Utente 886XXX
Un mio amico di 62 anni ben portati, prestante, impegnato ed attivo ha subito circa dieci anni fa' l'asportazione di un rene per una neoplasia, recidivante (operato due volte, la seconda con l'ablazione totale dell'organo). Il tumore si è ripresentato in questi giorni sull'altro rene, rimasto unico. Si parla di una probabilità inferiore al 10% di conservare il parenchima renale (a causa della posizione centrale della neoplasia) in modo tale da assicurare la diuresi. Pare che il medico che propone a breve l'intervento chirurgico abbia escluso una possibilità di trapianto, in considerazione della patologia del paziente (in questo post mi è difficile descriverla perché non ho ancora visto le carte).
E' possibile che l'unico futuro sia la dialisi (come é stato detto?). Esiste in Italia un Istituto clinico veramente all'avanguardia dove si possa tentare ciò che nel Veneto è ritenuto di esito assai improbabile? Si può ottenere un indirizzo utile in Europa o negli Stati Uniti? E' possibile prendere in considerazione un trapianto da donatore vivente non consanguineo che risultasse idoneo in base ai parametri ematici AB0?
Grazie per un cenno di risposta
[#1] dopo  
Dr. Carlo Camplone
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egregio Sig.re

la chirurgia dei trapianti ha delle regole ben studiate e le indicazioni a questo tipo di chirurgia sono molto severe vista la complessità dell'argomento non solo per gli organi provenienti da cadavere ma anche per gli organi prelevati da vivente (a volte non basta la sola compatibilità ABO).
Il trapianto non va visto come "pezzo di ricambio" ma va visto come un complesso iter terapeutico che non si conclude solo con l'atto chirurgico.
Il suo amico purtroppo è affetto da una patologia che oltre ad essere recidivata è comparsa sul rene controlaterale e che, da quello che si capisce, non lascia spazio a "chirurgie parziali".
E' necessario innanzitutto provvedere al trattamento chirurgico oncologico ed iniziare la dialisi, poi rivalutare il paziente successivamente anche se a mio giudizio condivido la non indicazione al trapianto.
Comunque se proprio volesse chiarirsi le idee sull'argomento può rivolgersi direttamente ad un centro trapianti in Italia (c'è alta professionalità). Su internet può trovare tutti i riferimenti che desidera.
Cordialmente.
[#2] dopo  
Utente 886XXX

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La ringrazio, dott. Camplone, per la Sua risposta, anche se non condivido del tutto la Sua affermazione al riguardo del trapianto che non andrebbe visto come un "pezzo di ricambio": sono ben consapevole che su questo tema s'instaurano complesse implicazioni etiche e conseguenze terapeutiche che accompagneranno per tutta la vita il neo-trapiantato, ma siamo concreti: il trapianto è la sostituzione di un organo vitale divenuto inefficiente con un altro sano disponibile in virtù della collaborazione con la rete mondiale di donatori, spesso destinati a restare anonimi. Non è quindi un solo fatto terapeutico (= di esclusiva pertinenza clinica), come sembrerebbe trasparire dalla Sua risposta. E' un gesto di solidarietà che affida alla competenza del chirurgo un "pezzo di ricambio" valido affinché il medico possa prolungare/migliorare la qualità della vita di chi, altrimenti sarebbe costretto ad un'esistenza assai compromessa, se non a rapida morte. Su questo tema si discute da moltissimi anni nel Mondo ed in Italia ha operato efficacemente l'ex ministro della Sanità ed oncologo, prof. Umberto Veronesi. Ho chiesto notizie (e controindicazioni) per un trapianto pre-emptive perché io sarei disposto al dono (sono di gruppo sanguigno 0 Rh negativo; godo di buona salute e sono donatore abituale di sangue, potenziale di midollo e futuro di organi. Potrei risultare idoneo in seguito ad un confronto per compatibilità tissutale, che, però, non è stato fatto).
Ho appreso in questi giorni che il mio amico - con i medici che lo hanno in cura - ha compiuto una scelta interlocutoria: anziché sottoporsi immediatamente ad una nefrectomia totale per neoplasia renale di circa 4 cm (come gli era stato consigliato dall'urologo che lo ha in cura) si sta sottoponendo ad un programma farmacologico specifico sotto la guida di un oncologo. Poi si vedrà. Saranno condotti accertamenti più mirati per scoprire cellule neoplastiche migranti o eventuali coinvolgimenti dei linfonodi: per ora non mi sembra che questi aspetti siano emersi. Farò leggere al mio amico (ed ai suoi medici) la risposta che Lei gentilmente ci ha fornito. Ci rivolgeremo - come Lei suggerisce - ad un Centro Trapianti (ve n'è uno a Varese che sembra aver imboccato una strada ricca di psospettive) per capire come rimuovere le controindicazioni che oggi - a giudizio di più medici - si oppongono ad un trapianto di rene da donatore vivente (anche se non ho ancora capito bene perché).
Cordiali saluti.
[#3] dopo  
Dr. Carlo Camplone
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Egregio sig.re
ad averne amici come Lei!
Donare gli organi per me è un atto di grande amore verso il prossimo tanto che questo amore è quello che ci metto ogni giorno nel rapportarmi con le persone ed il suo interesse per il suo amico è lodevole.
Lo spazio è poco per aprire una discussione su cui sinceramente non si finirebbe mai di mettere il punto.
Il trapianto è una terapia, per il malato che ne ha bisogno, che gli vale la vita e come tutte le terapie ha però le giuste indicazioni e meglio di un centro trapianti questo non può spiegarglielo nessuno.
Fuori dubbio le affermazioni che Lei fa e con le quali sono d'accordo (il poco spazio forse non mi è stato sufficiente per spiegarmi e sono stato frainteso)
Volevo solo dirle che la malattia di cui soffre il suo caro amico forse non lascia spazio al Suo sincero "donarsi" e se comunque fosse possibile sarei il primo a consigliarle di andare avanti.
Nessuno dice che vi sono controindicazioni ai trapianti da donatore vivente nè tantomeno è contrario alla sua proposta ma è importante sapere che è per alcune patologie che il trapianto (da cadavere o da vivente che sia) non è indicato.
La saluto cordialmente, la appoggio nelle sue umane, sincere e coraggiose scelte, mi faccia sapere se ha novità.
Cordialmente.
[#4] dopo  
Utente 886XXX

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Egr. dott. Camplone, mi scuso se l'ho fraintesa. Ora il Suo pensiero mi risulta molto più chiaro. La mia sollecitudine per l'amico non ha nulla di eccezionale: io sono cresciuto nella cultura della donazione; ne ho parlato con mia moglie e mi sono documentato bene prima di prospettare la cessione di un rene; ho analizzato alcune statistiche internazionali che ho trovato su internet ed ho maturato il convincimento che statisticamente potrei vivere benissimo con un rene solo gli anni che mi restano(ne ho appena compiuti 60), con percentuali di ammalare il rene superstite del tutto simili ai gruppi di popolazione muniti di entrambi gli organi. Quindi per salvare la dignità della vita di una persona cara, evitandogli la sofferenza della dialisi, mi sembra un ben modesto sacrificio. Ho letto su internet che negli Stati Uniti si sta facendo strada la disponibilità di donatori anonimi di rene che fanno questa rinuncia per pazienti sconosciuti destinati a restare tali per sempre: questa sì che è vera, lodevole filantropia. Nel mio caso c'è anche un interesse affettivo, quindi non è pura generosità.
Sono, tuttavia, rammaricato che la patologia stessa di cui soffre l'amico precluda il trapianto. Avrei tanto puntato su questa opportunità. Mi auguro solo che - una volta avviata la terapia medica e confinata la massa tumorale al solo rene, monitorando la situazione generale affinché non si producano metastasi - si possa di qui a qualche mese riprendere in considerazione la mia proposta che, ai miei occhi di profano della scienza medica, mi sembrerebbe la soluzione più radicale ed efficace di questo caso oncologico.
La terrò, dott. Camplone, senz'altro informata sugli sviluppi di questo caso clinico e La ringrazio infinatamente per la bella risposta: anche Lei, dedicando gratuitamente a noi pazienti, congiunti ed amici la Sua competenza e parte del Suo tempo, svolge un'opera benefica di volontariato che solleverà qualche sofferenza ed aprirà il cuore alla speranza.
Grazie