Utente 289XXX
Gentili dottori,
da qualche anno notavo un rigonfiamento della vena alla coscia sinistra. Da molto piccolo e circoscritto, col tempo, è divenuto più esteso e marcato. Ad oggi, in stazione eretta, la vena si gonfia dall'altezza del ginocchio a metà coscia, evidenziando una certa tortuosità, in assenza di sintomatologia importante, se non una molto saltuaria dolenzia/fastido nel solo tratto distale della coscia.
Mi sono perciò finalmente rivolto ad un angiologo per una valutazione clinica ed ecografica della situazione. Riporto per intero l'esito dell'ecocolordoppler effettuato:
"Assi arteriosi femoro-popliteo-tibiali bilateralmente pervi e regolari per calibro e decorso, con pareti a normale struttura ed ecogenicità in assenza di stenosi su tutti i distretti esplorati. I profili velocimetrici presentano normale modulazione sisto-diastolica, a morfologia trifasica, e non mostrano alterazioni del flusso. Nella norma gli indici di resistenza sui distretti esaminati.
Gli assi venosi profondi femoro-popliteo-tibiali esaminati bilateralmente risultano pervi e normocontinenti, con pareti elastiche e normalmente comprimibili dalla sonda; flusso e regolare fasicità respiratoria, normodiretto e normosollecito alle manovre di compressione manuali.
A destra pervie e normocontinenti le crosse S-F e la Safena Interna ed Esterna.
A sinistra incontinenza ostiale ed ectasia della Safena Interna, con reflusso di durata elevata (superiore a 2 secondi) e con asse safenico varicoso ed a decorso lievemente tortuoso sino al terzo medio-distale della gamba; continente la Safena Esterna.
Assenza di echi transluminali riferibili a processi trombotici del circolo venoso superficiale bilateralmente".

Il medico mi prescrive terapia conservativa con "calza elasto-compressiva autoreggente sinistra, classe 1 di compressione, a punta aperta", invitandomi ad un controllo peridoico (al momento biennale) e - visto l'esito della visita e dell'esame - escludendo il ricorso alla chirurgia, giudicata peraltro non definitivamente risolutiva.
Sarebbe il caso di chiedere un parere chirurgico? La chirurgia vascolare potrebbe risolvere il problema o solo "nasconderlo"? Infine, dopo un eventuale intervento di safenectomia, vi sarebbe ugualmente la necessità di usare la calza elasto-compressiva?
Molte grazie per il parere.
[#1] dopo  
Dr. Lucio Piscitelli
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Gentile Utente,
la Sua condizione sembrerebbe di chiara pertinenza chirurgica.
La scelta di non intervenire La espone ad una certa progressione dell'estensione delle alterazioni e al rischio di complicazioni tromboflebitiche.
La Chirurgia, correttamente eseguita, elimina queste possibilità.
La necessità di una successiva elastocompressione va messa in relazione a valutazioni per noi impossibili a distanza, ma potrebbe essere utile, quanto meno con gambaletti.
[#2] dopo  
Utente 289XXX

Iscritto dal 2013
Gentililissimo dottore,
la ringrazio per la chiara risposta. A questo punto non capisco perché lo specialista angiologo che mi ha visitato abbia escluso in maniera serena l'intervento, ipotesi più volte messa in campo da me stesso in sede di visita. Nondimeno, ha addotto motivazioni che sembrerebbero descrivere l'intervento come solo parzialmente risolutivo (creando questo le condizioni per nuove varici ad esempio).
Una buona prevenzione con elasto-compressione totale e dei controlli nel tempo sono, a suo dire, l'approccio idoneo. (Ha escluso l'elasto-compressione a gambaletto poiché le varici evidenti sono sulla coscia).

Chiederò a questo punto senz'altro una valutazione chirurgica (consapevole del fatto che una safena, anche se incontinente, può svolgere una certa funzione nel complesso sistema di cui fa parte) e in tale sede vorrei capire meglio "quanto" un intervento sia "risolutivo" o solo "demolitivo".

In questa sede, invece, a mo' di informazione generale, vi chiederei perché taluni sostengono l'inutilità dell'intervento (solitamente medici) e altri, al contrario, la necessità (solitamente chirurghi), propendendo per quest'ultima, qualora dovesse essere risolutiva.
[#3] dopo  
Dr. Lucio Piscitelli
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Lei tocca un argomento delicato.
Posso solo aggiungere che la flebologia, pur comprendendo approcci diversi e spesso complementari (medicina, scleroterapia, chirurgia con numerose e diverse tecniche, elastocompressione,, massoterapia, ecc) è una branca chirurgica e richiede competenze multiple e specifiche.
Gli interventi "non risolutivi" in flebologia sono quelli eseguiti troppo tardi (quando la malattia ba compromesso estesamente il sistema venoso di un arto) o con indicazioni e tecniche non corrette.
I gambaletti svolgerebbero eventualmente dopo un intervento azione preventiva e di correzione della spinta emodinamica.
Resta in ogni caso la necessità di una valutazione dal vivo del caso specifico.
[#4] dopo  
Utente 289XXX

Iscritto dal 2013
Grazie nuovamente per la chiara risposta.
E' ritenersi già compromessa la mia situazione, dal momento che - da quanto colgo leggendo il referto - quasi tutta la Safena interna è incontinente? O vi sono altri criteri clinici per giudicare il tutto?
Infine, per una valutazione chirurgica è consigliabile rivolgersi presso centri di eccellenza nel campo flebologico o comunque un parere oggettivo lo può fornire qualsiasi chirurgo che si occupi di tali patologie?
[#5] dopo  
Dr. Lucio Piscitelli
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Sempre premessa la necessità di una valutazione dal vivo e dando per corretto il reperto del l'ecocolordoppler quella che descrive sembrerebbe una condizione ideale.
Esistono ormai Chirurghi o centri dedicati e costantemente aggiornati sulle tecniche più attuali (es. termoablazione con radiofrequenza o laser, ecc).
[#6] dopo  
Utente 289XXX

Iscritto dal 2013
Mi scusi ancora una volta: perché la definisce "ideale"?
[#7] dopo  
Dr. Lucio Piscitelli
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Perché sembrerebbe, sempre sulla base fi quanto riferito, che le alterazioni siano circoscritte alla sola Safena senza compartecipazione di altri settori.
[#8] dopo  
Utente 289XXX

Iscritto dal 2013
Grazie ancora per quest'ultima delucidazione.