Utente 534XXX
Salve,
Dopo che mi è stato diagnosticato un Dupuytren alla mano dx al terzo-quarto stadio con retrazione e fibrosi palmare,interessante in particolare il terzo e il quarto dito, sono stato sottoposto ad aponeurectomia palmare e digitale + plastiche a zeta multiple. Dopo intervento, come prescritto dal chirurgo, ho praticato esercizi di mobilizzazione attiva e passiva delle articolazioni delle dita per recuperare la completa escursione articolare; dopo 15 gg. ho iniziato un ciclo di terapia cortisonica(Medrol 16mg).
Dopo aver praticato gli esercizi riuscivo a recuperare quasi completamente la mobilita articolare ma, dopo pochi minuti le dita della mano riprendevano la posizione in leggera flessione e ogni tentativo di riprendere la normale escursione articolare era accompagnato da dolore e tumefazione delle dita.
Ad un successivo controllo(una sett. fa) il chirurgo, non contento del decorso postoperatorio mi ha applicato una fasciatura con due stecche che, tramite due bendaggi elastici da applicare durante le ore notturne, tenessero in estensione le dita interessate.
Oggi, a distanza di 40 gg. dall intervento non ho riscontrato alcun beneficio dall impiego di questa fasciatura,la mano è sempre gonfia e dolente e non son riuscito a recuperare la mobilità articolare. Durante la notte mi sveglio con la mano "bloccata" e dolente e son costretto per sbloccarla a praticare degli esercizi di mobilizzazione.
Chiedo gentilmente il Vostro consulto,tenendo ben presente la difficoltà di esprimere un parere specialistico in assenza di un esame obbiettivo della mano.
Questa situazione mi preoccupa e mi fa temere la possibilità di un intervento chirurgico mal eseguito.
In attesa di un vostro gentile riscontro vi ringrazio e saluto cordialmente.

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[#1] dopo  
Dr. Michele Milano
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MONCALIERI (TO)
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Gentile utente un morbo di Dupuytren al quarto stadio è una sfida per qualsiasi chirurgo della mano. C'è chi tra i colleghi preferisce eseguire l'intervento in due tempi praticando un release percutaneo prima in maniera da portare lo stadio da 4 a 2, ed eseguire poi l'aponeurectomia.
Altri fattori poi possono incidere. In particolar modo bisogna valutare se la mancata mobilizzazione sia dovuta ad aderenze tendine piuttosto che ad aderenze articolari. Consideri che più è il tempo che è intercorso tra l'inizio della sintomatologia e l'intervento chirurgico, minore è la capacità di movimento recuperabile.
Non le posso pertanto dire se l'intervento è stato mal eseguito (soprattutto per i limiti di un consulto online). Non è comunque improbabile che si debba ricorrere di nuovo alla chirurgia.
Cordialmente
[#2] dopo  
Dr. Umberto Donati
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BOLOGNA (BO)
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Se dopo aver eseguito gli esercizi le dita si estendevano quasi del tutto e ancora adesso di notte ricorre agli esercizi di estensione per sbloccare la mano mi viene da pensare che l'evoluzione possa essere buona, anche se in tempi più lunghi del normale. Secondo me (ma è solo un'ipotesi, visto che si basa sulla sola descrizione dei sintomi) bisogna insistere con la mobilizzazione ma restando al di sotto della soglia del dolore, e, soprattutto, escludere la presenza di algodistrofia, complicanza purtroppo relativamente frequente. Il mio consiglio è di consultare l'ortopedico che L'ha operata,oppure se preferisce può rivolgersi al dr. Luciano Cara che dirige l'unità complessa di Chirurgia della Mano dell'ospedale Marino di Cagliari.
Non si scoraggi. Questa patologia, come Le ha detto il dr. Milano, è complessa e per guarire richiede anche molta pazienza.
Ci faccia conoscere l'evoluzione.
Cordiali saluti
[#3] dopo  
Dr. Giorgio Leccese
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TRANI (BT)
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Gentile Signore,

concordo con quanto le hanno già detto i miei collechi nei giorni scorsi.
Vorrei soltanto aggiungere che, nel proseguire una terapia antiifiammatoria e antidolorifica con FANS (tipo OKI o farmaci simili per intenderci, non più con cortisonici e ovvia copertura gastrica protettiva), indispensabile in questi casi (il dolore, infatti, oltre ad essere un problema soggettivo per il paziente, và ad incidere negativamente sul programma di riabilitazione necessario), eviterei qualsiasi tutore di tipo statico (che mantenga cioè un segmento in una posizione fissa), mentre utilizzerei uno spint dinamico, cioè un piccolo dispositivo che lei potrebbe usare durante la notte, da applicare al dito che tende a flettersi.
Durante il giorno, invece, farei mobilizzazioni attive e passive del dito in questione.

Dott. Giorgio LECCESE
Chirurgia della Mano e Microchirurgia
Casa di Cura D'Amore (Taranto)
Casa di Cura Villa Bianca (Lecce)
Casa di Cura Casa Bianca (Cassano M. BA)
g.leccese@katamail.com