Utente 106XXX
Buongiorno,
chiedo di nuovo un consulto per il mio compagno.Ha subito una dcp nel febbraio 2015 per un granuloma nel dotto di wirsung. Tutto ok per un anno e mezzo. Dopo una serie di febbri ricorrenti questa estate ha avuto un febbrone oltre i 39 per quattro giorni, con marcata inappetenza. Siamo tornati a roma a andati in ospedale il 27/8.Le analisi fatte a ferragosto erano nella norma tranne wbc Arrivato apiretico ma comunque ricoverato in digiuno totale, senza flebo se non augmentin in vena. Le febbri sono andate scemando per intensità e durata, i medici hanno diagnosticato una colangite. Eco ed rm negative per ostruzione e/o flogosi delle vie biliari, bilirubina sempre nella norma. Ho fatto dei grafici con i valori fuori norma dal 27/8 al 17/1 ma non riesco ad inserirli. Riassumendo :pcr,got e gpt-alt hanno un andamento costante: alti al ricovero e rapidamente in discesa , piccolo picco di tutti i valori il 30/9, ritornati nella norma il 17/10. Wbc 16.000 il giorno del ricovero, il secondo giorno a 5 (magari un errore del laboratorio) poi sempre alti, in risalita dal 2/11 e il 17/1 di nuovo a sedicimila ma senza febbre. La fosfatasi alcalina normale al ricovero, salita il 2/9, ridiscesa, piccolo picco il 30/9 poi stabile fino l 10/1. Il 17/1 quasi ottocento. Siamo in attesa di rivedere l'epatologo ma non capisco il rialzo dei wbc e della fosfatasi da soli. Il mio compagno ha 53 anni, molto molto magro di costituzione ma anche parecchio inappetente, astemio, fumatore , parecchio sedentario.
Spero possiate chiarirmi la situazione perchè brancolo nel buio e sono preoccupata.
Grazie
[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Salve,
cara signora lei mi posta dei dati che non pemettono ad alcun medico di orientarsi concretamente.
Intanto faccia smettere di fumare il suo compagno, il che sarebbe già un grande traguardo a tutela della sua propria salute.
Se vi è un rialzo dei WBC a 16.000mmc (presumo con neutrofilia) e 800 di ALPH è evidente che la infezione potrebbe non essere stata eradicata.
Di più non posso dirle: non conosco la situazione dell'albero biliare, non conosco come sia stato eseguito l'intervento, non conosco nulla di nulla: forse è bene che lei si rivolga a chi è intervenuto chirurgicamente eseguendo la DCP che è un intervento che richiede grande perizia e che non è scevro da complicanze tardive.
Molte cose vanno valutate e per via telematica non è possibile.
Cordialità e auguri,
Dott. Caldarola.
[#2] dopo  
Utente 106XXX

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Gentile dottore,
grazie per la risposta. Abbiamo sentito il medico che ha eseguito l'intervento e ci ha suggerito l'inserimento di uno stent se la situazione dovesse perdurare. L'epatologo di roma al momento lo sconsiglia non essendoci flogosi o dilatazioni. Il rialzo è di monociti e neutrofili. L'ultimo episodio febbrile risale al 11/12. E' questo che mi lascia stupita,lui ha seguito una terapia antibiotica con tazocin, augmentin,ciproxin e bactrim. I globuli bianchi sono saliti in concomitanza con l'assunzione del bactrim e senza febbre.In fondo mi chiedo se lo specialista di riferimento debba essere un epatologo o un infettivologo.
Grazie ancora per la risposta così veloce.
[#3] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Gentile Signora,
quando si è di fronte a casi come quello di suo marito, un team che preveda l'apporto di competenze chirurgiche, infettivologiche e gastroenterologiche è senz'altro più utile di un unico specialista.
Sempre che tra gli specialisti ci sia spirito collaborativo.
Inoltre la struttura e il chirurgo che ha eseguito l'intervento, ho letto dalla storia clinica trattarsi del prof Massimo Falconi, Chirurgo ad alto volume di chirurgia pancreatica, vanno sempre tenuti presenti per primi, perchè stia pur certa che non troverà mai due Chirurghi che la pensino allo stesso modo.
Ci sarà anche un motivo, ed è pure facilmente intuibile, per cui è stato consigliato lo stent.
Come le ho detto altro non le posso dire: il Bactrim non è, oggigiorno, il farmaco di elezione per le infezioni delle vie biliari, quindi che alla sua somministrazione l'infezione non abbia risposto, ancorchè solo con un modico innalzamento dei WBC e non clinicamente, quindi senza febbre, non deve suscitare meraviglia.
Si rechi a Milano e faccia continuare a seguire suo marito dall'Equipe che l'ha operato. Questo è il mio consiglio.
Resto a disposizione per aggiornamenti, se vorrà.
Inoltre se vuole fare ingrassare suo marito cominci a farlo smettere di fumare, perchè certamente in un paziente sottoposto a DCP la sigaretta non aiuta.
Cordiali saluti e molti auguri,
Dott. Caldarola.
[#4] dopo  
Utente 106XXX

Iscritto dal 2009
Si, lo staff chirurgico è di livello eccellente, siamo seguiti a roma per motivi di comodità. Grazie ancora per la risposta.
[#5] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Signora cara,
in casi come quello del suo Compagno la comodità non è la priorità.
Se vi è da andare a Milano per essere seguiti e per risolvere i problemi, si va a Milano come fanno tanti pazienti che risiedono anche nel Sud più profondo.
Io sono perchè il follow up di interventi importanti o di malattie importanti venga continuato dove si è intervenuto ab initio.
Ciò nell'esclusivo interesse del paziente.
Altrimenti si rischia di fare un gran Chaos e molti danni.
Scusi la schiettezza.
Resta inteso che homo est faber fortunae sue.
Buon week - end a molti auguri,
Dott. Caldarola.
[#6] dopo  
Utente 106XXX

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Buongiorno dottore,
l'epatologo di Roma è in contatto con lo staff di milano, ci seguono qui su loro indicazione. Il mio compagno fa parte di quel fortunatissimo 10% che ,dopo la dcp, scopre di non avere un tumore al pancreas ma anche a milano non hanno saputo fare una diagnosi su quello che ha avuto e siamo in difficoltà anche su i nuovi sintomi. Comunque sabato abbiamo visto il medico e ci ha detto di ripetere le analisi per un sospetto errore del laboratorio.
Le chiedo un'ultima cosa: cosa potrebbe causare solo il rialzo della fosfatasi e dei globuli bianchi?
La ringrazio molto per la sua pazienza e per i suoi consigli, il san raffaele è davvero un centro eccellente e il prof un chirurgo straordinario ,anche se spero che non debba reintervenire!
[#7] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Gentile Signora,
un deflusso non omogeneo e non costante della bile può di per sè non solo costituire un pabulum per lo sviluppo di batteri nell'albero biliare, ma anche provocare leucocitosi e aumento della fosfatasi alcalina e degli altri indici di colestasi in assenza di infezione.
L'ipotesi dello stent, di cui le hanno parlato a Milano, credo miri proprio a verificare questo problema.
Per esperienza personale le posso dire che un conto è essere seguiti nella struttura che ha eseguito l'intervento e un conto è essere seguiti presso un'altra struttura che a sua volta riceve "indicazioni"da chi ha eseguito l'atto chirurgico e sa cosa ha fatto.
Tanto è vero che se non ho capito male il Chirurgo di Roma è contrario allo stent proposto dal team di Milano.
Nè il team di Milano può imporre nulla stante che la responsabilità medico - legale di ogni decisione o atto terapeutico è de facto del team di Roma e non di quello milanese.
La conclusione è che il paziente è quello che alla fine paga il conto...
Queste sono le mie riflessioni: ovviamente la decisione spetta al suo compagno che è perfettamente in grado di intendere e volere.
Buona giornata.
Dott. Caldarola.