Utente 957XXX
Da 36 giorni mio zio e' ricoverato all'opedale CA' GRANDA di Milano, per gravi dolori ala schiena. Lui ha i reni policistici e da due mesi e' entrato in dialisi perche' i valori della creatinina non scendevano, ma il suo malessere era piu' generale. La scorsa settimana gli e' stata riscontrata una SPONDILODISCITE che sta curando con terapia antibiotica. Siccome questa infezione e stata riscontrata anche a livello cardiaco mi chiedevo se il fatto che lui sia dializzato possa essere penalizzante visto che ci e' stato detto che si dovrebbe intervenire chirurgicamente. Ci hanno inoltre detto che dovra' mettere un corsetto per potersi movere e siccome mi sono documentata ed ho appreso che si tratta di una malattia difficile e non breve, mi chiedevo se un giorno potra' tornare al suo lavoro di tassista. Purtroppo la dialisi e la spondilodiscite sono state un duro colpo per lui cosi' attaccato al suo lavoro e vorremmo almeno poterlo aiutare moralmente ad affrontare questo momento difficile. Grazie in anticipo per la risposta. Alessia
[#1] dopo  
Dr. Antonio Valassina
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Gentile signora,
e' difficile fare una valutazione a distanza ed e'impossibile quindi dare un parere serio e motivato senza una visita e la valutazione contestuale di tutti gli esami.
Le potro' fornire solo alcune informazioni di carattere generale..
1)Nei pazienti dializzati per ragioni metaboliche e immunologiche e' molto frequente l'insorgenza di complicanza settiche in vari organi e apparati.
2)Bisogna distinguere la discite (patologia infiammatoria che riguarda solo il disco) dalla spondilodiscite (patologia che coinvolge sia il disco che il corpo o entrambi i corpi vertebrali contigui.
3) In linea generale il trattamento della spondilodiscite varia a seconda della classificazione della lesione in base a piu' parametri:
a. morfologico/strutturale: valutare se il corpo vertebrale e' morfologicamente intattto e sono presenti segni di lesioni strutturali minori con o senza crollo vertebrale e/o deformazione a cuneo
b. evoluzione della lesione discale: presenza o meno di frammmenti discali e/o di granuloma settico nel canale
c. presenza o meno di compressione del midollo o delle radici con eventuali deficit neurologici
d. condizioni di instabilita' locale
e. stato evolutivo dell'infezione
4) Modernamente con gli attuali protocolli, che di solito gestiamo insieme all'infettivologo, nelle forme senza deformita' del corpo vertebrale, stabili e senza interessamento del canale vertebrale il trattamento e' conservativo, basato appunto su antibiotici e immobilizzazione del rachide con busti e corsetti.
In casi in cui siano presenti deformita' vertebrali, instabilita' e/o compressioni di strutture neurologiche di volta in volta va valutata l'indicazione chirurgica e la tecnica da addottare.
In ogni caso dopo il trattamento chirurgico dell'infezione discovertebrale il paziente va seguito a lungo insieme all'infettivologo.

Nel suo caso specifico e' certo che la presenza contestuale di un focolaio settico a livello cardiaco e l'insufficienza renale rendono tutto molto piu' complesso e, pertanto, solo l'approfondita conoscenza diretta del caso consente di suggerirLe la strada migliore.
I colleghi ortopedici e infettivologi di Milano sapranno senz'altro consigliarvi nel modo migliore.
In ogni caso sappia che se e' vero che il trattamento e' lungo e complesso oggi dalla spondilodicite si puo' guarire e tornare quindi ad una vita normale negli affetti e nel lavoro.

Cordialmente
Dr.Antonio Valassina
[#2] dopo  
Utente 957XXX

Iscritto dal 2009
Egg. Dr. Antonio VALASSINA, la sua risposta è stata esauriente e molto rassicurante, soprattutto perchè mi ha dato la speranza che mio zio potrà un giorno riprendere una vita normale. Grazie Alessia