Utente 437XXX
Gentilissimi Dottori, poco più di 2 mesi fa, mentre mi trovavo all'estero, a seguito di un incidente, mi sono procurato un taglio orizzontale abbastanza profondo nella parte interna della zona 2 del dito indice della mano sinistra (la cosiddetta "terra di nessuno" come viene chiamata da alcuni). Recatomi immediatamente presso un ospedale locale, non è stato fatto alcun approfondimento sulla situazione tendinea e il medico si è limitato a chiudere il taglio con 6 punti di sutura e ad immobilizzarmi il dito con un tutore poiché a seguito di radiografia era stata rilevata una leggerissima frattura della seconda falange del medesimo dito. Tornato in Italia ho rimosso il tutore (dopo circa 1 mese da quando mi era stato messo) e non riuscendo a muovere il dito mi è stato consigliato di fare qualche ciclo di fisioterapia poiché l'impossibilità di movimento era stata inizialmente attribuita al fatto che lo avessi tenuto immobile per 1 mese. Dopo 15 sedute di fisioterapia però, non riscontrando miglioramenti, in quanto non riuscivo (e non riesco tuttora) a flettere la terza falange (cioè a flettere il dito su se stesso) ho deciso di fare una risonanza magnetica che, come temevo, ha confermato la presenza di una lesione (totale o subtotale, dalla risonanza non è chiaro) del tendine flessore profondo. Appurato ciò, ho immediatamente fissato una visita da uno specialista (in chirurgia della mano), il quale però, dopo aver analizzato la situazione, mi ha detto che, essendo passato troppo tempo dall'incidente (poco più di 2 mesi come dicevo), un intervento chirurgico sarebbe del tutto inutile e che anzi probabilmente peggiorerebbe la situazione. Non convinto da questo parere, ho deciso di farmi visitare da un altro esperto, il quale mi ha dato un parere totalmente opposto al primo, mostrandosi assolutamente a favore dell'intervento perché ritiene che ci siano ottime possibilità di recuperare la flessione del dito. Come potrete capire voi stessi, mi trovo in una situazione delicata in quanto entrambi i medici sono molto rinomati e autorevoli ma la pensano in modo diametralmente opposto. Quindi non so davvero cosa fare. Da un lato, essendo ancora molto giovane (24 anni), mi piacerebbe recuperare (almeno in parte) la flessione della terza falange (in quanto rappresenta comunque un deficit a tutti gli effetti); dall'altro lato però non vorrei correre il rischio di peggiorare ulteriormente la situazione (poiché il dito, non avendo problemi né al tendine estensore né a quello flessore superficiale, riesco sia a estenderlo sia a fletterlo dritto quasi fino al palmo della mano. In pratica ciò che non riesco a fare è fletterlo su stesso e chiudere la mano a pugno a causa della mancata flessione della terza falange). Voi cosa mi consigliate di fare? Secondo voi può essere utile operarmi dopo tutto questo tempo? Sono maggiori i potenziali benefici o i potenziali rischi? E questi ultimi (i rischi) quali potrebbero essere? Grazie anticipatamente e cordiali saluti.

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[#1] dopo  
Dr. Giorgio Leccese
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Gentile Signore,

credo che comunque valga la pena operare.

Deve solo accettare una possibilità (non alta, del resto) di un insuccesso parziale o totale, che va sempre messa a bilancio, specie dopo due mesi (condizione delle pulegge, ecc.).

Buona serata.
[#2] dopo  
Utente 437XXX

Iscritto dal 2017
Gentile dottore, la ringrazio innanzitutto per la risposta tempestiva.

Aldilà della possibilità di insuccesso parziale o totale dell'intervento (che avevo già ponderato), esiste il rischio di PEGGIORARE la situazione rispetto a quella attuale? O nella peggiore delle ipotesi (cioè di intervento non riuscito) la situazione rimarrebbe come adesso? Perché è il rischio di poter peggiorare ulteriormente che mi spaventa, non la possibilità in sé che l'intervento non riesca.

Nuovamente grazie e cordiali saluti
[#3] dopo  
Dr. Giorgio Leccese
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In teoria tutto è possibile. Si tratta solo di percentuali statistiche.

D norma, però, le possibilità di migliorare l'attuale situazione dovrebbero superare quelle contrarie.
[#4] dopo  
Utente 437XXX

Iscritto dal 2017
Gentile Dottore, scrivo nuovamente perché ci sono degli ulteriori risvolti: dall'analisi incrociata di risonanza magnetica ed ecografia si è esclusa la possibilità che il tendine sia lesionato, al contrario di quanto si pensava inizialmente, anzi esso sembrerebbe essere assolutamente intatto. Allo stato attuale quindi i pareri dei due medici sono i seguenti:

-IL PRIMO) crede che il problema a questo punto sia un blocco articolare (dovuto al fatto che ho tenuto il dito dritto immobilizzato col tutore per 1 mese e forse anche a causa della leggerissima frattura alla seconda falange riportata sempre a seguito dell'incidente), esclude categoricamente la possibilità di intervento (perché sostiene che il rischio di peggiorare la situazione sia superiore alle possibilità di migliorarla) e suggerisce di fare fisioterapia forzando il dito il più possibile nella speranza di "sbloccarlo". E' convinto del fatto che si tratti di blocco articolare perché il dito anche se lo si spinge in mobilità passiva si blocca (l'assenza di mobilità passiva basta secondo lei per essere sicuri che si tratti di blocco articolare?).
-IL SECONDO) invece continua a essere a favore dell'intervento perché è convinto che in ogni caso la causa della mancata mobilità si trovi al di sotto del taglio (forse un'aderenza) e quindi vuole "aprirmi" il dito in zona taglio per comprendere in tempo reale quale sia effettivamente il problema e tentare di risolverlo.
Le ricordo infine quelli che sono i miei sintomi: non riesco assolutamente a flettere la terza falange (nemmeno in mobilità passiva) e quando provo a forzare premendo sento un dolore (quasi insopportabile) all'altezza della terza falange. Le dinamiche dell'incidente non le riporto nuovamente perché le trova dettagliatamente nel post originario in alto.
Alla luce dei fatti, e in base agli elementi in suo possesso, quale dei due pareri si sente di appoggiare di più? Io non so davvero cosa fare.
La ringrazio in anticipo infinitamente.
[#5] dopo  
Dr. Giorgio Leccese
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L'assenza di mobilità passiva indica sempre rigidità; ciò non esclude che ci siano anche una lesione del tendine e/o aderenze peri-tendinee.

L'articolazione, in sostanza, DEVE assolutamente essere LIBERA passivamente: è una condizione imprescindibile per procedere con l'intervento.

Se c'è rigidità, prima questa va sbloccata con la kinesi passiva, poi si opera (eventualmente).
[#6] dopo  
Utente 437XXX

Iscritto dal 2017
Gentile Dottore, la ringrazio infinitamente perché il suo parere si è rivelato decisivo nella scelta di quale delle due strade indicate (dai 2 medici) fosse meglio seguire.

Appurato dunque che è necessario sottopormi a kinesi passiva, vi è un ulteriore serio problema: allo stato attuale mi è assolutamente impossibile subirla in quanto il dolore che provo, ogni qual volta viene forzato quel movimento, è qualcosa di indescrivibile e insopportabile. Ho già provato con anti-dolorifici abbastanza forti (synflex) ma è stato quasi inutile. Ha qualche consiglio da darmi? Leggevo da qualche parte riguardo il Toradol, ritiene possa essermi d'aiuto se assunto poco prima della seduta giornaliera di chinesi? O ha qualche altro suggerimento? Perché, ripeto, con questo dolore mi è assolutamente impossibile sottopormi alla chinesi passiva.

Grazie ancora.
[#7] dopo  
Dr. Giorgio Leccese
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Dovrei mostrarle come eseguire gli esercizi....a distanza non mi è possibile....

Il dolore è normale: senza dolore, non c'è rigidità.
[#8] dopo  
Utente 437XXX

Iscritto dal 2017
Buongiorno Dottore,
le riscrivo per informarla del fatto che ho iniziato (e quasi completato) un ciclo di kinesi passiva presso un centro fisioterapico. Il dolore durante la stessa è davvero forte perchè il fisioterapista forza la flessione, ma almeno finora non mi pare di aver avuto dei miglioramenti in quanto il dito continua a essere molto rigido e la flessione su stesso si blocca completamente raggiunti i 90 gradi (non solo quella attiva ma anche quella passiva).

Avrebbe modo di spiegarmi come eseguire gli esercizi di cui parla lei? Essendo già passato molto tempo dalla data dell'incidente (quasi 3 mesi ormai) non vorrei rischiare di dover rinunciare definitivamente a flettere il dito in quel verso. Su youtube ho trovato questo video:
https://www.youtube.com/watch?v=zwbEvs4j9hs
Può aiutarmi questo tipo di esercizio o da solo non è sufficiente?

La ringrazio ancora una volta e le porgo cordiali saluti.
[#9] dopo  
Dr. Giorgio Leccese
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Deve aiutarsi con l'altra mano, spingendo progressivamente fino al massimo dolore e poi fermarsi per 2-3 minuti in quella posizione, per poi proseguire (a tappe progressive), 3 volte al giorno.
[#10] dopo  
Utente 437XXX

Iscritto dal 2017
Salve Dottore. In questo periodo sto eseguendo gli esercizi da lei consigliati (2 volte al giorno però, perché a causa del lavoro che faccio mi è impossibile eseguirli 3 volte). Ognuna delle due sessioni di esercizi dura circa 25 minuti. Il dito subito dopo gli esercizi è più mobile passivamente ma l'effetto dura poco, dopo un po' torna ad essere molto rigido. Inoltre, a quasi 5 mesi di distanza dall'incidente, il dito è davvero molto gonfio al centro della seconda falange (credo in prossimità della capsula articolare interfalangea) ma toccandolo più che gonfiore sembrerebbe che sia l'osso a essersi ingrandito quindi oltre all'assenza di funzionalità vi è anche questo evidente inestetismo. Inizio davvero a scoraggiarmi.

Le ricordo che dagli esami e dalle visite fatte non risultano tendini danneggiati e che secondo il mio chirurgo della mano si è semplicemente formata una calcificazione (blocco articolare) causata dal fatto di aver tenuto il dito immobilizzato col tutore per 1 mese.

Ha qualche consiglio da darmi sia per il "gonfiore" eccessivo che per la mancanza di miglioramenti della mobilità (attiva e passiva)?

Le allego un link con una foto del dito così può rendersi conto meglio della situazione:

http://www.hosting.universalsite.org/image-1801568910212613968174955335080315o-3246_58F6839D.jpg

La ringrazio anticipatamente per la risposta e le porgo cordiali saluti
[#11] dopo  
Dr. Giorgio Leccese
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Deve solo insistere con gli esercizi: il risultati verranno, ma ci vuole tempo e pazienza.