Utente 304XXX
Salve, ho quasi 40 anni e sono un soggetto particolarmente ansioso. Da più di dieci anni soffro di extrasistoli (quasi giornalieri, ma tutto sommato sopportabili: max. 3 o 4 al giorno) e sporadici episodi di tachicardia. Ho avuto anche quattro episodi di fibrillazione atriale:
- il primo, nel 1993 (insorto nel corso di alcuni episodi di vomito) rientrato dopo circa 4 ore senza alcuna terapia;
- il secondo nel 1997 durato circa 20 ore e rientrato dopo terapia con (se ricordo bene) cordarone;
- il terzo nel 2004 della durata di circa 6 ore;
- il quarto, la settimana scorsa (quindi nel 2006) durato circa 8 ore e rientrato dopo terapia con propafenone (via flebo).
Dal 2004, dopo il terzo episodio, assumevo bisoprololo 2,5.
Ho sempre fatto innumerevoli controlli, tutti negativi. Nel 2004 ho effettuato un test da sforzo con la seguente conclusione: “Test interrotto al 2’ del III stadio per il raggiungimento della f. max in assenza di sintomi o di segni ecg indicativi di ischemia miocardica. D.P.26.400. Normale tempo di recupero. Test negativo per ischemia indotta”.
Nell’ottobre del 2005 ho fatto un ecocardiogramma ecocolordoppler con la seguente conclusione: “Rigurgiti fisiologici a carico delle valvole atrio-ventricolari e della polmonare. Esame normale”.
Nel febbraio 2006, a seguito dell’intensificarsi degli extrasistoli ho eseguito un ecg holter : “Ritmo sinusale a frequenza cardiaca media di 69 cpm’; f. c. minima: 56 cpm’; f. c. massima: 121 cpm’. Normale la conduzione AV. Assenza di pause significative. Sono stati registrati: 1 battito ectopico ventricolare e 39 battiti ectopici sopraventricolari isolati, a volte condotti con aberranza. Assenti alterazioni della ripolarizzazione indicative di ischemia miocardica transitoria.
A seguito di quest’ultimo episodio di f.a. (aprile 2006) ho effettuato i seguenti esami:
- Ecocardiogramma: normale.
- Holter pressorio: pressione arteriosa “normale”. Media pressione arteriosa nelle 24 ore 130/82 mmHg. Da segnalare tre valori sopra la norma alle ore 6,30 – 8,30 – 9,00.
- Ecografia tiroide: tiroide di dimensioni modicamente ridotte. In sede lombare destra piccola formazione nodulare debolmente ipoecogena delle dimensioni di 5,3 mm. circa. Non alterazione della vascolarizzazione. Non linfoadenomegalie.
- Ecografia addome: normale.
- Gastroscopia: incontinenza cardiale ed esofagite da reflusso.
- Esami sangue: tutto nella norma tra cui: colesterolo totale 200 mg/dl – colesterolo HDL 28 mg/dl – colesterolo LDL 157 mg/dl – trigliceridi 88 mg/dl – glucosio 80 mg/dl – troponina 0,02 ng/ml – mioglobina 52 ng/ml – ckmb massa 0,0 ng/dl – FT3 2,37 pg/ml – FT4 0,94 ng/dl – TSH 1,63 uUI/ml – tireoglubulina 15,11 ng/dl.
- Elettrocardiogramma (eseguito dopo 10 giorni dalla f.a.): Reperti invariati non indicativi per cardiopatia. Buon compenso emodinamico. Moderato stato ansioso.
Dopo l’ultimo episodio di fibrillazione atriale mi è stata consigliata la seguente terapia:
1) Propafenone 150 mg: per la prima settimana 3 al giorno – la seconda settimana 2 al giorno – la terza settimana 1 al giorno.
2) Eparina: per la prima settimana;
3) Acetilsalicilato di D,L-lisina 75 mg: 1 al giorno;
4) Bisoprololo 2,5: 1 al giorno dopo la sospensione del propafenone.
Ho notato che gli episodi di f.a. insorgono sempre a seguito di stress emotivi particolarmente intensi.
Vi scrivo per avere qualche consiglio ed anche una eventuale rassicurazione al riguardo, visto che, emotivamente, vivo con una sorta di “spada di Damocle” sulla testa e faccio continuo uso di ansiolitici.
Cordiali saluti.

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[#1] dopo  
Dr. Silvio Presta
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Caro utente,
una terapia antiansia può essere utile ma deve essere adeguatamente impostata e non trattata solo con semplici sedativi; per questo occorrerà una valutazione presso uno specialista competente (ad esempio, a Catania il dr. Lorenzo Lattanzi dell'università di Pisa, Centro Medendocrina).
In merito al problema cardiologico, le consiglierei una valutazione con la dr.ssa Maria Grazia Bongiorni, Ospedale Cisanello, Pisa. La collega è uno dei massimi esperti di terapia chirurgica robotica antiaritmica in Italia.
Buona Pasqua
Silvio Presta

www.silvio-presta-psichiatra.tk
[#2] dopo  
Dr. Silvio Presta
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Caro utente,
una terapia antiansia può essere utile ma deve essere adeguatamente impostata e non trattata solo con semplici sedativi; per questo occorrerà una valutazione presso uno specialista competente (ad esempio, a Catania il dr. Lorenzo Lattanzi dell'università di Pisa, Centro Medendocrina).
In merito al problema cardiologico, le consiglierei una valutazione con la dr.ssa Maria Grazia Bongiorni, Ospedale Cisanello, Pisa. La collega è uno dei massimi esperti di terapia chirurgica robotica antiaritmica in Italia.
Buona Pasqua
Silvio Presta

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[#3] dopo  
Dr. Ugo Miraglia
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Caro amico,
probabilmente, a parte l'ansia, il suo è un problema elettrico del cuore ed in questo caso penso che sia doverosa una consulenza artimologica per valutare se ci siano o no i presupposti per un intervento di ablazione (metodica collaudata che risolve il problema in maniera definitiva).

A parte i colleghi menzionati dal dott. Presta, posso suggerirle l'ospedale san Filipppo Neri a Roma, o anche il Fatebenefratelli isola tiberina.
Saluti, Ugo (www.cardiopatie.com)
[#4] dopo  
Dr. Gabriele De Masi De Luca
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Caro utente,

sono uno specializzando di cardiolgia che si interessa di aritmologia.
Dalla tua storia si evince che dal 1993, quindi da tredici anni, hai avuto quattro episodi di fibrillazione atriale, della durata di 4-6-8 fino a max 20 ore, cardiovertiti o spontaneamente o dopo infusione di farmaci antiaritmici.
L'ultimo episodio escluso quello piu' recente risale a circa due anni fa.
Tutto questo senza profilassi antiaritmica farmacologica.
Dalla precisione con cui descrivi le varie crisi aritmiche suppongo che discrimini in maniera chiara sia l'insorgenza che la fine di tali episodi di disritmia.

Credo che di fronte ad una storia clinica come la tua (episodi di aritmia abbastanza lontani l'uno dall'altro, di breve durata, e non asintomatici, pertanto ben discriminati)l'approccio piu' ragionevole sia quello di affrontare un periodo di profilassi antiaritmica e non approcci terapeutici invasivi. Se gli episodi di aritmia dovessero essere poi piu' frequenti nonostante profilassi, o se tali episodi condizionano pesantemente la tua serenita', allora si puo' considerare l'ipotesi di trattamenti invasivi come l' ablazione con RF del substrato aritmico.

Questo e' un mio semplice parere, da appassionato di aritmologia, una branca in cui e' difficile avere una unica soluzione, essendo tale branca complessa ed in continua evoluzione.
Comunque nella tua citta', Messina, c'e' a mio parere uno dei piu' grandi, se non il piu' grande aritmologo italiano, il professor Oreto,...persona di grande umanita', e professionalita'..., credo sia proprio la persona giusta che ti possa consigliare la piu' idonea strada da intraprendere.

Spero di esserti stato d'aiuto
Un saluto

Gabriele De Masi De Luca
[#5] dopo  
Utente 304XXX

Iscritto dal 2004
Desidero prima ringraziarvi per le celeri risposte al mio problema, e vista la giornata in cui scrivo, augurarvi buona pasqua. In effetti che questa mia "vulnerabilità" alla fibrillazione atriale fosse un problema elettrico, me l'avevano detto in molti, ma i cardiologi con cui ho parlato, visto il numero degli episodi (4) in rapporto al tempo (circa 13 anni), mi hanno sconsigliato un eventuale intervento di ablazione, propendendo, piuttosto, ad una terapia farmacologica (betabloccanti per gli extrasistoli) o altra terapia antiaritmica (solo eventualmente).
Questa scelta potrebbe essere l'approccio giusto?
[#6] dopo  
Dr. Silvio Presta
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Gentile utente,
poichè tutti gli antiaritmici danno complicanze, chi più chi meno, e poichè l'unico realmente efficace nel lungo termine è l'amiodarone, la cui assunzione cronica può determinare quadri di fibrosi polmonare, credo che l'intervento di ablazione, se indicato, rappresenti la soluzione radicale del problema. Si tratta di un intervento relativamente semplice per l'esperto, poichè la sonda viene introdotta tramite la femorale o tramite la giugulare, in assenza di dolore e con banale anestesia locale. Di solito il tutto si conclude nel giro di un'ora e mezza-due; il rischio di recidive varia in base al tipo di aritmia. Perciò vale la pena di consultare un esperto nel settore.
Ancora Buone Feste
Silvio Presta

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[#7] dopo  
Dr. Gabriele De Masi De Luca
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Approccio giusto gentile utente,

Conosco bene la procedura di ablazione, mi sto approcciando con gli studi proprio a questa branca e ho frequentato e tutt'ora frequento centri d'eccellenza per l' elettrofisiologia.
Lo studio elettrofisiologico che precede la procedura di ablazione e' molto semplice, basta introdurre dei sottili elettrocateteri dalla vena femorale (anche dalla succlavia o vene antecubitali) e posizionarli nelle camere cardiache per registrarne gli eventi elettrici ed indurre l' aritmia. La procedura di ablazione per la fibrillazione atriale e' un intervento abbastanza delicato anche per l'esperto, dove, nella maggior parte dei casi,con gli elettrocateteri sopracitati deve essere effettuata una piccola incisione in una membrana che separa atrio Dx e atrio sn e in quest'ultima cavita' andare a ricercare il substrato aritmico ed isolarlo.
Vorrei che non arrivasse il messaggio che l'ablazioone della fibrillazione atriale e' un intervento semplice, ne' tantomeno e' un intervento drammatico.
Si tratta di una procedura invasiva che ha le sue complicanze e che non ha gli stessi risultati di successo rispetto alla procedura di ablazione di altre forme di aritmia. C'e' da dire pero' che il maggior successo viene ottenuto in soggetti giovani, senza cardiopatia strutturale. Nella maggaior parte dei casi viene consigliata quando le crisi aritmiche sono subentranti, in soggetti con disfunzioni cardiache che possono mal tollerare l'aritmia, cosi' come in soggetti in cui le crisi aritmiche condizionano la qualita' di vita.
Pertanto nel suo caso un' approccio d'attesa e di monitoraggio sia la strada giusta da intraprendere, con controlli HolterECG periodici, con il semplice bisoprololo o con profilassi antiaritmica a basso dosaggio (sotalolo per esempio, che e' sempre un betabloccante con effetto antiaritmico di classe III e che a basse dosi in soggetti con cuore sano ha gli stessi eff collaterali degli altri b bloccanti come il bisoprololo che gia' prende) che nel suo caso alla luce della sporadicita' e brevita' delle crisi dovrebbe garantire un buon risultato. Comunque ogni approccio terapeutico deve essere preceduto da un'attenta analisi del problema, come sono sicuro che i cardiologi che l'hanno avuta in cura hanno fatto.

Si ricordi della fortuna che ha nell'essere concittadino del prof Oreto di Messina.

Felice Pasqua