Utente 493XXX
Ormai sono da un anno in psicoterapia per problemi d’ansia e dopo un breve periodo in cui le cose sono andate meglio, mi sono ritrovata esattamente al punto di partenza, stando forse anche peggio di prima. (Sono successe cose abbastanza gravi che non hanno sicuramente aiutato il mio percorso).
Per problemi in famiglia anche mia mamma ha iniziato un percorso con un’altra psicoterapeuta e le cose che vengono dette a lei vanno in contrasto con quelle che vengono dette a me, inoltre la sua psicoterapeuta dice che un anno per un problema come il mio è davvero tanto.

Altre volte mi sono chiesta se stesse andando tutto bene in terapia e questa cosa ha confermato i miei dubbi. Però io mi trovo bene con la mia psicologa e l’idea di dover riniziare tutto da capo non mi va molto a genio...
mi sorge anche il dubbio che il problema sia mio, dato che faccio fatica ad esprimermi, e molte volte più che con una psicologa mi sembra di parlare con una mia amica... e magari non la prendo troppo seriamente, non so. Quindi anche cambiando magari non cambierebbe nulla.
Specifico che la mia psicologa è molto giovane (ha una 30 d’anni e io 21)
[#1] dopo  
Dr.ssa Paola Scalco
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CASTELL'ALFERO (AT)
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Gentile Ragazza,
non mi è chiaro se la psicologa a cui si è rivolta sia anche psicoterapeuta, oppure no. Sa che orientamento segue?
Che tipo di intervento avete pattuito ad inizio percorso?

Prima di pensare a cambiare, sarebbe utile affrontare l'argomento con chi già la conosce, per capire se sia possibile "aggiustare il tiro" e rendere l'intervento più efficace.
Ha già parlato con lei di queste sue perplessità in merito al lavoro svolto insieme e delle difficoltà che incontra nell' esprimersi?


Saluti.
[#2] dopo  
Dr. Marco Arrigo
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MESSINA (ME)
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Gentile Utente,
sente dei avere dei dubbi circa il proprio percorso psicoterapico poichè il suo disagio si è addirittura amplificato rispetto a quando ha cominciato il suo percorso e questo va chiaramente a cozzare con la direzione di qualsiasi percorso del genere, ossia quello dell'equilibrio interiore e del benessere.
Tuttavia ci sono degli elementi che le vorrei evidenziare affinchè lei possa riflettere su questi insieme alla sua psicoterapeuta.

In primo luogo lei dice: "Sono successe cose abbastanza gravi che non hanno sicuramente aiutato il mio percorso".
Sarebbe utile approfondire con la psicoterapeuta questi vissuti e la loro relazione col suo disagio.

I suoi dubbi vengono inoltre alimentati dalla psicoterapeuta di sua madre che, a quanto pare, esprime valutazioni su di lei senza conoscerla (i tempi di gestione di un disagio sono totalmente soggettivi e non passibili in alcun modo di valutazioni quali "ci sta mettendo troppo a superare quel disagio"). Se queste valutazioni la disturbano a tal punto da cominciare ad avere dei dubbi io le suggerisco di valutare un criterio principalmente, ossia: lei come si è sentita fino ad ora nel relazionarsi con la sua psicoterapeuta?

Concludo l'intervento attenzionandole il seguente virgolettato: "mi sorge anche il dubbio che il problema sia mio, dato che faccio fatica ad esprimermi, e molte volte più che con una psicologa mi sembra di parlare con una mia amica."

Problematiche ad esprimere se stessi possono essere riconducibili al disagio per cui le ha intrapreso la psicoterapia, ritiene che in questo ambito sia cambiato qualcosa nell'arco di questo anno di tempo?

Che cosa intende quando dice che le sembra di parlare con una amica piuttosto che con una specialista?
[#3] dopo  
Utente 493XXX

Iscritto dal 2018
Fra le sue ferie e le mie non ci vedevamo da qualche settimana, oggi ho avuto una seduta e ne abbiamo parlato, ora sono molto più tranquilla e convinta di voler continuare il percorso con lei.
Io mi trovo bene con la mia psicoterapeuta, ma non riesco ad aprirmi completamente, cosa che comunque non faccio nemmeno con nessun altro.
magari mi ci vuole ancora un po’ di tempo, un esempio banale è il piangere davanti a lei, cosa che non riesco assolutamente a fare; anche se sto per scoppiare, mi trattengo e poi lo sfogo a casa.

Quando dico che mi sembra di parlare più con un’amica, intendo che a volte mi sembra di fare più ‘chiacchiere da bar’ che terapia, ad esempio l’ultima volta abbiamo parlato per 15/20 minuti di sua figlia; e un’altra volta avevo bisogno di parlarle fuori orario e mi ha proposto di incontrarci in un bar.
Comunque mi rendo conto che probabilmente lo fa per mettermi a mio agio e alleggerire la tensione.
[#4] dopo  
Dr. Marco Arrigo
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MESSINA (ME)
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Il dato che lei ci porta è che lei si trova bene con la sua psicoterapeuta, tuttavia ci sono elementi che vanno attenzionati perchè la fanno sentire "frenata" in questa relazione.

Ad esempio riguardo la sua difficoltà nel piangere, sente che la sua psicoterapeuta non sia di aiuto nel superare questo blocco?

I livelli di fiducia sono alla base di una buona alleanza terapeutica, più sono alti e più lei sentirà la possibilità di dire tutto ciò che vuole in terapia.

Per quanto riguarda la sensazione che, a volte, con la collega condivide "chiacchiere da bar" le posso dire che quando capita questo le potrebbe esserle utile comunicarlo in modo da capire le dinamiche che la portano a pensare questo.

Uno psicoterapeuta può parlare di fatti personali solo nel caso in cui l'autosvelamento di questi può avere una funzione terapeutica verso il proprio cliente, altrimenti può rappresentare fonte di inquinamento della relazione stessa.

Ciò che le sembra strano, come il fatto che la collega parli dei fatti suoi o che le abbia proposto di vederla fuori dallo studio, è bene che glielo dica in modo da chiarire anche il tipo di relazione che si è instaurata tra voi.