Utente 410XXX
Gentili dottori vi scrivo per chiedere un vostro parere circa l'andamento della terapia canalare a cui mi sto sottoponendo. 1 mese fa mi sottopongo alla prima seduta di devitalizzazione dell'ultimo molare in basso a sinistra (no dente del giudizio) affetto da pulpite. Viene tolta la polpa, medicato e chiuso provvisoriamente. Nei due giorni successivi avverto dolenzia facilmente controllata con ibuprofene. A distanza di 5 giorni mi reco nuovamente dal dentista per continuare la pulizia dei canali (così mi viene detto). Pare che i canali siano complessi perché curvi quindi necessitano di sondaggi graduali e ripetuti. La seduta si svolge senza anestesia, avverto talvolta forti fitte di dolore quando gli aghetti inseriti vanno più in profondità. Di nuovo viene inserita medicazione e applicata pasta bianca per coprire. Dal pomeriggio stesso inizia un dolore pulsante e continuo ed il dentista mi prescrive augmentin per 6 gg 2 volte al dì e oki al bisogno. Torno dopo una settimana per nuova seduta di pulizia: viene sondato fino in fondo uno dei canali (così mi viene detto), gli altri necessitano di successivi interventi. Viene come sempre inserita medicazione e coperto. Nessun dolore per 2 settimane. Torno per la terza seduta di medicazione, viene sondato fino in fondo anche il secondo canale, e poi chiuso come sempre. Dalla sera mi ricomincia dolore intenso e pulsante, di nuovo antibiotico per 6 gg con antidolorifici e antinfiammatorio associato. Devo tornare fra 4 gg per nuova seduta. Il dentista dice che è un dente complesso per anatomia e per l'infezione che c'era, quindi richiede pazienza e tempi lunghi di intervento prima della chiusura, perché è necessario arrivare in apice in tutti e tre i canali. Il dolore dice che potrebbe essere causato dai germi depositati sul fondo del dente a causa della infezione. Scusate i termini poco tecnici.
La mia domanda è: a vostro parere l'andamento della terapia canalare è atipico o rientra nelle possibili evoluzioni cliniche? Vi sembra che le fasi che si stanno percorrendo rispecchiano quelle raccomandate in endodonzia? Mi preoccupano la riattivazione del dolore, le terapie farmacologiche che devo assumere per controllarlo, la lunghezza di questa cura...
Grazie per la vostra attenzione.

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[#1] dopo  
Dr. Enzo Di Iorio
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FRANCAVILLA AL MARE (CH)
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Esistono denti più complessi da trattare endodonticamente. Il fatto che alla fine delle sedute il dentista non le abbia lasciato il dente aperto ma con una otturazione provvisoria e' segno che e' attento a contrastare il controllo dell'infezione, ulteriore segno di attenzione sarebbe per gli stessi motivi l'uso della diga di gomma.
Altri elementi non ne abbiamo per giudicare la correttezza della metodica.
Cordiali saluti
[#2] dopo  
Utente 410XXX

Iscritto dal 2016
La ringrazio molto per la sua risposta.
Purtroppo non è stata mai usata la diga di gomma, ma solo dei cilindri mi pare di cotone e l'aspiratore. Ho letto spesso dell'importanza che voi medici date alla diga, purtroppo da paziente non ho avuto il coraggio e la presunzione di chiedere spiegazioni rispetto al mancato uso, ma non vi nascondo che la cosa mi ha creato preoccupazioni e mi fa mettere in discussione la bontà del lavoro svolto. Mi chiedo se le riattivazione del dolore (anche se non si è manifestata a tutte le sedute) possa essere legata a questa mancanza o ad altre cause che da profana non sono in grado di valutare... Mi auguravo che con l'avvio delle cure il dolore non si facesse più sentire, mentre al contrario continua ad affliggermi. Il dentista lo spiega dicendo che il dente era molto infetto e che con le manovre di pulizia e successivo inserimento di medicazioni interne i germi si riattivano e provocano dolore.
[#3] dopo  
Dr. Enzo Di Iorio
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FRANCAVILLA AL MARE (CH)
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L'uso della diga e' raccomandato da tutte le società scientifiche endodontiche. Questa e' l'unica certezza. Per il resto il dolore può avere anche origine dalle cause che le ha spiegato il dentista.
Cordiali saluti
[#4] dopo  
Utente 410XXX

Iscritto dal 2016
Ritiene che il mancato uso di tale ausilio possa costituire valido motivo per cambiare specialista, anche a terapia avviata? Mi chiedo se possa aver deciso di non usare la diga perchè il dente era fratturato, e si è ulteriormente sbriciolato in corso di terapia...
Un altro elemento di dubbio è il fatto che durante le sedute di pulizia dei canali il dentista non mi voglia fare l'anestesia in quanto dice che "deve rendersi conto se sento", pur avendo un rilevatore d'apice elettronico. In tutta franchezza non avverto dolore durante il lavoro, a parte qualche fitta ogni tanto. All'ultima seduta non ho avvertito alcun disturbo, ma non nascondo che trascorro la seduta in uno stato di tensione per il timore che arrivi la fitta!
[#5] dopo  
Dr. Enzo Di Iorio
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FRANCAVILLA AL MARE (CH)
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"Ritiene che il mancato uso di tale ausilio possa costituire valido motivo per cambiare specialista, anche a terapia avviata?"
Come faccio a rispondere a questa domanda?
La fiducia in un medico si basa su tante cose, non certo solo sull'uso della diga che però può rappresentare (a parità di altri fattori) anche la chiave di volta tra un successo o un fallimento endodontico. In genere il tempo è giudice di come si è operato.
Ovviamente il mettere la diga e fare una pessima endodonzia equivale ugualmente ad un fallimento, ma è pur vero che chi usa la diga in genere cura i dettagli e quindi difficilmente sarà un pessimo endodontista.
Deve sapere che il non uso della diga equivale a non mettere in pratica le procedure raccomandate per evitare la contaminazione dell'endodonto con batteri saprofiti presenti nel cavo orale che poi saranno difficilmente eradicabili. Poi con una buona dose di fortuna magari questa contaminazione non avviene comunque...ma non possiam saperlo. Se la terapia canalare avrà successo lo dirà il tempo (non tanto la presenza o assenza di dolore in fase di trattamento).
Se il dente è rotto si esegue una ricostruzione pre-endodontica e si applica ugualmente la diga...questa è la prassi che si dovrebbe usare.
Le conclusioni però non posso trarle io...son personali e dovrà esser lei a mettere sul piatto della bilancia i vari ingredienti che la portano a scegliere quel dentista piuttosto che un altro.