Utente 954XXX
Ho 72 anni; nel corso del 2008 ho avuto alcuni episodi di fibrillazione atriale; in uno di questi, accertato come tale in PS, sono tornata al ritmo sinusale con cardioversione farmacologica (propafenone) in circa 2-3 ore.
Negli altri episodi vi è stato rientro spontaneo al ritmo sinusale sempre in circa 2-3 ore.
Dopo una cura iniziale con Rytmonorm 425 (2cp. al dì) e Cardioaspirina (1cp. al dì) seguo attualmente, su indicazione del cardiologo, una terapia di solo Rytmonorm 425 (2cp. al dì), da interrompere tra breve tempo, sempre su indicazione del cardiologo.
Vorrei sapere:
1) E' vero che non si formano coaguli negli atri se gli episodi di FA si risolvono spontaneamente, o con l'ausilio di una compressa di farmaco antiaritmico, nel corso di 2-3 ore? E per conseguenza che non vi sono pericoli di conseguenze a livello trombotico se la FA si risolve nel tempo indicato?
2) E' da ritenere giusta l'interruzione della cura di farmaco antiaritmico basandosi sulla circostanza, finora sempre verificatasi, che gli episodi di FA si sono risolti nel periodo di 2-3 ore dal loro inizio? Gli esami di routine (elettrocardiogramma, ecocolordoppler) non hanno evidenziato specifiche patologie cardiache;
3) Nella situazione descritta è comunque giusto non assumere farmaci protettivi antiaggreganti (cardioaspirina) o anticoagulanti (coumadin)?

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[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Martino
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Gentile utente, il rischio di eventi tromboembolici aumenta col passaggio dalla fibrillazione atriale (fa) al ritmo sinusale, se gli episodi di fa sono superiori alle 48h, ed in caso di fa permenente (di durata superiore ai 7gg). Non conoscendo eventuali suoi fattori di rischio cardiologico, non sono in grado di rispondere con accuratezza sulla terapia farmacologica antiaritmica da seguire. In linea generale, dopo una crisi di fa, si procede con valutazione della funzionalita' tiroidea e a distanza di un mese ad Holter ECG.
Saluti
[#2] dopo  
Utente 954XXX

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Gentile Dottor Martino,
grazie per la Sua cortese e tempestiva risposta.
Concordo con Lei: le domande 2 e 3 sono di pù specifica pertinenza del cardiologo curante.
In realtà mi sono fatta l'idea che la prescritta interruzione della terapia antiaritmica sia dovuta alla brevità degli episodi finora intercorsi e all'idea del cardiologo di verificare se la Fa si ripresenta o meno, prima di indicare una cura più appropriata.
In ogni caso il controllo della tiroide è stato eseguito, con esito negativo.
Quel che mi interessava maggiormente era una risposta alla domanda 1 e mi sembra di capire, dalla Sua indicazione, che il rischio di eventi tromboembolici, nel passaggio da Fa a ritmo sinusale, si verifica se gli episodi di Fa sono superiori a 48 ore ed in caso di Fa permanente (durata superiore a 7 gg.).
Il che farebbe dedurre, per esclusione, che nel mio caso-rientro in ritmo sinusale entro 3 ore al massimo dall'inizio della FA- non dovrebbe esservi rischio di formazione di coaguli negli atri in questo più breve periodo temporale.
Non so se gentilmente vorrà confermare questa mia supposizione di profana della materia.
Grazie ancora di cuore e moltissimi auguri di buon 2009.
[#3] dopo  
Dr. Vincenzo Martino
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Le confermo che data la breve durata dell'episodio aritmico il rischio tromboembolico (sempre presente in questi casi, ma minimo) non determina, in assenza di ulteriori fattori di rischio, l'assunzione di alcuna terapia antitrombotica.
Saluti