Utente 417XXX
Salve dottore,
Sono una donna di 27 anni, non fumo ma faccio ultimamente una vita sedentaria e molto stressante a livello lavorativo.
A seguito di ecocardiogramma mi è stato diagnosticato un lieve prolasso mitrale e un aneurisma del setto interatriale (17x10 mm) di tipo 1R in assenza di shunt grossolani. Ho successivamente eseguito un ecocardio con contrasto come mi è stato prescritto, il quale ha evidenziato passaggio di bolle tardivo in atrio sinistro già di base (non consistente ma non è stato quantificato il numero) e anche dopo manovra di Valsalva, e quindi verosimilmente forame ovale pervio. Le scrivo in quanto i due dottori mi hanno dato pareri contrastanti. A differenza del primo medico che ipotizzava trattamento con cardioaspirina nel caso avessero trovato un FOP, il secondo ritiene che non siano necessari trattamenti farmacologici immediati nè chiusura del FOP ma approfondimenti di natura neurologica. Tuttavia io sono un pò preoccupata in quanto non riuscirò a farmi visitare prima di due mesi dal neurologo con i successivi esami diagnostici (presumo ecodoppler transcranico ed eventuale ecocardio transesofageo). Ritiene adeguato assumere cardioaspirina nel frattempo? C'è un rischio reale di eventi embolici nel mio caso? Soffro di cefalee frequenti da quando sono piccola che ultimamente si stanno intensificando, parallelamente a un costante e profondo senso di stanchezza psicofisica.
La ringrazio in anticipo per la risposta,
cordiali saluti

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[#1] dopo  
Dr. Maurizio Cecchini
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Nel dubbio piccole dosi di aspirina sono raccomandabili.
Importante sara' escluidere o confermare la presenza di un forame ovale pervio con un transesofageo.
Anche perche' questa tecnica, se per caso confermasse la presenza di un PFO, e' la migliore per giudicare la convenienza o meno di chiudere l'eventuale difetto

Arrivederci

cecchini
[#2] dopo  
Utente 417XXX

Iscritto dal 2016
La ringrazio molto dottore,
per piccole dosi intende 100 mg al giorno?
Tuttavia sapevo che una percentuale non trascurabile della popolazione presenta resistenza all'acido acetilsalicilico, con aumentato rischio di sviluppare trombi a basse dosi di aspirina. Come ci si regola per fronteggiare tale eventualità?

Grazie in anticipo della chiarificazione, buona giornata,

Antonella
[#3] dopo  
Dr. Maurizio Cecchini
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No guardi , poche persone hanno una "resistenza" all'aspirina e spesso sono diabetici.
MA questo NON aumenta il rischio di formazione di trombi, ma riduce l'efficacia antiaggregante

Arriverci

cecchini
[#4] dopo  
Utente 417XXX

Iscritto dal 2016
Grazie mille di nuovo dottore e buona giornata