retto  
 
Utente 465XXX
Salve,vi scrivo per chiedervi un parere su quello che sta accadendo a mio padre.A maggio 2016 a mio padre è stato diagnosticato un adenocarcinoma nel colon-retto localmente avanzato (TAC addome / torace non ha rilevato altre lesioni secondarie); dopo essere stato trattato con chemioterapia sistemica con capecitabina e radioterapia, ha subìto, nell’ottobre 2016, l’intervento di chirurgico di resezione anteriore del retto più ileostomia di protezione. L’esame istologico del reperto ha evidenziato due linfonodi metastatici, al che è stata programmata chemioterapia adiuvante con schema Xelox più capecitabina per 8 cicli; purtroppo, mio padre, ha dovuto interrompere al 5° ciclo per mal sopportazione della terapia. A 6 mesi dall’intervento chirurgico (marzo 2017) è stato sottoposto ad ecografia addominale completa che ha evidenziato una sospetta lesione al lobo quadrato del fegato (confermata poi da RMN). Dopo 2 mesi circa (maggio 2017) è stato sottoposto ad un ulteriore intervento chirurgico (TAC addome / torace non ha rilevato altre lesioni secondarie) di resezione epatica S2-S3-S4 più colecistecotmia; il reperto istologico è stato anche sottoposto ad indagine molecolare che ha evidenziato i seguenti risultati: RAS mutazione G12V sull’esone 2; bRAF non mutato.L’oncologo non ha ritenuto opportuno effettuare trattamento farmacologico antiblastico post-chirurgico. A metà luglio è stato sottoposto ad intervento per chiusura dell’ileostomia e a fine luglio l’ecografia all’addome completo non ha rilevato alcuna ripresa della malattia.Le condizioni di salute di mio padre in tutti questi mesi sono state buone, e i decorsi post-operatori sono stati tutti regolari; gli unici fastidi provenivano da una grossa ernia inguinale pregressa.
Nel mese di agosto perde circa 5 kg. A metà settembre viene sottoposto a TAC di controllo (senza e con contrasto) torace, addome e pelvi, che rileva (riportiamo quanto scritto nel referto):
-formazioni ipodense a ridosso della confluenza delle sovra-epatiche in VCI (26 mm) e all’ilo, in sede periportale (33mm), con gettone ipodenso nel lume della vena, come da trombosi
-nodulazioni sottoglissoniane, sul profilo dorsale S7 sulla cupola epatica (15 e 18mm), oltre che in S6 (8mm)
-plurime nodulazioni omentali e peritoneali
-marcata idro-ureteronefrosi bilaterale, con ureteri dilatati che si seguono fino alla regione pelvica, dove risultano infiltrati da gettoni tessutali disposti in sede peri-sigmoidei
-non versamenti addomino-pelvici
-piccola nodulazione a margini netti in sede lingulare superiore (9mm)
non versamenti pleurici
L’oncologo ci ha detto che non è possibile operare, ma che farà solamente chemioterapia dopo però aver risolto la sofferenza renale (seppur lieve a detta del radiologo) con nefrostomia temporanea.
E’ l’unica strada percorribile? Abbiamo letto di un approccio innovativo mediante la combinazione tra chirurgia citoriduttiva e chemioipertermia intraperitoneale.
Vi prego di risponderci al più presto
Grazie tante
[#1] dopo  
Dr. Lorenzo Ruggieri
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Buongiorno,
Data la storia clinica di suo padre e la presenza di localizzazioni peritoneali ed epatiche di malattia l'indicazione è di eseguire chemioterapia di prima linea, magari con aggiustamento del dosaggio data la pregressa tossicità della terapia adiuvante con XELOX.
Per quanto riguarda l'approccio di cui lei parla (HIPEC) è importante considerare che non è un metodo di cura standard per questo tipo di malattie e che è da considerarsi solo in casi selezionati (in primis malattia esclusivamente peritoneale) ricordando che c'è estrema variabilità dei risultati e degli effetti tossici che possono subentrare.
In conclusione, considerando il caso di suo padre, la presenza di localizzazioni al fegato e non di meno la sospetta infiltrazione degli ureteri non permetterebbero una chirurgia radicale senza residui, presupposto fondamentale a poter procedere con chemioipertermia.
La saluto cordialmente.
[#2] dopo  
Utente 465XXX

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Grazie per la risposta.
Ancora mio padre deve procedere con la chemio, il primo ciclo incomincerà tra qualche giorno. Tra le oltre cose, mio padre ha un'ernia inguinale che si porta dietro da anni e nelle ultime settimane il dolore che gli provoca è diventato insopportabile tale da costringerlo a stare a letto quasi tutto il tempo; le mutante contenitive purtroppo non hanno alcun effetto. L' oncologo ci ha sconsigliato di procedere con l'operazione per togliere l'ernia in quanto passarebbe non poco tempo e si ritarderebbe ulteriormente l'inizio della terapia.
Lei che ne pensa? Si può procedere con questa operazione anche durante la chemio, magari tra un ciclo e l'altro?

Grazie
[#3] dopo  
Dr. Lorenzo Ruggieri
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È controindicato procedere ad interventi chirurgici durante il periodo in cui si è sottoposti a trattamenti chemioterapici in quanto la cicatrizzazione dei tessuti potrebbe essere alterata.
Qualora però i disturbi derivanti dall'ernia dovessero divenire talmente importanti da essere loro la causa principale della sofferenza del papà, sarebbe utile sottoporlo all'intervento di riduzione, considerando che questo comporta la necessità di interrompere per lungo tempo la chemioterapia.