Utente 332XXX

Gentili medici,
sono un giovane medico da poco abilitata che recentemente ha subito un infortunio (puntura con ago), che per fortuna si é concluso bene. Tuttavia l'esperienza mi ha segnato abbastanza, e da allora ho imparato a non dare nulla per scontato. Non faccio a che pensare a cosa sarebbe potuto succedere, o cosa potrebbe accadermi in futuro (dal momento che è un rischio del mestiere e metto in conto possa ricapitare). L'epatite C é diventata una malattia curabile per fortuna, ma l'infezione da HIV é ancora un grosso problema. Vorrei perció sapere quanto un eventuale contagio da HIV (nel corso della mia formazione medica) possa influire in qualche modo su una possibile ammissione ad una scuola di specializzazione, al mantenimento della borsa di specializzazione e poi ad una eventuale assunzione lavorativa. Vorrei tanto lavorare al 118 o in un pronto soccorso, se fatalmente dovessi contrarre il virus (da qui ad un futuro piú o meno lontano) quanto influirebbe sul mio percorso?
Chiedo ció perché da quell'evento sto sviluppando una sorta di fobia, e ogni volta che devo mette un ago temo possa metter fine alla mia carriera. So che chi é giá assunto é tutelato a riguardo ma, per uno che ancora cominciare tutta la scalata, potrebbe avere importanti influenze? Grazie mille per il tempo dedicatomi

[#1] dopo  
Dr. Gilberto Marcello Boschiroli
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Carissimo collega,
niente fobie, le infezioni da HIV tra i sanitari sono rarissime, così come altri possibili contagi da malattie infettive gravi per incidenti da puntura d'ago.
La cosa migliore è sempre porre la massima attenzione e attuare pedissequamente tutte le misure preventive e protettive in atto.
Un eventuale contagio da HIV è comunque del tutto coperto da segreto professionale e non pregiudicherebbe affatto l'ammissione alle specialità. L'unico problema lavorativo potrebbe esserci per una attività chirurgica importante, ma quasi più come problema di coscienza che non di formale inidoneità. L'attuazione delle misure protettive e preventive e l'uso dei dispositivi individuali di protezione è predisposta proprio per difendere medico e paziente da eventuali contagi non noti e vale quindi anche quando l'infezione è in atto.

Un caro saluto,
[#2] dopo  
Utente 332XXX

Iscritto dal 2014
Grazie mille per la risposta e le parole di conforto!
Quindi un chirurgo a contratto, oppure un chirurgo precario in attesa di assunzione, mantiene la sua idoineità lavorativa nonostante una eventuale sieropositività? Suppongo che, per amor della propria professione, sia doveroso prendere comunque accorgimenti maggiori, ma pensavo che un chirurgo sieropositivo non potesse più mettere piede in sala operatoria.
Grazie ancora per il suo tempo.