Utente 750XXX
Buongiorno,

scrivo a nome di mia madre, età 82 anni, ottima deambulazione, attività fisica (2h di palestra settimanale), colesterolo nella norma (totale=176, HDL=88 senza ricorrere a farmaci), trigliceridi=120 e nessun problema di sorta. Non ha mai fumato. Ha sofferto un paio di flebiti negli anni passati e, 25 anni fa, aveva effettuato cure venose con le iniezioni cosiddette sclerosanti (da allora veste calze elastiche con regolarità).

Essendo di tendenza ipertesa, oggi assume i seguenti farmaci giornalieri:
Atenololo 50mg 1/2cp mattino
Femipres 15mg 1/2cp dopo pranzo + 1/2cp sera
Cardura 4mg 1/2cp sera
Cardioaspirin 100mg 1cp dopo pranzo
In questo modo la pressione è in equilibrio stabile 70/140.

Dal mese di ottobre scorso, hanno iniziato a manifestarsi episodi di dolore al polpaccio sinistro che inizialmente sono stati attribuiti a problemi muscolari. L’autonomia di marcia si è ridotta a tratti di 100-200m. alternati a piccole soste per poi riprendere allo stesso modo.

Una prima visita privata presso un medico specialista ha evidenziato il sospetto di “VASCULOPATIA ATEROSCLEROTICA OBLITERANTE arti inferiori”, rilevato mediante un ecodoppler arterioso con il seguente referto:
“in un quadro di ateromasia fibrocalcifica diffusa, si reperta una stenosi serrata alla poplitea sinistra a fronte di una pressione arteriosa omerale di 180/80mmHg, le pressioni sistoliche alla caviglia sinistra sono di 80/90mmHg e a destra 180mmHg. Aorta addominale ed iliache non aneurismatiche. Si richiede consulenza radiologica interventistica per eventuale angioplastica della poplitea sinistra”.

E’ stato quindi prescritto Trental 600mg con 1cp/12h (da lei ridotto a 1cp/24h perché non tollerato dallo stomaco).
Su suggerimento del medico, ogni giorno cammina all’aperto nelle ore più calde a passo lento finché il dolore non la ferma, quindi riparte fino a raggiungere un’ora di lavoro. Da dopo l’inizio della cura il percorso senza dolore è aumentato.

E’ stato quindi effettuato un secondo esame ECOCOLORDOPPLER ARTERIOSO ARTI INFERIORI (su arterie femorali comune, superficiale e profonda, arteria poplitea e tronchi principali di gamba fino alla caviglia) presso un reparto ospedaliero di Angiologia ed il referto è stato, testualmente:
“Bilateralmente, le arterie sono interessate da ateromasia con ispessimenti parietali, placche fibrose e fibrocalcifiche.
A dx l’asse femoro-popliteo è sede di ateromasia parietale con placche fibrocalcifiche in successione che determinano modico rallentamento del flusso ematico.
A sx analoga ateromasia, con obliterazione dell’arteria femorale superficiale al terzo medio di coscia e riabitazione della poplitea, anch’essa estesamente ateromasica, con flusso mediamente efficiente.
La vascolarizzazione distale è sostenuta da entrambe le tibiali, con flusso sostanzialmente conservato a dx, mentre a sx è campionabile la tibiale posteriore, con flusso molto rallentato, mentre l’anteriore è occlusa”

Il medico di turno non ha accennato ad interventi di angioplastica o simili, limitandosi a commentare laconicamente e distrattamente “oggi cammina 100 metri, domani ne camminerà 50 fino a fermarsi”.

Pur sapendo che una corretta analisi del problema può essere effettuata solo dietro a visita, potete cortesemente comunque darmi un parere sulla corretta via da seguire e quali sono le aspettative?

Grazie ed auguri per un buon 2009
Tiziano
[#1] dopo  
Dr. Giuseppe Pugliese
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ROMA (RM)
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gentile utente, leggendo il referto da lei trascritto si evince che a livello dell'arto sinistro la vascolarizzazione arteriosa è molto compromessa. le spiego: ammenttendo che risolviamo la stenosi a levelo della femorale l'aumento del volume di sangue che si otterrebe troverebbe comunque difficoltà ad esere ospitato nella gamba poichè l'arteria tibiale risulta occlusa ne consegue chel'intervento subito dalla paziente sarebbe stato vano. è più saggio eseguire una terapia medica e fisioterapica che comporti da un lato una vasodilazazione e dall'altro lo sviluppo di nuovi vasi (circoli colaterali). certo non risolverà il problema però migliorerà l'autonomia di marcia che per una 80 enne potrebbe esere sufficiente. preciso che l'attività motoria deve contnuare sul dolore in modo tale da " costringere l'organismo a formare nuovi vasi", in aggiunta deve modificare ogni fattore di rischio che possa perpetuare e favorire il processo di aterosclerosi.
[#2] dopo  
Dr. Alessandro De Troia
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Ritengo che il quadro venga inquadrato se mai con un valutazione più precisa della claudicatio, mediante un treadmil test. In base a questa valutazione ed in base a quanto la cludicatio impedisca una normale vita di relazione. Si potrà valutare l'eventuale trattamento endovascolare

Cordialmente
[#3] dopo  
Dr. Raffaele Prudenzano
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Gentile Utente a 82 anni una cluadicatio a 100 mt stabile con la terapia, è ben tollarata!!
Diverso è il caso di un progressivo (anche lieve) peggioramento dell'autonomia di marcia nonostante la terapia medica (singola o doppia antiaggregante).In quel caso bisogna provvedere!!
Per quanto riguarda la mia specialità (radiologia interventistica) con due referti ecodoppler come questi (apparentemente in contrapposizione tra loro,ma forse il secondo è eseguito con maggiore attenzione) non me la sento di dare alcun giudizio interventistico (PTA-stenting).Io aspetterei un po' per dare "adito" alla terapia medica (con gastroprotezione ovvio).Ripeterei l'ecocolordoppler in un Centro di Eccellenza fra circa tre mese e poi deciderei anche in base alla sintomatologia.
A disposizione.
[#4] dopo  
Utente 750XXX

Iscritto dal 2008
Gent. Dottori,
Vi ringrazio per pareri e consigli esposti molto chiaramente.
In particolare, dallo scritto del Dott. Prudenzano evinco che si può contare su tempi relativamente dilatati per valutare il decorso della malattia e questo darà certo modo di scegliere la via giusta. In ogni caso vorrei chiedere se, nelle condizioni descritte, la persona è esposta alla possibilità di eventi improvvisi e critici (ipotizzo: blocco circolazione, cambio colore gamba, ecc.) e cosa si può fare in quei casi. Vogliate perdonare la domanda fatta, ma è nei momenti tranquilli che preferisco informarmi su come va gestita una situazione che, in caso di panico, porterebbe ad errate decisioni e trattamenti.

Grazie ancora e cordiali saluti
Tiziano
[#5] dopo  
Dr. Raffaele Prudenzano
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LECCE (LE)
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Iscritto dal 2008
No, se la mamma è curata bene (terapia medica "ad hoc") questo rischio è molto relativo.
Ci tenga informati!
Saluti.
[#6] dopo  
Utente 750XXX

Iscritto dal 2008
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[#7] dopo  
Utente 750XXX

Iscritto dal 2008
Chiedo scusa se non ho più risposto (pensavo di averlo fatto).
Alla fine di tutto, a mia mamma era poi stato effettuato un piccolissimo intervento per innestare uno stent nell'arteria in cui era stata riscontrata l'occlusione. Da immediatamente dopo l'operazione ha ricominciato a camminare regolarmente senza più problemi.
Grazie a tutti