ansia  
 
Utente 317XXX
Volevo chiedere un aiuto sull'ansia fortissima che sto provando all'incirca da domenica. Sono seguito da una psicoterapeuta di orientamento cognitivista e da una psichiatra, però ultimamente non riescono a migliorare la mia situazione. Questo autunno-inverno ho avuto un forte quadro depressivo, poi sono stato un po' meglio ma ora prevale l'ansia. Sto prendendo dei betabloccanti per colpa di crisi di tachicardia, intervenute proprio da domenica, e sono seguito da un cardiologo, ma come effetto indesiderato ho una diarrea che anch'essa rinforza un pochino l'ansia.
Vi descrivo quello che provo: al mattino, pochissimi minuti dopo il risveglio, un senso di brividi misto a bruciore nella zona del cuore, con fame d'aria e sudorazione abbondante, alternanza di caldo e freddo, parestesie a mani e piedi. Non riesco a trovare nessun motivo razionale o psicologico. Per un po' ho dato la colpa a una tp con deltacortene 25 mg, durata 6 giorni e finita il 24 aprile, ma mi sembra molto strano. Questa ansia che mi divora dura tutta la mattina con qualche oscillazione, e nel pomeriggio riprende più in sordina. La sera va un pochino meglio, ma con molta demotivazione sul futuro. Sto soffrendo come un cane, non riesco a svolgere il mio lavoro, sto accumulando ritardo. Prendo il Tavor 1x3 ma mi sembra acqua fresca.
Il resto della mia tp è: Efexor 225, Daparox 20.
Se mi potete suggerire delle tecniche per stare meglio. Vi prego rispondete, grazie
[#1] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis
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Buon pomeriggio,

provo a lasciarle alcune suggestioni in seguito alla lettura del suo consulto e dello storico dei consulti precedenti.

Ho trovato importante una sua consapevolezza circa il suo malessere, quando in un consulto passato ha scritto: "Continuo ad essere severamente ipocondriaco, ad ascrivere eccessiva importanza ai segnali del mio corpo, a soffrire di disturbi funzionali di cui non si riesce a rintracciare l'origine dopo decine di accertamenti. L'umore è costantemente basso".

Ha descritto alcuni vissuti significativi, che riguardano un suo malessere complessivo.
Ho tuttavia l'impressione che poi lei non utilizzi questa consapevolezza e le sue riflessioni in qualche modo si interrompono, come se poi vincesse la sua tendenza a sottolineare quei segnali del corpo che la preoccupano. Senza però soffermarsi ad ascoltarli per capirne il senso in relazione alla sua storia e alle sue esperienze relazionali.

In linea generale si nota nei diversi consulti scritti negli anni che non si sofferma a raccontarsi né a comunicare i suoi vissuti emotivi o le possibili ferite che generare il suo malessere.
Ogni tanto però sembrano esserci momenti in cui si sofferma a riflettere. In un'occasione, ad esempio, ho trovato emblematico quando lei ha scritto che sente un mondo che chiede e basta. Forse allora potrebbe sentire il dolore di non essere ascoltato, e mi chiedo se oggi lei stesso non stia dando un giusto ascolto a se stesso. Si sta concentrando sul corpo, ma forse sarebbe importante capire che cosa i segnali del corpo stanno veicolando, e come mai si concentra così tanto su di essi.

Dal mio punto di vista sarebbe importante coltivare questa preziosa parte di sé espressiva e riflessiva che è emersa, di quando in quando, nei suoi racconti.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
[#2] dopo  
Utente 317XXX

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La ringrazio per la risposta, che sicuramente mi fa riflettere. Il problema però è che in questo momento sto veramente male e non riesco a trovare la lucidità per una analisi costruttiva della situazione. Sto cercando un modo per placare questa ansia micidiale.
[#3] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis
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Se la sentirebbe di chiamare gli specialisti che la seguono? Posso anche chiederle se ha avuto modo di comunicare loro i suoi pensieri e la sua opinione riguardo l’andamento delle terapie?
[#4] dopo  
Utente 317XXX

Iscritto dal 2007
Li sto tormentando di telefonate ma non sono riuscito a parlarci, purtroppo. Sì spesso ho comunicato i miei pensieri scettici sull'andamento delle terapie, mi hanno sempre risposto che io sarei insoddisfatto di qualunque terapeuta. In effetti quando abbiamo provato recentemente a cambiare tp farmacologica ho avuto degli effetti indesiderati che mi hanno fatto abbandonare il nuovo farmaco.
Invece con la psicoterapeuta talvolta non mi ricordo il contenuto dei colloqui.
[#5] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis
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Attraverso i numerosi consulti sembra alla ricerca di risposte, ma allo stesso tempo sembra non riuscire a trovarle, sembra insoddisfatto e non riesce a stare meglio. Le rispondiamo in tanti e in fondo una soluzione sembra non esserci. Anche a me ha ringraziato della risposta, ma mi ha comunicato che non le è di aiuto.

Penso sia importante che possiamo chiederci che cosa sta succedendo, come mai l'aiuto o l'ascolto che le persone intorno a lei cercano di darle non conta?

Forse vive un carico emotivo intenso, che le impedisce di fare chiarezza e collaborare, forse il suo malessere la porta a rendere nullo il valore di quello che invece sta facendo con cura?

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
[#6] dopo  
Utente 317XXX

Iscritto dal 2007
Sì, il carico emotivo è tale che mi spaventa, in quanto semplicemente non riesco a capire cosa mi stia succedendo. Ho recentemente rinunciato a un trasferimento nella mia città natale, che probabilmente avrebbe cambiato un sacco di cose della mia vita (anche se non ero sicuro al cento per cento di ottenerlo). Possibile che eventuali ripensamenti si manifestino in questa forma così aspra, fisica?
Forse dovrei concentrarmi di più sulle semplici strategie per placare l'ansia? Per adesso non riesco ad attuarle.
[#7] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis
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Non so se riesce a notare quanti aspetti importanti comunica con le sue parole. Ci parla dell'ansia e della comprensibile necessità che essa passi. Ma si sofferma anche su ulteriori aspetti. Ci parla infatti della paura di non comprendere cosa stia succedendo.

Non riesco ad aiutarla da qui come dovrei, ma in questa sede mi sento di dirle che insisterei su questo punto, per fare chiarezza dentro di sé. Andrei quindi avanti a dare un significato alle manifestazioni fisiche che sente, cercando di capire come mai accadono.

Non è semplice fare quello che le sto dicendo. A volte capita che non diamo il giusto senso alle manifestazioni fisiche perché, se lo facessimo, potremmo scoprire certe verità troppo difficili o dolorose per noi. Il fatto che lei sembri concentrarsi solo sui sintomi (come la maggior parte dei suoi consulti evidenzia) e sulla loro risoluzione potrebbe essere il segno di questo.

Provo a darle un ulteriore suggerimento. Cerchi di non separare quello che il fisico prova e manifesta dalla sua esperienza e dalla sua vita. Le faccio un esempio: se sono agitato perché devo sostenere una prova o fare una scelta potrei avere, faccio per dire, sudorazione alle mani. Se io mi concentro unicamente sulla sudorazione alle mani, dimenticando che questo avviene perché sono in apprensione per la prova che devo sostenere, posso aumentare la tensione ed entrare in uno stato di allarme.
A noi chiede delle tecniche, e questo può essere efficace. In questo modo, seguendo l'esempio, potrebbe abbassare la tensione e potrebbe affrontare meglio la prova. Ma attenzione, questo non vuol dire che la prova non dovrà più sostenerla.

Facciamo un passo indietro, sempre a titolo esemplificativo.
La mia sudorazione alle mani è alta perché devo sostenere una prova. Ma è tanto più alta perché ho la percezione che non sarò in grado di ottenere un buon risultato. La valutazione che faccio di me, l'idea di non essere all'altezza o la sensazione di fallire ad esempio, è imprescindibile e complessifica un quadro in cui la sudorazione alle mani è solo un elemento collegato, che esprime ciò che lei è e porta dentro di sé.

Prendendo la sua breve affermazione sulla rinuncia a chiedere un trasferimento nella sua città natale, questo può scatenare una manifestazione fisica che è in relazione alla rinuncia e alla sua scelta di non fare questo tentativo.
Sarebbe allora interessante capire che cosa sta vivendo a livello lavorativo, cosa sarebbe significato tornare nella sua città natale, chi avrebbe trovato lì, e così via. Significa aprirsi alla sua storia e alle sue esperienze relazionali, per capire come mai da tanto tempo non riesce a stare meglio.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
[#8] dopo  
Utente 317XXX

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Sicuramente avrei trovato un ambiente relazionale più favorevole, con gli amici storici con cui c'è più sintonia a livello culturale e di sensibilità; tuttavia ho avuto paura per le difficoltà lavorative imprevedibili e ancora di più logistiche. Bisogna dire che c'è anche una paura del cambiamento in sé e una certa pigrizia.
[#9] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis
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Ha ragione a dire che il cambiamento fa paura, perché ci getta in una dimensione ignota. In tal senso è vero che c'è un'imprevedibilità, poiché non conoscendo un ambiente di lavoro nuovo né quello che potrebbe accadere, non ne abbiamo il controllo.

Non le so dire se ha fatto bene o no a rinunciare ma, parlandole in linea generale, è tuttavia anche vero che se il desiderio di cambiare c'è, la paura del cambiamento si può affrontare. E magari potrebbe scoprire che, accanto alla fatica, ci sono anche dei benefici importanti e vitali del cambiamento.

Se l'imprevedibilità è destabilizzante, è anche vero che non dobbiamo lasciarci vincere da questo. E di nuovo penso che sia importante approfondire i suoi vissuti interiori per comprendere il ruolo di alcune emozioni e meccanismi che potrebbero costituirsi come freni per la sua espressività.

Potremmo dire che cambiare spaventa ma può aprire, conservare protegge ma può chiudere.

Vorrei anche aggiungere, se ce ne fosse bisogno, che è importante che possa comunque costruire un ambiente favorevole dal punto di vista relazionale anche nel posto dove si trova. È necessario sentire un senso di appartenenza, radici affettive e sintonie.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
[#10] dopo  
Utente 317XXX

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La ringrazio per la professionalità che sta mettendo in questo consulto e per il tempo che mi sta dedicando. Pensavo però anche all'importanza della crisi di tachicardia intensa che ho avuto domenica scorsa (collegata a un'aritmie congenita) nello slatentizzare o innescare questi forti stati d'ansia.
[#11] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis
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Cerco di darle una mano per quello che è possibile fare online. Prenda le suggestioni che può sentire vicine e avere un qualche senso per lei. Magari con il tempo può rimanerle in mente un'idea e potrebbe decidere di approfondirla.

Mi viene da dire che se da una parte io cerco di portarla su un piano, lei mi tira su un altro, più organico diciamo, portandomi ora una prova schiacciante, congenita.
Questo è importante e se fossimo dal vivo sarebbe una dinamica tra noi molto preziosa da approfondire. È come se il mio fosse un discorso che non le va tanto a genio, ma forse c'è un perché di questo.

Qui posso soltanto dirle che non credo che lei sbagli a sottolineare quello che è parte della nostra genetica, anzi è importante tenerlo in massimo conto. Ma dobbiamo anche tenere presente che esistono tanti fattori ed elementi che formano una complessità che non possiamo ridurre a un solo parametro. L'ambiente, ad esempio, ha un suo peso.

Inoltre se ci focalizziamo solo sull'aspetto genetico, dovremmo in qualche modo accettare che di fatto cambiare non è possibile. Non avremmo un margine potenziale di apertura, non saremmo anche noi, per una parte almeno, gli autori della nostra vita.
Mi piace invece pensare che non ci sia un'immodificabilità integrale o ontologica, potremmo dire un destino chiuso e definito una volta per tutte. Voglio credere che possiamo aprire i destini segnati e già scritti e, sentendo la vita nelle nostre mani, creare nuovi tracciati per noi, soggettivamente e con un po' di libertà.
E, in fondo, sono sicuro che anche una parte di lei desidera un destino aperto per se stesso.

Voglio ringraziarla anch'io per il nostro scambio, che ho sentito fertile e sincero.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
[#12] dopo  
Utente 317XXX

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Mi scusi, ma di genetico c'è solo l'aritmia, non la reazione d'ansia durata tutto questo tempo. Mi è appena venuto in mente che quando questa aritmia venne scoperta avevo 4 anni e i miei genitori si preoccuparono molto per me. Adesso invece hanno cercato di tranquillizzarmi e di liquidare la faccenda. Questo potrebbe - se vogliamo seguire una pista a mio avviso suggestiva - aver scatenato una spirale di ricerca continua di attenzioni da parte loro e rassicurazioni, in maniera da sentirmi protetto e amato come quando ero piccolo. Infatti ho sempre voglia di telefonare a loro per informarli sulla mia ansia. Non voglio fare della psicoanalisi spicciola, però mi sembra che questo sentiero sia almeno altrettanto percorribile di quello legato al trasferimento.
Se può farmi sapere cosa ne pensa. Grazie,
[#13] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis
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Fa una riflessione importante certo. Andando avanti nel nostro dialogo, riesce ad aprire aspetti legati alla sua storia e, dal mio punto di vista, questa è la via necessaria per affrontare il suo malessere e cambiare.

Tra le righe delle sue parole, mi sembra dire tante cose. Sta parlando del rapporto con i suoi genitori, delle attenzioni che sentiva fondamentale ricevere; del cambiamento che percepisce invece oggi, come se si sentisse meno considerato o meno importante, se leggo correttamente le sue parole, quando dice di sentirsi "liquidato".
Tutto questo apre ulteriori discorsi sulla sua storia passata e sulle sue esperienze relazionali primarie, di quando era bambino.

Mi chiedo se sta allargando la visuale dall'ansia a un vissuto dalla qualità differente, che potrebbe in qualche modo essere collegato a un senso di solitudine forse?

Devo dire che il nostro scambio si arricchisce sempre più e mi spiace non riuscire ad approfondire in modo adeguato la sua esperienza esistenziale e il suo malessere. Ci sarebbero infatti molte domande e tante cose da dirci.

Se inizialmente mi sono chiesto se non fosse disponibile a collaborare, devo ricredermi e dirle che invece sento in lei anche il desiderio di comprendere e di fermarsi a riflettere attraverso il nostro dialogo a cui mi sembra stia dando valore.

Non è facile cambiare, significa mettersi in gioco e trasformare meccanismi che sono ben radicati da anni e anni. Ma non è impossibile, e può essere sorprendente scoprire questa potenzialità tipicamente umana.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis