paura  
 
Utente 457XXX
Gentili dottori. Ho scritto più di una volta su questo sito. Mio dio quanto mi sento ridicola e triste. Ho 23 anni e non riesco a pensare a cose della mia età se non malattie, infarti, arresto Cardiaco, chi più ne ha ne metta. Misuro più la pressione il giorno e tutti i giorni che giocare con il mio cane.Esempio : in questo momento sento il braccio sinistro pesante e la mia paura è che qualcosa al cuore stia succedendo. Non riesco più a vivere bene, sono lo zimbello di tutti, il mio ragazzo non ne può più dei miei continui lamenti. Il mio problema è questo: Ho paura. Ho paura di una morte improvvisa, che mi possa succedere qualcosa, del dolore che potrei procurare. Da aprile il mio pensiero è sempre questo, è martellante, ci sono giorni che sono così esasperata che vorrei sparire pur di tornare ad essere la ragazza di prima. Ho smesso di fumare già da quattro mesi per paura di aver problemi ( orgogliosa e fiera). Sento di aver buttato 5mesi della mia vita pensando sempre a queste cose, anche quando avevo di meglio da fare, un semplice caffè o cose quotidiane venivano rovinate a causa mia. Alcuni giorni quando mi sentivo bene invece mi chiedevo quanto poco sarebbe durato quel momento prima che le mie ansie mi avrebbero travolto di nuovo. Mi guardò intorno e le persone che mi circondano sono tranquille, serene io invece ho perso la mia luce. Avverto un minimo segnale dal mio corpo che immediatamente subentra il panico, e via con i sintomi e ricerche su Internet. Cosa dovrei fare? Sono stanca di tutto questo, me ne sto facendo davvero una malattia. Chiedo, gentilmente , il vostro consiglio per mettere fine a tutto questo.
Grazie tante!!
[#1] dopo  
Dr. Armando De Vincentiis
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TARANTO (TA)
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[#2] dopo  
Dr.ssa Flavia Massaro
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MARIANO COMENSE (CO)
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Cara Utente,

il fatto che lei abbia scritto più volte a questo sito non significa che sia "ridicola", ma che non ha ben compreso il fatto che certi problemi non si possono risolvere con qualche "consiglio".

La paura di morire e l'ipocondria che ne è espressione arrivano "da lontano", e non esiste una ricetta per liberarsene senza lavorare sul problema, individuarne le cause e poi risolverlo nel tempo che occorre per avviare e consolidare un cambiamento psicologico.

Se il suo malessere attuale è iniziato in tempi recenti:

"Sento di aver buttato 5 mesi della mia vita pensando sempre a queste cose, anche quando avevo di meglio da fare"

significa che c'è stata una causa scatenante, ma non che questa causa sia l'origine prima di tutto il suo disagio.
Ha in precedenza affermato di aver subito un "grande trauma infantile" ed è possibile che la causa di tutto sia quella e che l'angoscia si sia riattivata mesi fa a causa di qualche evento esterno che ha fatto riemergere i vissuti infantili e precipitare la situazione

Le ricordo e sottolineo la sua affermazione di 2 mesi fa:

"in cuor mio so che posso uscirne sola"

per farle notare che così non è e non può essere. Ha infatti scritto già molte volte qui proprio perchè è pura illusione quella di uscirne da sola.
Più aspetterà a chiedere aiuto di persona, più il suo stato peggiorerà e lei se ne pentirà sicuramente.
Se avesse chiesto aiuto 5 mesi fa probabilmente oggi non starebbe affatto così male, quindi mi auguro che prenda la decisione di farsi aiutare almeno adesso.
Non perda altro tempo se non vuole pentirsene e si rivolga subito ad un nostro collega.

Le faccio tanti auguri,
[#3] dopo  
Utente 457XXX

Iscritto dal 2017
Cara dottoressa, la ringrazio per le parole. Penso, mi dica se sbaglio, che il problema possa essere legato anche alla sfera lavorativa. Le spiego : È proprio da aprile che mi sono dedicata e ho continuato l’attività lavorativa di mio padre, che in qualche modo non mi gratifica. Il lavoro che faccio preferirei non farlo, e non per mancanza di volontà, ma per mancanza di passione. Occupa la maggior parte del mio tempo e già adesso che andrò a lavorare so che non vorrei. Ho provato a lasciare e inseguire quello che mi piacerebbe grazie l’università, ma ho dovuto abbandonare perché non avevo proprio il tempo di studiare. Il mio lavoro mi occupa pomeriggio e sera. Per mia coscienza non posso far quel che mi piace perché lascerei mio padre a dover riorganizzare tutto, e mi sentirei in colpa. Mio padre mi ha sempre detto di studiare anzi, non mi ha negato mai niente nella mia vita, è il miglior padre che si possa avere,ma io pur di non fargli pesare le cose, e pur di vederlo tranquillo, continuerei e continuo a fare qualcosa che non mi piace. Credo che tutta la mia ansia, ipocondria chiamiamola come vogliamo, sia dovuta, anche maggiormente, a questo. La mia famiglia mi sostiene, è fantastica ma io non so proprio come fare, non mi sento sulla mia strada, a differenza delle mie amiche, di mia sorella per esempio. Può entrarci anche questo?
Cordialmente
[#4] dopo  
Dr.ssa Flavia Massaro
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MARIANO COMENSE (CO)
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"Credo che tutta la mia ansia, ipocondria chiamiamola come vogliamo, sia dovuta, anche maggiormente, a questo."

Nel breve termine probabilmente è così, ma per essere arrivata a stare così male è plausibilmente presente in lei una componente ansiosa che arriva da lontano e non può bastare un consiglio online a farle superare tutto.

Se ad esempio io le "consigliassi" di non sentirsi in colpa e seguire la sua strada, ci riuscirebbe?
[#5] dopo  
Utente 457XXX

Iscritto dal 2017
Cara dottoressa, credo di sì che mi sentirei in colpa quasi sicuramente.
[#6] dopo  
Dr.ssa Flavia Massaro
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MARIANO COMENSE (CO)
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Quindi non le serve un "consiglio", ma un sostegno psicologico per uscire da questo stallo nel quale non è contenta e si sente obbligata a fare qualcosa che no corrisponde alla sua strada.

Dal punti di vista psicoanalitico si potrebbe dire che lei ha una coscienza morale (Super-Io) particolarmente sviluppata che la porta a "essere più realista del re":

"Per mia coscienza non posso far quel che mi piace perché lascerei mio padre a dover riorganizzare tutto, e mi sentirei in colpa. Mio padre mi ha sempre detto di studiare anzi, non mi ha negato mai niente nella mia vita, è il miglior padre che si possa avere,ma io pur di non fargli pesare le cose, e pur di vederlo tranquillo, continuerei e continuo a fare qualcosa che non mi piace".

Se non sto capendo male lei si è offerta di lavorare con suo padre, che invece l'avrebbe lasciata tranquillamente studiare, perchè ha ritenuto che fosse "la cosa giusta" da fare e questa auto-castrazione nasce forse esclusivamente o prevalentemente da quel Super-Io troppo rigido che la spinge a mettere da parte ciò che vuole lei per fare ciò che ritiene sia meglio per gli altri o che corrisponda ai desideri dei suoi genitori.
E' così?
In generale è stata sempre una figlia ubbidiente o ha dato problemi/preoccupazioni ai suoi genitori?
[#7] dopo  
Utente 457XXX

Iscritto dal 2017
Cara dottoressa. Ho iniziato a lavorare con mio padre e quindi ho portato avanti l’azienda di famiglia, in seguito ho interperso gli studi ma con il ritmo di lavoro che faccio non riuscivo a studiare ne riuscivo a seguire le lezioni. Così ho deciso di lasciare l’università ( a malincuore, le confesso che ho pianto per questa decisione) per aiutare mio padre, poiché fare il contrario ovvero lasciare il lavoro e dedicarmi all’università mi avrebbe fatto sentire in colpa. Mi sarei sentita in colpa perché non sarei riuscita a viverla in modo felice sapendo che il mio aiuto era prezioso. Sottolineo ancora il fatto che mio padre mi ha sempre incoraggiato, sempre. Così come ha incoraggiato mia sorella che è diventata professoressa.Ma io non me la sono sentita per il bene che gli voglio per non caricarlo di ulteriore “ problemi”, ho messo la sua serenità al posto mio. Non ho dato mai problemi, sono stata una figlia sempre con grandi valori, grazie a loro.
Continuerò così, magari quando mio padre andrà in pensione e non avrà più pesi io prenderò la mia strada.
Un caloroso saluto.