Utente 443XXX
BUONASERA,Se scelgo di scrivere qui lo devo fare da subito perchè mi capita di decidere di farlo,per poi cambiare idea rapidamente,e adesso che sento di doverlo fare ne approfitto per scrivere ciò che provo e per chiedere ai medici cosa ne pensano.Sono sicuro di avere un doc perchè ciò che faccio è palesemente ossessivo,partendo dal contare esattamente tutto ciò che faccio per numeri che mi danno soddisfazione,come fare un esatto calcolo per ogni sigaretta che spengo,e quindi,esattamente lo stesso numero di tiri nello stesso ordine.Il doc in sè e per se non mi causa dolore vero e proprio perchè riesco a farlo senza prolblemi.Il problema vero e proprio è quella che credo sia depersonalizzazione:sono un tipo molto calmo,lo sono diventato;calmo ai livelli di apatia,perchè non riuscivo ad arrabbiarmi,per qualsiasi cosa mi venisse detta,come se fosse completamente morta la mia parte del cervello ansiose e iraconda.Era come se qualsiasi cosa mi scivolasse addosso.Sento di dover specificare,che a 14 anni ho cambiato casa,e sono stato con una ragazza per pochissimo tempo,con la quale mi sono accordo di avere difficoltà relazionali.Fatto sta che me ne fossi praticamente innamorato e che il ricordo di lei me e lei che camminiamo mano per mano senza sapere di cosa parlare e il mio imbarazzo nel vedere che neanche lei provava ad avvicinarsi mi faceva stare malissimo Da questo immagino derivi anche la mia paura del silenzio e dell'imbarazzo quando sono in compagnia di una qualsiasi ragazza,ma a livelli così alti da farmi venire il mal di stomaco.Credo poi che quella mia apatia che comprendeva anche incapacità di ridere e di piangere fosse dovuta al fatto che vidi mio padre piangere in seguito al divorzio con mia madre e che mi ripromisi di non farlo mai più.Anche adesso quando rido o piango è come se non lo volessi davvero;capita che ci penso,inizio a farlo,e mentre lo faccio mi accorgo che non è una cosa che provo realmente,quindi smetto.Mi sembra di vivere nel mio passato,come se tentassi di ricondurre qualsiasi mia sensazione a qualcosa che mi è già capitato.Anche in questo momento ricordo di aver già scritto in questo sito e di aver fatto gli stessi pensieri prima di farlo.Mi sento come in un limbo senza uscita.Spesso parlo e dico cose in cui non mi identifico, per poi modificarle in base a come mi sento in quel momento, ma capita che subito dopo cambi nuovamente idea,e quindi mi sento imprigionato in me stesso.A partire da quella relazione ho sempre paura di ricapitare in quelle sensazioni e quindi ho una serie di processi mentali e di fissazioni che tento di assumere per non ricaderci. ho parlato del doc per sottolineare un'altra cosa, ovvero che ultimamente lo sto controllando, ma adesso che sto avendo altri problemi sono convinto che solo ritornando a quelle ossessioni io possa stare di nuovo bene con me stesso. sento di non riconoscermi più tra ciò che sono e ciò che voglio essere
Inoltre dimentico qualsiasi cosa e ho continui sbalzi d'uomore
[#1] dopo  
Dr. Armando De Vincentiis
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sembra che le cose che racconta possano tutte risalire al doc, ma sarebbe necessario un confronto con un professionista se vuole davvero gestire le sue dinamiche mentali disfunzionali e raggiungere la serenità che cerca.
[#2] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis
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Salve,

leggendo il suo racconto emergono tanti aspetti importanti. Sente di fare pensieri e avere comportamenti ripetitivi, vive un senso di apatia, sente che si lascia scivolare addosso tante cose, potremmo forse dire tante emozioni, al punto che si sente incapace di ridere e di piangere. Anzi sembra preferire evitare di ridere o di piangere, e questo fa una differenza significativa. Nel senso che è capace di ridere o di piangere, ma preferirebbe non farlo.
Identifica inoltre alcuni momenti significativi della sua vita, un trasloco a 14 anni, un rapporto con una ragazza che le creava malessere, il divorzio dei suoi genitori.

Le sue riflessioni e la sua comunicazione meritano di essere approfonditi, sono un racconto particolarmente ricco. Provo in questa a lasciarle una mia suggestione.
Racconta di sentirsi in prigione, in un limbo senza uscita, e questo sembra essere coerente con il senso di apatia che sente di avere. Questo mi ha fatto riflettere sulla possibilità che lei si chiuda a fronte di vissuti che potrebbero essere difficili o dolorosi, nel tentativo di non provarli più.
Dall'altra parte però questo non è del tutto vero, sembrano infatti emergere vissuti ed emozioni intensi, che lei comunica: si è innamorato, ha provato dolore quando sentiva distanza da parte di questa ragazza, probabilmente ha vissuto un senso di empatia vedendo suo padre piangere, ha mal di stomaco quando si trova in certe circostanze, che potrebbero forse farla sentire esposto o renderla vulnerabile.

Lei stesso delinea un quadro emblematico: da una parte un senso di distanza dalla vita e da sé, dall'altra tante emozioni con le loro ricche sfumature.
Credo che coerentemente con questo lei dica: "Se scelgo di scrivere qui lo devo fare da subito perchè mi capita di decidere di farlo,per poi cambiare idea rapidamente", come se ci fosse un desiderio e accanto a esso una paura, come se temesse di aprire certi discorsi. Eppure, allo stesso tempo, è riuscito a farlo. E questo va sottolineato, vorrei dirle, non lo dimentichi.

Quello che posso dirle in questa sede è di proseguire su questa strada, di non sottovalutare questo suo potenziale così importante di guardarsi dentro, questo suo desiderio di prendersi cura delle sue ferite, questa sua legittima voglia di non essere più apatico, ma di voler esprimere se stesso.
Deve continuare a coltivare questa parte di sé, nonostante i contrasti che può sentire e il dolore che può vivere, nonostante tutto quello che rema contro.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
[#3] dopo  
Utente 443XXX

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Vi ringrazio tantissimo per le risposte, in particolare, dottor De Sanctis, le confesso che sentirsi dire anche poche parole come queste mi faccia provare delle emozioni. La ringrazio sebbene tra poco potrò odiarla perché dalle sue parole mi sembra che abbia già capito troppo di me.
Cordiali saluti.
[#4] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis
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Emozioni come l'odio possono essere coerenti con certe necessità interiori, non è strano provarle e penso abbia un risvolto positivo poterle comunicare. Certo mi dispiace che non possiamo affrontarle dal vivo in una sede idonea, avendo l'occasione di confrontarci e di comprendere in modo profondo la qualità della sua rabbia.

Se abbiamo questo limite, penso tuttavia che un consulto su Medicitalia sia prezioso perché può rappresentare un ponte per un consulto dal vivo. Ed è un mio augurio che lei possa fare questo passaggio, magari proprio a partire dalle sue emozioni, dalle nostre riflessioni, da qui.

Ringrazio anch'io lei per avere condiviso con noi il suo racconto e i suoi vissuti, rendendoci partecipi di un brano importante e delicato della sua storia.

Un caro augurio,
Enrico de Sanctis