Utente 262XXX
Salve,
dovrò a giorni sottopormi ad una laparoscopia per togliere una cisti molto grossa all'ovaio.mi hanno detto che in quella occasione mi faranno l'anestesia totale.
Ho letto della così detta anestesia cosciente dove il paziente si sveglia durante l'ntervento o sente dei dolori lancinanti perchè non fa in modo continuo effetto l'anestesia e questo, leggo sempre, si verifica quando si prendono per lungo tempo dei tranquillanti.

io prendo da 10 anni ogni giorno 15 gocce di frontal per l'ansia e mi preoccupa quindi che al momento dell'operazione l'anestesia possa non far effetto dovuto col rischio di non addormentarmi del tutto o di sentire l'operazione e il dolore.

inoltre ho timore degli effetti della anestesia sul sistema nervoso perchè quando mi sono devitalizzata un dente e ho fatto anestesia locale alla bocca una volta passato l'effetto di intorpidimento della parte ho avuto un attacco di panico e tachicardia e comunque sensazione di agitazione che poi è sparita dopo un pò. questo per ogni giorno fatto per devitalizzare il dente (3-4 giorni): dopo l'effetto dell'anestesita attacco di panico e agitazione.

Quindi temo che una anestesia totale possa provocarmi peggiori sintomi nel post operatorio.

Inoltre ho un prolasso al ventricolo di entità moderata e per questo temo rischio ictus, infarto ecc...

sono sottopeso e suppongo di avere diverse carenze per via di vari problemi dovuti alle cure e anche ultimamente a vari prelievi di sangue flebo e complicanze varie.

soffro anche di emicrania con aura visiva e per la cura della cisti prendo una pillola di solo progestinico (cerazette).

Per tutte queste motivazioni vorrei chiedere a voi un chiarimento in modo da poter capire, rassicurarmi e in caso darmi informazioni su cosa chiedere in sede ospedaliera così da affrontare con più lucidità e sicurezza il mio primo intervento chirurgico.

grazie.

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Dr. Salvatore Renzo Calabrese
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Gentile signora, la sua ansia si riferisce alla possibilità di sperimentare un risveglio intraopratorio: un evento chiamato "awareness".
Si tratta effettivamente di un'esperienza molto negativa e traumatizzante, che nei casi più gravi può esitare in un "Disturnbo post traumatico da stress".
L'awareness si manifesta in media nell' 1.2% di tutti gli interventi chirurgici, ma è più frequente in alcune particolari circostanze: nei casi di pazienti in gravi condizioni cliniche, che spingono l'anestesista a ridurre i dosaggi degli anestetici (gravi politraumi o interventi di cardiochirurgia) o tagli cesarei quando si vuole ridurre l'esposizione del feto a questi farmaci. Si potrebbe dire in questi casi che il medico affronta un rischio calcolato per mediare tra l'esigenza di far dormire il paziente e quella di non eccedere in farmaci che potrebbero mettere in pericolo la sua vita o la sua salute.
Inoltre è più frequente quando si usa una tecnica di anestesia totalmente endovenosa (TIVA) rispetto all'anestesia ottenuta per inalazione di gas e vapori anestetici: con la TIVA è più difficile capire la profondità dell'anestesia.
Può essere anche la conseguenza di un malfunzionamento delle apparecchiature di erogazione degli anestetici.

La prevenzione dell' awareness si basa su alcuni punti ovvi:
buona organizzazione della struttura sanitaria (manutenzione e controlli delle apparecchiature) e buoni anestesisti.
E su alcuni punti più specifici:
1) una buona premedicazione con l'uso di farmaci che inducono amnesia (come il midazolam)
2) anestesia per inalazione di gas e vapori anestetici
3) il monitoraggio della profondità dell'anestesia mediante misurazione dell'indice bispettrale (BIS): una specie di elettroencefalogramma intraoperatorio.

Se si realizzeranno queste circostanze la possibilità di awareness sarà bassissima e potrà affrontare il suo intervento con una sufficiente tranquillità.
Spero di averla rassicurata e non dissuasa dal farsi operare.
Ricordi che la cosa più importante è il rapporto di fiducia col suo medico.