Utente 476XXX
Sono stata in terapia per almeno 6 anni per riuscire a superare i danni subiti da una lunga relazione amorosa, non ricambiata e assolutamente dannosa. Più ritorno sana e più mi rendo conto di aver dovuto ricostruire, o ricordare, la mia personalità e capisco che quei 6/7 anni della mia vita sono andati persi.
In ogni caso, ora sto finalmente con un ragazzo che mi piace, a cui piaccio, che tiene a me e che mi vuole. Sono felice... spesso vorrei dirgli che lo amo. Tuttavia ho l'impressione di non riuscire ad innamorarmi totalmente di lui perché non mi sento usata. Perché non mi sento violata. Soprattutto psicologicamente. Lui non mi entra in testa, non mi convince di essere qualcosa che non sono, non mi giudica, non mi sfinisce nel tentativo di difendermi dalle sue accuse.....
In conclusione, la domanda è: ho bisogno di essere trattata male per via della mia precedente relazione o perché mi piace?
"So" di essere cerebrale...ma ho conosciuto questo aspetto di me sono in quel precedente rapporto, e dunque nella maniera peggiore possibile, dato che lo equiparerei ad uno stupro...era un'esibizione per l'altro, potermi entrare in testa. Mi entrava in testa nel senso che metteva ogni cosa di me in discussione, anche quello che io mettevo da sola in dubbio, tutto, senza che io glielo avessi detto. Solo che in alcuni rari momenti è stato piacevole.

Valuta ospedale

[#1] dopo  
Dr. Anna Potenza
24% attività
20% attualità
16% socialità
CIAMPINO (RM)
Rank MI+ 60
Iscritto dal 2017
Gentile utente, certo se lei era caduta in una "relazione tossica" esiste una certa ambivalenza che da un lato gliela faceva desiderare e dall'altro rifiutare, specie se è corretta l'informazione secondo la quale sarebbe occorsa una terapia di ben sei anni per liberarla. A questo aggiunga il fatto che non esiste forza più grande dell'abitudine, e che certi meccanismi, sia pure scomodi o addirittura detestabili, creano una sorta di familiarità, di adattamento. Ma tutto questo lei l'ha certamente discusso nel corso della sua terapia, e può ancora parlarne con lo psicologo che l'ha seguita. Piuttosto, forse eviterei di alimentare memorie violentemente negative, come si evince dalle parole "quei 6/7 anni della mia vita sono andati persi" e quel rapporto "lo equiparerei ad uno stupro", perché in questo modo lei condanna una parte della sua vita che va considerata comunque un passaggio verso la maturità, in cui non tutto certamente è stato negativo. Per finire, del nuovo partner lei dice: "spesso vorrei dirgli che lo amo. Tuttavia ho l'impressione di non riuscire ad innamorarmi totalmente di lui perché non mi sento usata". Siamo sicuri che il motivo per cui non riesce ad innamorarsi, e a dirglielo, sia quello da lei ipotizzato? Se invece semplicemente lei non fosse ancora pronta per una relazione appassionata? Si dia tempo. Con infiniti auguri.