioni dirigenziali) e dall'aumento incredibile degli atti burocratici che ogni medico deve eseguire quotidianamente.
Le dico, che con i Colleghi, ogni tanto diciamo:" be', terminato di riempire anche questi moduli, forse riusciamo a curare qualche malato".
E le assicuro, che chi ha scelto di fare il Medico, preferisce molto di più curare i malati che riempire moduli!
Può anche darsi che vi siano Medici poco sensibili, ma più facilmente sono solo stressati, da carichi di lavoro massacranti (le ricordo che lo Stato Italiano è stato condannato dal tribunale Europeo per i turni massacranti a cui è sottoposto il personale medico).
Il sottoscritto, che ha avuto 3 figli, non ha mai avuto l'opportunità di conoscere una loro insegnante, per il lavoro che non me lo ha mai consentito.
Mi permetto di ribadire che uno stato di agitazione e panico, giustifica, nell'interesse del malato, prima che per la comodità degli assistenti, una sedazione, così come una camomilla sarà utile al riposo del bimbo in primis, ma anche a quello della madre.
E poi il Medico sa che la fine vita esiste; il suo compito è quello di cercare di ritardarla il più possibile (e spesso ci riesce) ma la nostra natura resta comunque mortale.