Utente 135XXX

buongiorno.
da anni, da quando ho avuto il bambino, ricevo oppressioni a lavoro, arrivando al culmine a luglio dello scorso anno che stando male ho dovuto abbandonare il posto di lavoro per recarmi al pronto soccorso.
da lì, il medico curante, dopo varie visite, mi fece stare a casa in malattia per "stress lavoro correlato per sospetto mobbing" in attesa della visita alla medicina del lavoro.
mi hanno fatto visite e vari test sia la psicologa che la psichiatra e mi rilasciarono una carta inail in cui specificavano il mio problema : "disturbo dell'adattamento con ansia e uomore depresso misti, persistente in riferito disagio lavorativo caratterizzato da vessazioni".
con queste carte e con registrazioni audio con appunto bestemmie e insulti da parte del titolare, l'inail non mi ha riconosciuto comunque la malattia professionale.
è ovvio che io al solo pensiero di dover rientrare in ufficio da lui mi viene il vomito, ma è possibile una cosa del genere?
e soprattutto, possibile che comunque bisogna rispettare le fasce di reperibilità inps? ormai è quasi un anno che si va avanti così e non ce la faccio più.
grazie

[#1] dopo  
Dr. Gilberto Marcello Boschiroli
24% attività
8% attualità
8% socialità
CINISELLO BALSAMO (MI)
Rank MI+ 40
Iscritto dal 2012
Buon giorno,
se Lei è a casa in , malattia deve rispettare le fasce di reperibilità.
Se ha le prove di azioni di discriminazione e persecuzione, senta un avvocato per fare ricorso all'INAIL e causa per danni all'azienda. Può provare anche anche a rivolgersi a un patronato sindacale.
Attenzione, tuttavia, senta il parere di un bravo avvocato, perché in questi casi l'onere della prova spetta a Lei e le prove devono essere oggettive, fondate su episodi accaduti e documentati o su testimonianze certe. In caso contrario potrebbe rispondere del reato di calunnia.

Cordiali saluti,