Utente 932XXX
Gentile Dottore,
mia madre 76 anni, ipertesa, è affetta da Sindrome di Wolf-Parkinson-White. Ultimamente ha avuto, in brevissimo tempo, due episodi di fibrillazione atriale già verificatisi in passato ma a distanze più lunghe. Il cardiologo le ha suggerito di sottoporsi all'ablazione e le ha riferito che è indispensabile assumere come anticoagulante il Sintrom.
Il problema è che mia madre è affetta da esofago di Barrett ed ernia iatale pertanto non riesce ad assumere farmaci senza che si aprano le ulcere e inizino a sanguinare. Prende da diversi anni i protettori per lo stomaco. Pur consapevoli del rischio che corre abbiamo molta paura che gli anticoagulanti possano provocarle emoraggie e forti dolori di stomaco. Non sappiamo più cosa fare, per favore può aiutarci? La ringrazio anticipatamente.
Cordiali saluti.
Noemi Confortini
n.confortini@tiscali.it

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[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Martino
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Gentile utente,
ritengo che sua madre debba opportunamente effettuare uno studio elettrofisiologico con successiva ablazione della via anomala (WPW), in quanto soltanto riducendo le possibilità di un'eventuale crisi di fibrillazione atriale, potrà da un lato prevenire aritmie potenzialmente pericolose per la vita stessa, dall'altro, non rendere necessaria la terapia anticoagulante.
Cordialmente,
[#2] dopo  
Utente 932XXX

Iscritto dal 2008
Gentilissimo Dr. Martino La ringrazio infinitamente per la sollecita risposta. Non eravamo certe che con l'ablazione non si rendesse più necessaria la terapia coagulante. All'Osp. di San Donato Milanese lo specialista era molto dubbioso sull'intervento in quanto anche dopo l'intervento stesso la mamma avrebbe dovuto assumere anticoagulanti.
Se riuscisse ad assumere antiaritmici (Ritmonorm) potrebbe evitare l'ablazione?
La ringrazio.

Cordiali saluti.
Noemi Confortini
[#3] dopo  
Dr. Vincenzo Martino
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Gentile sig.ra Noemi, la situazione di sua madre è effettivamente complessa per le patologie intercorrenti. La terapia anticoagulante trova indicazione se la terapia antiaritmica non trova successo e la fibrillazione atriale diventa permanente. In tali casi è ovvio consigliare lo studio elettrofisiologico con ablazione della via anomala. Se riuscisse poi a mantenere il ritmo sinusale, la terapia anticoagulante (in assenza di altri fattori di rischio tromboembolico, da lei non riportati) non si renderebbe più necessaria.
Spero di esserle stato d'aiuto. Resto a disposizione per ulteriori dubbi.
Saluti
[#4] dopo  
Utente 932XXX

Iscritto dal 2008
Gentilissimo Dr. Martino La ringrazio tantissimo, Lei mi è di grande aiuto, molto spesso restano dubbi che al momento non si esprimono al professionista per vari motivi.
Non essendoci la possibilità di ricovero per provare le terapie, sotto diretto controllo medico, la mamma ora sta provando ad assumere, su prescrizione del cardiologo, il Ritmonorm 150 mg al mattino e 150 mg alla sera con la copertura delle 12 ore anzichè delle otto in quanto, in passato, è andata in bradicardia e quindi ha paura ad assumere dosi più elevate. Il cardiologo ci ha detto che se le pulsazioni vanno sotto le 50 al minuto di andare subito in pronto soccorso. Purtroppo il protocollo non prevede che si possa procedere al ricovero per il caso di mia madre.
Mi chiedevo se esiste la possibilità di reperire il Ritmonorm al dosaggio di 75 mg.; in tal caso potremmo avere la copertura delle otto ore (3 cps al di) ma provare con un dosaggio minimo. Abbiamo provato a dividere a metà la pastiglia ma questo ha provocato problemi allo stomaco; evidentemente l'involucro della capsula ha un suo senso.
Grazie ancora di tutto.
Cordiali saluti
Noemi Confortini