Utente 465XXX

Gentilissimi Dottori,
sono la mamma di un bambino di 2 anni e mezzo che da metà luglio scorso è stato spannolinato. Il percorso è stato abbastanza soddisfacente, tant'è che quasi immediatamente è passato dal vasino al wc e anche la notte dormiva senza pannolino.
Il bambino non ha mai frequentato il nido ed è stato allattato fino a 2 anni e 3 mesi quando si è staccato volontariamente dal seno. Ha sempre passato le sue giornate con me o coi nonni e le zie per qualche ora, il suo papà lavora fino a tardi e talvolta è fuori per lavoro ma nel week end è sempre con noi.
È un bambino che ha un linguaggio molto sciolto, che gioca da solo e imita molto le azioni di noi adulti all'apparenza un bambino sereno. Tuttavia lo scorso 13 settembre c'è stato il suo inserimento da anticipatario nella scuola materna, e da allora ha ripreso a farsi la cacca addosso. L'inserimento è stato disastroso tant'è vero che ogni giorno venivo chiamata dopo al massimo un ora e mezza per andarlo a prendere perché era incosolabile, la cosa è andata avanti per poco più di due settimane finché, visto che il bambino aveva iniziato a farsi la cacca addosso e visto che era talmente impaurito da non voler neanche più stare dai nonni senza di me, allora ho deciso di interrompere questa esperienza.
Tuttavia il problema della cacca persiste e sono stata costretta a rimettergli il pannolino.
Il suo ingresso all'asilo è avvenuto in concomitanza con una trasferta del papà che è stato via per due settimane.
Ora la situazione è questa, il bambino avvisa per fare pipì ma la cacca la fa addosso e se gli chiedo se l'ha fatta lui nega, il rapporto con i nonni sembra tornato alla normalità anche se quando lo lascio con loro si vuole sempre assicurare che tornerò a riprenderlo.
Come posso gestire la situazione? Io l'ho voluto far entrare come anticipatario non per mie esigenze personali ma per fare in modo che giocasse con bambini della sua età e imparasse a relazionarsi con loro. Quindi per ora ho pensato di tenerlo a casa fino all'anno scolastico prossimo, ma il problema del controllo degli sfinteri come lo risolvo? Ho fatto bene a rimettere il pannolino?
Vi ringrazio per l'attenzione

[#1] dopo  
Dr.ssa Roberta Iuliano
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Il controllo degli sfinteri è un passaggio delicato che può subire regressioni in concomitanza con eventi che i bambini vivono come stressanti (cambiamenti in famiglia, ingresso a scuola, ecc.). Può darsi che il bimbo abbia trovato questa modalità per manifestare il proprio disagio, che sia per l'allontanamento del papà o per l'ingresso improvviso a scuola (soprattutto se non gestito in modo ottimale dagli adulti intorno a lui) o per altre ragioni ancora.
A volte queste fasi rientrano spontaneamente dopo un po' di tempo, quindi non credo sia il caso di allarmarsi, per quanto capisca la Sua preoccupazione. Probabilmente la cosa più utile da fare in questo momento è avere un po' di pazienza e cercare di comprendere quali sono i bisogni emotivi e relazionali di cui il bimbo sta avvertendo la necessità e non innescare circoli viziosi stressanti. E' importante ricordare che i bambini non crescono secondo una "linea retta di progressione": quando una tappa è acquisita, non è detto che l'acquisizione sia definitiva e all'arrivo di eventi per loro stressanti, una delle prime cose che può capitare è che tale acquisizione salti. Quindi a volte occorre semplicemente tornare indietro e ricominciare daccapo, cercando di trasmettere tranquillità, sicurezza e fiducia.
[#2] dopo  
Dr. Giuseppe Santonocito
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Come descriverebbe il suo rapporto in generale con il bambino?

Considera suo figlio come un bambino di forte carattere?

E lei si considererebbe una persona un po' soggetta all'ansia?
[#3] dopo  
Utente 465XXX

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Gentilissimo Dottor Santonocito, io sono sicuramente una persona soggetta all'ansia sia per il mio vissuto che per familiarità suppongo, considerato che mia mamma soffre di disturbo bipolare.
Con mio figlio i primi tempi sono stata molto ansiosa in quanto è nato sottopeso e nel corso del primo anno di vita ci sono stati alcuni problemi di salute che hanno richiesto anche il ricovero del piccolo.
Tuttavia già dopo l'anno le cose si sono sistemate e il bambino ha avuto un buon sviluppo psicomotorio.
Il carattere di mio figlio non lo definirei forte ma sicuramente deciso nel far valere le sue posizioni, a volte anche un po testardo.
Tuttavia quando è in compagnia di altri bimbi a volte si fa prevaricare e se riceve qualche colpo da parte degli amichetti il suo modo di reagire è quello di mettersi a piangere e cercare consolazione in me.
[#4] dopo  
Utente 465XXX

Iscritto dal 2017
Ho dimenticato di rispondere alla domanda sul rapporto tra me e mio figlio. Allora io cerco quasi sempre di accontentarlo o comunque di trovare una via di mezzo che ci metta d'accordo entrambi. Quando fa delle cose che non voglio lo pongo di fronte a una scelta chiedendogli "vuoi un abbraccio o una sculacciata?" E lui generalmente viene a prendersi l'abbraccio e smette di fare ciò che io non volevo facesse. Il padre ritiene che questo metodo potrà valere per poco perché il bambino crescendo non si convincerà più con un abbraccio.
Passiamo molto tempo insieme e dormiamo anche insieme. La nostra vita ruota intorno al nostro rapporto vuoi perché io non ho un lavoro e vuoi perché il papà rientra tardi la sera per via del lavoro.
Tuttavia stiamo molto insieme anche dai nonni e con loro e con le zie passa del tempo anche senza di me ma di tutti i suoi bisogni primari come ad esempio dell'alimentazione sono io l'unica ad occuparsene nel senso che non è mai rimasto a pranzo o cena dai nonni senza di me. Probabilmente per colpa mia che generalmente voglio avere sempre la situazione in mano valutando se abbia mangiato bene è abbastanza, forse segnata dal suo primo anno di vita in cui il fatto che fosse sottopeso mi metteva molto in allarme.
[#5] dopo  
Dr. Giuseppe Santonocito
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In tal caso lo schema in atto è quello molto comune e che ritroviamo in molti resoconti simili: madre ansiosa e bambino deciso a far valere le sue posizioni.

Ma il modo in cui si comportano i bambini è fortemente influenzato dal modo in cui percepiscono le loro figure di accudimento, cioè i genitori: una madre ansiosa può rendere un bambino ancora più testardo, per il semplice motivo che il piccolo impara subito che mettendosi a piangere e comportandosi in modo ansiogeno (per la madre) questa è disposta a far di tutto purché egli smetta di piangere, fare i capricci ecc. E così la madre rimane ansiosa e il bambino diventa viziato.

Credo che lei stessa non avrà difficoltà a rendersi conto di questo meccanismo perverso. Ma da un punto di vista strategico non sarebbe appropriato darle indicazioni pratiche da qui, perché cadrebbero nel vuoto. Ad esempio, quanto sarebbe utile raccomandarle (in via puramente ipotetica): "Gli lasci fare i capricci che vuole, con indifferenza, e se si fa la cacca addosso lo lasci magari un'ora senza pulirlo, per far sì che impari che la cacca addosso non si fa"? Sarebbe in grado di vincere la sua ansia e fare ciò che va fatto? Probabilmente no.

E non sarebbe comunque appropriato, perché senza averla davanti è difficile dare indicazioni calzanti alla persona e alla situazione.

Perciò, se vuole venire a capo dei comportamenti inappropriati del suo bambino, dovrebbe prima venire a capo della sua ansia. Sarebbe utile che consultasse uno psicologo di persona, lei soltanto senza il bambino, per tutto il supporto necessario.
[#6] dopo  
Utente 465XXX

Iscritto dal 2017
La ringrazio del consiglio Dottore. Io sono sotto terapia con una psicologa dal 2013 e lei stessa, sa quali sono le difficoltà che ho attraversato nella relazione con mio figlio dato quello che è stato il mio vissuto e spesso e volentieri abbiamo affrontato la questione, ma mi ha sempre dato l'impressione che fosse tutto abbastanza fisiologico e in un certo senso anche equilibrato.
Tuttavia mi sono rivolta a voi proprio per avere un parere da persone che potevano valutare la questione del bambino, che magari e comune a tanti altri bambini, le cui mamme non hanno necessariamente avuto il mio vissuto. Evidentemente invece ciò che sta succedendo a lui è per forza collegato allo stato d'ansia che io dimostro nei suoi confronti, almeno questo è quello che credo di aver capito.
Ho provato anche a lasciarlo con la cacca nelle mutandine mi creda proprio per vedere se così avrei ottenuto un risultato ma è stato invano.
Quando dice: "una madre ansiosa può rendere un bambino ancora più testardo, per il semplice motivo che il piccolo impara subito che mettendosi a piangere e comportandosi in modo ansiogeno (per la madre) questa è disposta a far di tutto purché egli smetta di piangere, fare i capricci ecc." Non posso che essere d'accordo con lei. Ma le maestre facendo chiamare appena lui piangeva senza provare a consolarlo non hanno enfatizzato questo aspetto rendendo il tutto ancora più complicato?
[#7] dopo  
Dr.ssa Valeria Randone
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Cara Signora,
un bambino che va avanti ed indietro nell’acquisizione delle autonomie di base, è un bambino assolutamente sano.
Capita, può capitare, e non dovrebbe creare nessun allarmismo.
Detto ciò, se lei non lavora può assecondare senza troppo stress e senza farlo diventare una tragedia, la richiesta di suo figlio, cioè di essere inserito con gradualità all’asilo.

Giochi con lui, ritualizzi il vasino - magari ne acquisti uno, insieme a lui, nuovo, bello, in i suoi cartoni preferiti- senza punizioni o drammi.

Le feci rappresentano un oggetto simbolico, soprattutto in psicoanalisi.
È possibile, ma siamo online e lo prenda con le pinze, che il tenersi le feci calde e morbide nel panno, gli dia conforto, e lenisca la sua ansia da crescita.

Il controllo degli sfinteri rappresenta l’autonimia.
Il non controllo la regressione.

È tutto ruota attorno al rapporto con lei e l’ambiente
Avrà sentito parlare di fase orale ed anale nella crescita psichica dei bambini?

Consideri anche che il passaggio delle feci, il suo trattenerle, o il sentirle nella zona anale, crea una forma di eccitazione nel bambino.

Ed anche il successivo modus operandi di affettiate la pulizia e la cura di sé, parte proprio dalle prime fasi di crescita.

Evidentemte non è pronto per “smarrirle” nel gabinetto Se lei è in terapia dovrebbe discuterne con chi ha il piacere di occuparsi di lei, perché le ansie degli genitori passano ai figli.

Auguri per tutto.
[#8] dopo  
Dr. Giuseppe Santonocito
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>>> Evidentemente invece ciò che sta succedendo a lui è per forza collegato allo stato d'ansia che io dimostro nei suoi confronti, almeno questo è quello che credo di aver capito
>>>

Sì, è altamente probabile che sia così.

Dovrebbe lavorare con la collega da cui è in cura per imparare a gestire la sua ansia il che, da un punto di vista strategico, non consiste soltanto nel ricevere rassicurazioni riguardo al fatto che tutto sia abbastanza fisiologico e in un certo senso anche equilibrato, ma anche in istruzioni pratiche su cosa fare o non fare nel rapporto diretto con il bambino.

Tenga presente che le ansie del genitore tendono a trasmettersi ai figli, che possono portarsele dietro anche in età adulta. L'ansia si impara con estrema facilità, in famiglia. Quindi si concentri di meno su suo figlio e di più nel riuscire a risolvere quest'aspetto in lei stessa.

Le maestre fanno il loro lavoro e non possono sostituirsi al babbo e alla mamma. Inoltre, se lei riconosce di avere un problema d'ansia, è probabile che il comportamento delle maestre non stia influendo più di tanto.
[#9] dopo  
Dr. Magda Muscarà Fregonese
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Gentile signora, alle parole dei miei Colleghi aggiungo qualche consiglio, per aiutare il bambino a superare questo momento forse bisognerebbe sdrammatizzare..fargli vedere un cassetto pieno di mutande pulite , pronte , da sostituire da solo, mentre butta nel cesto quelle sporche ed anche dargli un piccolo .. rinforzo.. quando è bravo e si ricorda di.. organizzarsi.
Una volta ho avuto un caso simile, .. era un bambino che amava il Lego, ad ogni prestazione positiva.. diciamo...la mamma gli dava una finestra Lego, allora rare e costose..
tutta questa faccenda si è risolta presto.. perchè i bambini , anche, si dispiacciono e si vergognano..
La consiglio di cercare di essere serena , di non drammatizzare , che poi i figli crescono e .. vanno subito a San Fransisco...